Amore e guerra in “Suite Francese”

Antonella Cabras-

Molta attesa per il film tratto da un romanzo amato, distribuito nelle sale italiane grazie alla Videa, dopo essere stato presentato in anteprima in alcune città in occasione della Festa della Donna

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Durante la seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1942, Irène Némirovsky, un’ebrea francese di origini ucraine scrive “Suite francese”. Concepito come una serie, l’opera non viene mai completata poiché la scrittrice viene deportata ad Auschwitz nel 1942, dove morirà di tifo.
La storia di Irène Némirovsky sembra già di per sé un romanzo, ma purtroppo è la realtà. Il libro, incompleto, viene pubblicato solo nel 2004 e da quell’anno comincia una notevole fama per l’opera, diventata ben presto un bestseller, fino ad arrivare all’omonima trasposizione cinematografica di quest’anno. La storia che vive dietro la pubblicazione del libro è di per sé tragica, quanto avvincente. Il romanzo fu ritrovato da Denise Epstein, figlia della Némirovsky, molti anni prima che iniziasse la produzione del film e circa mezzo secolo dopo che sua madre venisse deportata dai nazisti e morisse di tifo ad Auschwitz. La scrittrice aveva affidato i suoi quaderni a Denise e a sua sorella Elisabetta, che morì nel 1996, ma pur custodendo quelli che la ragazza pensava fossero i diari della madre, non li lesse fino agli anni ‘90, quando iniziò faticosamente a trascrivere quelle che si rivelarono poi essere le prime due parti di un romanzo. La Epstein consegnò il libro a un editore e le due novelle furono pubblicate in Francia con il titolo che porta oggi anche il film, in uno dei romanzi più famosi d’Oltralpe negli ultimi 10 anni.

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Dietro la macchina da presa ritroviamo Saul Dibb, regista e sceneggiatore britannico noto per aver diretto Keira Knightley in “La duchessa”, qui alle prese con la Storia. Il regista, affascinato dalla storia, assapora con coraggio la sfida di trasferire sullo schermo la chiarezza del romanzo della Némirovsky, amato da milioni di persone. “C’è sempre un senso di responsabilità quando si adatta il lavoro di qualcun altro“, riconosce. “E quando quella persona non è solo morta ma è anche stata uccisa ad Auschwitz, la cosa porta un ulteriore senso di responsabilità. Ciò su cui volevo concentrare l’attenzione era il senso della guerra raccontata dal punto di vista di un civile e, in particolar modo, dal punto di vista di una donna“.

Ambientato nella Francia del 1940, nei terribili anni della Seconda Guerra Mondiale, il film racconta la storia di Lucile Angellier, a cui presta il volto la splendida Michelle Williams, che nell’attesa di ricevere notizie del marito prigioniero di guerra, vive un’esistenza soffocante insieme alla suocera, donna dispotica e meschina, interpretata da Kristin Scott Thomas. La sua vita verrà stravolta non appena i parigini in fuga si rifugeranno nella cittadina dove vive, che di lì a pochi giorni sarà invasa dai soldati tedeschi. Un evento traumatico certo, che però le farà incontrare Bruno, un raffinato ufficiale tedesco assegnato alla loro abitazione e, per quanto Lucile tenti di ignorare la sua presenza, ben presto non riuscirà a frenare la passione che si scatena tra i due.

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Il romanzo di Irène Némirovsky è una descrizione contemporanea e vissuta in prima persona del modo in cui i Francesi vivevano sotto l’enorme pressione dell’occupazione tedesca ed è attorno questi vari punti di vista che ruota il film. La particolarità della pellicola è che, pur essendo una storia francese, la lingua nella quale è stata girata è l’inglese. La TF1 francese ha acquisito i diritti cinematografici del romanzo e ha pensato di rivolgersi ad un pubblico più ampio.

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Spicca sicuramente la Lucile di Michelle Williams (tre volte candidata all’Oscar) il cui punto di vista è il nucleo centrale della pellicola. Lucile è una donna che resta umana anche di fronte alla tragedia, che non si lascia trasformare dagli orrori della guerra. Dibb stesso, che ha collaborato alla sceneggiatura assieme a Matt Charman, ammette di aver costruito la pellicola attorno alla Williams. “Michelle Williams è un’attrice eccellente”, ha dichiarato il regista “volevo qualcuno che fosse in grado di trasmettere in modo sottile cosa significa vivere in uno stato oppresso. Michelle ha un’anima discreta e sa immergersi completamente nel contesto entrando totalmente nel personaggio”.

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È molto di più che una semplice storia di un amore proibito“, continua il regista. ” È la storia della radicalizzazione di una giovane donna. All’inizio Lucile è come un topo e alla fine della storia è diventata un topo che ruggisce. Mostra come il processo di un’occupazione possa spingere le persone a posizioni estreme ed è una condizione che si verifica in ogni parte del mondo. La storia d’amore è lo stimolo che la porta ad essere libera e la rende attiva spingendola a fare qualcosa di diverso”.

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Lucile e Bruno (interpretato dall’attore belga Matthias Schoenaerts), hanno in comune l’interesse per la cultura e per la musica. Il regista ammette di aver visto l’interpretazione di Matthias Schoenaerts in “Bullhead” e di averlo considerato “superbo”.
Matthias Schoenaerts rappresenta Bruno più come un artista che come un soldato. “Bruno è cresciuto in una famiglia di militari, ma nel profondo è un compositore; nella musica sta veramente il suo cuore e la sua anima. Ma c’è la guerra e deve fare il suo dovere”, dice Schoenaerts. “Cerco di non vederlo come un tedesco, non lo guardo in questo modo. I costumi aiutano molto, non è necessario recitare la parte del tedesco, lo sei e basta. Però a parte questo, lui è semplicemente un essere umano.”

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Sulla scelta di Kristin Scott-Thomas, Dibb afferma “Quando ho letto il libro, ho subito immaginato Kristin perfetta nel ruolo di Madame Angellier. Sapevo che avrebbe portato sfumature e livelli di empatia ad un personaggio dal carattere apparentemente molto duro. Alla fine si è portati ad avere a cuore questa persona che inizialmente appare così meschina.”
Nel libro è descritta come una donna estremamente religiosa, molto minuta e con i capelli bianchi; è abbastanza diversa da come abbiamo visto noi il suo personaggio“, dice Kristin Scott Thomas. “Volevamo che Madame Angellier desse l’impressione di una persona cupa, per questo indossa principalmente abiti neri. Volevamo trasmettere un aspetto della guerra più francese che fosse in contrasto con quello inglese o americano.”

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Sam Riley interpreta Benoit Labarie, un contadino che lavora la terra del Visconte de Montmort. Essendo zoppo non è stato chiamato al fronte ed è quindi uno dei pochi giovani francesi a restare a Bussy.
Il mio personaggio rappresenta i moti della resistenza nascenti in città e il sentimento di umiliazione per la sconfitta di vedere questi bastardi andare in giro come se quella fosse casa loro,” dice Riley.  La moglie di Benoit, Madeleine Labarie, è interpretata da Ruth Wilson, una delle giovani attrici inglesi più richieste e di talento. Un soldato tedesco chiamato Kurt Bonnet, interpretato da Tom Schilling, va a vivere con i Labaries e i loro tre bambini e costantemente provoca Benoit flirtando insistentemente con Madeleine.

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Ama il marito e cerca di mantenere la pace tra Benoit e Bonnet” dice Wilson “La posta in gioco è molto alta. Sa che la situazione può precipitare in qualsiasi momento.”
Astro nascente australiano Margot Robbie, che ha recentemente recitato in “The Wolf of Wall Street”al fianco di Leonardo Di Caprio, interpreta Celine Joseph. Lei è la terza donna in un trio di personaggi femminili che comprende anche Lucile e Madeleine, che illuminano i diversi modi in cui le donne francesi affrontavano gli uomini tedeschi che vivevano nelle loro case. “Celine è l’incarnazione del rifiuto dell’idea categorica o bianco o nero, per cui i tedeschi sono cattivi e noi siamo buoni” dice Robbie “Lei porta in primo piano l’idea che sono persone come noi. Se ami qualcuno, che differenza fa da dove viene? Ed è proprio lei, con questa riflessione, ad insinuare il dubbio nella mente di Lucile.

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La maggior parte delle riprese si è svolta in varie location in Belgio, dove la produzione è stata in grado di accedere a incentivi finanziari e grande sostegno.
Ci serviva un posto che fosse adatto per l’ambientazione della storia del romanzo e che fosse anche gestibile dal punto di vista finanziario“, spiega il produttore Andrea Cornwell.È un film costoso da fare. Ci sono alcune scene d’azione molto importanti e impegnative”.
Piuttosto che ricostruire i set in studio, la produzione ha scelto di girare tutto sul posto. Questo ha comportato la necessità di trovare un vero e proprio palazzo per la casa degli Angellier. Dopo una lunga ricerca è stata trovata una casa adatta a Nivelles, in Belgio, e il cast ha girato lì per tre settimane. “Volevamo che gli attori si sentissero come se vivessero in una casa. Volevamo trasmettere quel senso di claustrofobia e di oppressione che la natura stessa dell’edificio aveva,” dice Cornwell. “Il personaggio di Lucile è un uccello in gabbia, e quando si è rinchiusi in una casa con una troupe cinematografica al completo, ti senti intrappolato ed è quindi facile trasmettere questa sensazione nel film”.
La modifica più importante che è stata fatta è quella della costruzione dello spazio esterno davanti al municipio di Bussy, che è una location chiave nella storia.
Avevamo bisogno di alcune scene sui gradini dell’entrata principale“, dice Cornwell. “Esiste un municipio a Marville, ma si trova in una piazza secondaria e non è molto imponente, così abbiamo preso un piccolo ostello e ricostruito la facciata rispettando l’architettura in pietra del resto della piazza. Michael Carlin ha inoltre ricostruito una fontana in pietra, presente in un’altra zona della città, posizionandola proprio in mezzo alla via principale. Ha aggiunto persiane, insegne e allestito le botteghe. L’abbiamo un po’ trasformata sebbene l’aspetto della città avesse già una struttura di base perfetta su cui lavorare.”

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Il titolo “Suite francese” si riferisce ad una composizione musicale, quindi la colonna sonora ha da sempre giocato un ruolo fondamentale nel film. Fin dall’inizio si era stabilito che Matthias Schoenaerts e Michelle Williams avrebbero suonato il piano. Per Michelle questo ha comportato diversi mesi di preparazione visto che non l’aveva mai fatto prima. Il pluripremiato compositore Alexandre Desplat (che ha recentemente vinto l’Oscar per la miglior colonna sonora per “Grand Budapest Hotel“) ha scritto il brano “Dolce” (che nel film è una composizione di Bruno). Cornwell dice: “Saul e Alexandre hanno discusso se questo pezzo fosse coerente nel contesto musicale del tempo per poi decidere che sarebbe stato un brano musicale per pianoforte a sé stante, e non parte della colonna sonora del film.
Il resto della colonna sonora è costituito da brani del periodo (principalmente jazz tedesco degli anni ‘30) e da una colonna sonora originale di Rael Jones. Rael aveva lavorato con la produzione fin dalle prime fasi del montaggio; il suo lavoro ha fatto sì che gli venisse commissionata la musica per l’intero film. La colonna sonora per pianoforte e orchestra d’archi è stata registrata presso gli Abbey Road Studios a Londra e segna il suo debutto in una produzione di tale portata.

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Un tema scottante e per nulla facile, quello affrontato nel romanzo e nella pellicola. Un caso letterario che sbarca nei cinema ed è pronto a far riflettere sui sentimenti in tempo di guerra. Forse la descrizione migliore per riassumere il film risiede nelle parole di Denise, la figlia di Irène Némirovsky: “È una sensazione straordinaria quella di aver riportato in vita mia madre. Dimostra che i nazisti non sono veramente riusciti a ucciderla. Non è vendetta la mia, ma è una vittoria“.

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