Andromeda Heights: perdita e guarigione in un romanzo fatto di natura e suggestione

Paola Boni –

Banana Yoshimoto, l’autrice Orientale più amata dagli Italiani, ritorna nelle librerie con un’opera di toccante intensità

Andromeda Heights

A ridosso dall’uscita in Giappone dell’ultimo volume della quadrilogia, Feltrinelli Editore pubblica per la prima volta in Italia “Andromeda Heights“, primo libro della serie “Il Regno” scritto dalla celebre autrice giapponese Banana Yoshimoto.

La Yoshimoto é sicuramente una delle scritrici del Sol Levante più amate e lette in Italia fin da quando arrivò nel nostro paese con il suo primo romanzo “Kitchen“, opera diventata ormai un vero e proprio fenomeno di culto. Da allora il legame tra i lettori Italiani e Mahoko Yoshimoto (questo il vero nome dell’autrice) si é fatto sempre più stretto, cosa che ha reso davvero grandi l’attesa e l’entusiasmo per l’arrivo di questa sua opera pubblicata in Giappone già nel lontano 2002.

La storia racconta di  Shizukuishi orfana e abituata a vivere da sola con sua nonna su una remota montagna. Quando però la nonna guaritrice decide di lasciare il Giappone per seguire l’amore, si ritrova improvvisamente sola e deve abituarsi in fretta alla vita in città: uno spazio nuovo, incomprensibile e persino minaccioso. La giovane porta sempre dentro di sé il ricordo della vita tra le sue amate montagne, in comunione perfetta con piante e animali, ripensa alle notti stellate e al verde brillante, alle mille manifestazioni della natura, agli sguardi delle persone che si avventuravano per quei sentieri impervi serbando nel cuore la speranza di una guarigione. Lontana dal suo ambiente, Shizukuishi cercherà una nuova famiglia, una casa in cui tornare, qualcuno da amare, una dimensione in cui poter essere se stessa.
 E un giardino pieno di cactus.

Andromeda Heights che prende il titolo dall’omonima canzone dei Prefab Sprout citandone anche il testo nelle prime pagine del libro, è un romanzo di formazione, una storia semplice, ma che in poche pagine affronta in maniera intensa i temi della perdita e della guarigione. La giovane protagonista rimane nel cuore del lettore grazie soprattutto al suo particolare modo di vivere. Se si incontrasse una persona come lei nella realtà probabilmente molti la definirebbero quantomeno bizzarra, eppure la Yoshimoto racconta del suo amore per i cactus con una tale, tenera naturalezza da portare il lettore a entrare in empatia con Shizukuishi; ad arrivare a condividere il suo affetto per le piante e il senso di solitudine provato nel momento in cui si ritrova immersa in una realtà cittadina per lei spaventosa e ostile. I personaggi che le ruotano attorno poi, per quanto anticonformisti e speciali nel loro modo di essere, sono rappresentati in maniera profondamente umana nelle loro emozioni.

Il tutto è scritto con uno stile fluido e armonioso, capace di dare la sensazione che ogni parola sia una pennellata inserita a opera d’arte per formare un dipinto vibrante di colori e suggestioni.

Un’opera quindi da leggere nella penombra di una flebile luce, consigliata a tutti quelli che, anche solo per un’ora, desiderano lasciare la realtà fuori dalla porta e fermare il tempo per poter assaporare un momento di assoluta sospensione.

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