“Barriere”, gli ostacoli e i sogni nell’America degli scontri razziali

Antonella Cabras –
In uscita il 23 febbraio, distribuito dalla Universal Pictures, il nuovo film diretto da Denzel Washington sulle sempre attuali tematiche delle disuguaglianze razziali e gli scontri famigliari

 

barriere copertinaBarriere nasce come opera teatrale nel 1983, scritta da August Wilson, deceduto nel 2005 ma accreditato come sceneggiatore della pellicola in uscita. Quest’opera vinse il Premio Pulitzer per la drammaturgia e lo stesso Wilson ne desiderava una versione cinematografica, mettendo come condizione assoluta quella che fosse un afroamericano a dirigere il film e così è stato.
Denzel Washington ha voluto cimentarsi con un testo abbastanza difficile e il risultato è un film di forte impostazione teatrale che ha guadagnato già varie candidature all’Oscar, tra le quali quella di miglior attore protagonista per lo stesso Washington e quella di migliore attrice non protagonista per la strepitosa Viola Davis.

Troy Maxson vive con sua moglie Rose a Pittsburg. La sua è stata una vita difficile per via della segregazione razziale, di una famiglia disfunzionale e dell’avvento della guerra. Apparentemente con Rose sembra che Troy abbia trovato una sua serenità, ma le asperità del suo carattere, la frustrazione e il suo sguardo disilluso sul mondo derivate dalle dure esperienze della sua vita non lo hanno abbandonato. Rose e Troy hanno un figlio adolescente, Cory, promettente giocatore di football a cui però il padre nega il permesso di competere a livello professionale, infrangendo il suo sogno. Nel passato di Troy ci sono infatti anche delle delusioni sportive che il protagonista attribuisce al razzismo, ovvero alla difficoltà per un giocatore di colore di emergere e giocare davvero.

FencesIl Troy di Washington è un folle, sempre in movimento, con una grande parlantina. È un uomo prepotente e attivo che forse non è completamente guarito dalle ferite che costellano il suo passato e questa sua frustrazione si riversa sul figlio e sulla moglie.

Il ruolo della Davis è quello di una donna totalmente dedita al marito, anche se non succube che si ritrova alle prese con una situazione decisamente inaspettata. Il marito le darà una notizia e la donna dovrà fare di tutto per cercare di affrontarla con dignità.

La statuetta a Viola Davis sarebbe meritatissima perché l’attrice mette nel suo personaggio un’intensità tale da far guadagnare da sola valore alla pellicola.

Il pregio e forse, paradossalmente, il difetto di questo film è proprio la sua teatralità che ricorda molto l’opera da cui è tratta, il che comunque non danneggia di certo la bravura degli interpreti né l’atmosfera.

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