Bill Murray, scorbutico baby sitter per caso in “St. Vincent”

Antonella Cabras-

Ritorna sugli schermi italiani uno dei migliori attori di tutti i tempi, Bill Murray, protagonista di “St. Vincent” dal 18 dicembre al cinema

St Vincent artwork completo base20Grande attesa per St.Vincent, commedia corale ad opera di Theodore Melfi, che compare nelle vesti di regista, sceneggiatore e produttore. Il film si preannuncia molto interessante, grazie alla presenza di Bill Murray, attore che basterebbe da solo a promuovere l’intero prodotto e del quale si parla incessantemente per la sua prova proprio in quest’ultima pellicola, uscita nelle sale americane già il 24 ottobre e prevista nella nostre sale per il 18 ottobre, distribuita dalla Eagle Pictures. Jack Nicholson inizialmente era stato scelto per il ruolo del protagonista, ma Bill Murray ha preso il suo posto nel 2012. E le entusiastiche parole da parte del New York Post rassicurano gli spettatori: “Forse nemmeno Jack Nicholson avrebbe potuto fare un lavoro migliore di Bill Murray interpretando questo improbabile eroe – qualcosa che probabilmente non sarà dimenticato quando sarà tempo di Oscar.” Il film è stato presentato al Toronto Film Festival di quest’anno in anteprima mondiale e Murray ha ricevuto una standing ovation da parte del pubblico presente in sala, senza contare che la pellicola è arrivata seconda al People Choice Award. Come se non bastasse, la sceneggiatura, scritta nel 2011 da Melfi, è stata inserita nella Black List di Hollywood tra le migliori sceneggiature non ancora prodotteChe dire? Belle premesse per un film atipico per il periodo natalizio o forse, chissà, il protagonista avrà modo di trovare la sua redenzione e il film avrà un lieto fine appropriato al periodo festivo. Scopriamolo insieme.

Maggie è una madre single che si trasferisce a Brooklyn con il figlio dodicenne, Oliver. Impegnatissima col lavoro, che la costringe a stare fuori casa fino a tardi, decide di lasciare il figlio alle cure del vicino Vincent, uno scorbutico pensionato con la passione per l’alcol e le scommesse. Vincent non è un baby sitter tradizionale: fa scoprire a Oliver i luoghi che frequenta abitudinariamente, ossia l’ippodromo, lo strip club e il bar di fiducia, tutto in compagnia di Daka, una spogliarellista russa e incinta. Tra Vincent e il ragazzino nasce una singolare amicizia. Vincent aiuta Oliver a crescere e il ragazzino vede in lui quello che nessun altro è in grado di percepire, un uomo incompreso e dal cuore d’oro.

DF-05930Come già accennato, il Vincent del titolo ha il volto di Bill Murray, attore perfetto a restituire la fisicità e gli atteggiamenti di un uomo deluso dalla vita. Avere Murray nel film ha rappresentato una bella sfida per Melfi, il quale ha dovuto lasciare messaggi sulla segreteria telefonica dell’attore per ben sei mesi di fila. Quando Murray ha concesso un appuntamento al regista, i due hanno scambiato due chiacchiere informali sulla sceneggiatura e l’attore ha cominciato ad appassionarsi al progetto: “Questa sceneggiatura aveva una marcia in più. Un ritmo diverso dalle altre, una storia con tante emozioni. Ted ha una scrittura che apprezzo molto, riesce a trasmettere emozioni senza scadere nel sentimentalismo. È questo il tipo di scrittura che apprezzo. L’emozione la senti, non ti viene imposta. Ti arriva, e basta. La senti in modo naturale, nascosta nelle pieghe delle parole”.
df-04344_lgDopo il colpaccio di Murray nel ruolo di Vincent, Melfi ha dovuto affrontare un’altra sfida: cercare – e trovare – il co-protagonista. “Vincent è il vero protagonista del film, chiaramente, ma il personaggio di Oliver è centrale nella storia, ne è il collante. È lui che riesce a tenere assieme le fila della storia mentre gli altri rischiano di perdere il controllo. È una dote, questa, già molto difficile per qualunque attore, figuriamoci per un ragazzino”, afferma il regista. Dopo numerosi provini, viene scelto Jaeden Lieberher e di lui Melfi dice: “Jaeden è eccezionale. Secondo me, per molti versi somiglia a Bill Murray”. “Di solito non sono entusiasta all’idea di lavorare con i più giovani, ma Jaeden è fortissimo”, dice Murray, “l’ho apprezzato ogni giorno di più. Un giorno è stato talmente bravo, che ho pensato a lui come ad altri grandi attori con cui ho lavorato. È stato eccezionale. Instancabile, pieno di energia… incredibile”.
df-09597r_lgLe due protagoniste donne sono Melissa McCarthy nei panni di Maggie e Naomi Watts in quelli di Daka (la “signora della notte”, secondo la definizione di Oliver). Interessante vedere come nella pellicola le due si cimentino in ruoli diversi da quelli in cui il pubblico è abituato a vederle. Di norma la McCarthy ricopre tipici ruoli da commedia e la Watts è indiscussa protagonista di film drammatici. Qua invece invertono i loro ruoli: la prima, infatti, è quella più seria, mentre Naomi Watts, che sfoggia un bell’accento russo, è buffa e ridicola. L’idea di offrire alla Watts il ruolo di Daka è arrivata dal produttore esecutivo Harvey Weinstein, che ha convinto Melfi che l’attrice fosse perfetta per il ruolo. Il regista non ha avuto esitazioni sulle caratteristiche ironiche della Watts: “Il personaggio di Naomi è quello attorno al quale ruota la commedia del film. È una prostituta russa con tante qualità” e prosegue parlando dell’attrice, “sono tante le cose che noi non conosciamo, e che neanche il pubblico conosce, di Naomi Watts. È un’attrice divertente. Dal punto di vista della commedia, è un’attrice forte, fresca, originale, spontanea, unica” .
DF-06338R-2Completano il cast Chris O’Dowd, l’arguto insegnante della scuola cattolica, Terrence Howard nei panni dell’uomo a cui Vincent deve dei soldi, Scott Adsit nei panni dell’ex marito di Maggie, il giovane Dario Barosso nei panni del nemico-amico di Oliver, Kimberly Quinn, che interpreta l’infermiera della casa di cura, e Greta Lee (“Girls”) nei panni dell’impettita impiegata di banca. Altro personaggio importante è il gatto di Vincent. Purtroppo Murray è allergico ai gatti, ma per questa volta ha fatto una grossa eccezione.

Molto curiosa la genesi del film. La storia narrata è ispirata a un momento di vera vita vissuta da Melfi: al funerale di suo fratello, scomparso a 38 anni, sette anni fa, Melfi comprese che da quel momento sua nipote non avrebbe avuto più un posto dove stare. Così, insieme a sua moglie, decide di adottarla. Un giorno la nipote di Melfi rientrò a casa con un compito da svolgere: “Parla del Santo cattolico che più ti ha colpito e descrivi una persona della tua vita che ha delle qualità simili al Santo prescelto”. La ragazzina scelse San Guglielmo di Rochester, patrono dei bambini adottati, e Melfi, come persona reale da descrivere nel compito. Melfi, commosso, capì in quel momento che quanto accaduto sarebbe potuto essere il soggetto perfetto per un film. Anziché ricreare la propria figura e quella di sua nipote, però, Melfi ha scelto di rappresentare un vecchio e scorbutico pensionato disilluso e un ragazzino appena arrivato in città.

STV_035_DF-05600RSulla regia, Melfi dice: “Scrivere e dirigere significa saper selezionare cosa tenere e cosa non tenere”. St.Vincent è stato girato principalmente a Brooklyn, ma non nella Brooklyn di tendenza che attira orde di turisti. Raccontare la storia di Vincent McKenna ha significato recuperare la vecchia Brooklyn, che esiste ancora e fortunatamente, Melfi è nato proprio a Brooklyn, quindi sapeva bene dove andare a scovare la vecchia anima della città.
Un ruolo importante per la ricostruzione del mondo rappresentato nel film è quello della giovane scenografa Inbal Weinberg, diventata ben presto uno dei nomi più apprezzati nel panorama cinematografico. Anche se la pellicola è ambientato ai nostri giorni,  è un prodotto senza tempo, che evoca New York e i film degli anni ’70. La Weinberg ammette: “Il personaggio di Vincent è fantastico, perché in qualche modo rappresenta una vecchia generazione più vicina agli anni ’70 che al ventunesimo secolo. Mi sono confrontata spesso con Bill per capire come costruire al meglio il suo personaggio, che cosa gli piace fare, cosa gli piace mangiare, quali sono i suoi hobby, il suo ambiente, ecc. Queste informazioni ci sono servite molto sul set”.

ST. VINCENTLa commedia rientra a tutti gli effetti nello schema di alcune pellicole che vede l’incontro/scontro tra un vecchio scorbutico e un ragazzino, come ad esempio, Gran Torino o anche UP della Pixar, ma ha il pregio di non scadere nel facile sentimentalismo. La comicità dei personaggi fa nascere una risata spontanea senza ricorrere a delle forzature e ciò è merito sia dell’attenta regia sia dell’ottimo cast.
Il film parla del divario generazionale, dei rapporti umani e di come questi siano associati ai pregiudizi e alle prime impressioni. Si passa dallo sguardo disilluso del personaggio di Murray al disincanto del piccolo Oliver per arrivare a un finale sospirato e atteso.

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