Campionati Italiani di Kendo, l’antica disciplina dei Samurai che rivive nel presente

Federica Spagone – Foto Toni Spagone / Realy Easy Star 

Scopri i Campionati Italiani di Kendo con tante immagini e le tante curiosità di una disciplina dalle origini antichissime

7 marzo, Campionati Individuali di Kendo, Cerimonia della Vestizione ©Toni Spagone / Realy Easy Star
7 marzo, Campionati Individuali di Kendo, Cerimonia della Vestizione ©Toni Spagone / Realy Easy Star

Sabato 7 e domenica 8 marzo si sono svolti a Torino i Campionati Italiani di Kendo individuali e a squadre, organizzati dalla Confederazione Italiana Kendo, presso il PalaRuffini, nell’ambito di “Torino 2015 Capitale Europea dello Sport“. Un’occasione per il grande pubblico di scoprire qualcosa in più su questa disciplina che affonda le sue radici nella storia del Giappone e dei leggendari Samurai.

Il Kendo, letteralmente “via della spada”, è un’arte marziale molto antica, che durante il corso dei secoli ha subito un’eccezionale evoluzione filosofica e le cui origini vengono attribuite all’avvento della spada stessa in Giappone, nella metà dell’XI secolo. Originariamente denominata “Ken-jūstū”, la scherma tradizionale dei Samurai, si serviva della Katana, l’affilatissima spada leggermente ricurva, per il combattimento corpo a corpo. Questa disciplina, a causa di numerose guerre che richiesero l’ampliamento degli eserciti, raggiunse una maggiore diffusione tra il 1300 e il 1600 grazie ai Dojo (“il luogo della pratica”). Le scuole di scherma istruivano gli allievi sia sulla tecnica, che sui i valori della cultura samuraica, diffondendo i concetti di “fedeltà alla parola data”, “superamento della paura della morte” e “sopportazione del sacrificio” e legando indissolubilmente questa disciplina allo Zen e al Confucianesimo. Di fatto, grazie all’influenza spirituale, divenne un’arte per disciplinare corpo e mente, fisico e spirito, attraverso l’applicazione dei valori della spada giapponese. Con l’avvento dell’epoca moderna la disciplina raggiunse il suo definitivo cambiamento con la mutazione del nome da Ken-jūstū (tecnica di spada) a Kendo e l’introduzione dello shinai, un bastone formato da quattro canne di bambù, in sostituzione della katana.

7 marzo, Campionati Individuali di Kendo Inizio della competizione ©Toni Spagone / Realy Easy Star
7 marzo, Campionati Individuali di Kendo Inizio della competizione ©Toni Spagone / Realy Easy Star

Il vero scopo del Kendo moderno non è, infatti, il solo perfezionamento di una tecnica fisica, ma l’imparare a risolvere i problemi della vita senza sguainare la spada, sviluppando una mente fluida e sensibile, in grado di reagire d’istinto ma con saggezza, a qualunque problema si presenti, senza timori né esitazioni. Grazie a questo cammino, infatti, chi sa usare la spada, può comprendere quanto sia importante il non usarla. Per questo, il comportamento di un buon praticante di Kendo deve tenere conto di benevolenza, giustizia, etichetta, correttezza, saggezza e sincerità e trasgredire queste virtù fondamentali significa in realtà non praticare affatto la disciplina.

7 marzo, Campionati Individuali di Kendo ©Toni Spagone / Realy Easy Star
7 marzo, Campionati Individuali di Kendo ©Toni Spagone / Realy Easy Star

Ovviamente, oltre al lato filosofico, per un praticante è basilare la tecnica, poiché lo sviluppo fisico va di pari passo con la maturità spirituale. La postura assunta è eretta e durante l’allenamento il corpo viene protetto da un’armatura, bogu, formata da maschera, corpetto, guanti e paraventre. Lo shinai viene usato con entrambe le mani e il colpo viene inferto come si farebbe con una vera spada, “ tagliando” su punti prestabiliti del corpo: alla sommità del capo (Men), ai fianchi dell’armatura (Do), alla metà inferiore dell’avambraccio destro (Kote) e con un di punta alla gola (Tsuki).

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