Dal dramma al riscatto nel Thriller atipico “Elle”

Antonella Cabras –

Sui nostri schermi dal 23 marzo la pellicola che ha già fatto molto discutere ma che ha anche affascinato, distribuita dalla Lucky Red

elle manifesto

Elle ha già fatto incetta di vari premi e riconoscimenti sia di pubblico che di critica: ha vinto due Golden Globe nel 2017 per il “Miglior film straniero” e “Migliore attrice protagonista”, è stato presentato con successo al Festival di Cannes ed è arrivato agli Oscar nella categoria “Migliore attrice protagonista”.
Il film, infatti, è basato molto sull’interpretazione della straordinaria Isabelle Huppert che deve portare sullo schermo il non facile ruolo di una donna che subisce un orrore ma che trova il coraggio di non darsi per vinta.

008Il regista Paul Verhoeven non è nuovo alle figure femminile anticonvenzionali (basti pensare alla protagonista del suo celebre Basic instinct), ma attenzione, non vuole fare della sua protagonista la paladina di tutte le donne, bensì cercare di mostrare come una donna rigida e severa possa completamente ribaltare la sua vita. Per la vicenda il regista e lo sceneggiatore David Birke si sono basati sul romanzo “Oh…di Philippe Djian pubblicato nel 2012.

Michèle è una di quelle donne che niente sembra poter turbare. A capo di una grande società di videogiochi, gestisce gli affari come le sue relazioni sentimentali: con il pugno di ferro. Ma la sua vita cambia improvvisamente quando viene aggredita in casa da un misterioso sconosciuto. Imperturbabile, Michèle cerca di rintracciarlo. Una volta trovato, tra loro si stabilisce uno strano gioco. Un gioco che potrebbe sfuggire loro di mano da un momento all’altro...

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Michèle non è una donna come tutte le altre, è ambigua, non si mostra completamente quindi non si sa come potrebbe reagire in casi estremi. In realtà, anche se Michèle subisce un’aggressione, non la si riesce a vedere completamente come una vittima, complice anche il fatto che la donna non vuole passare per tale. “È più interessante e divertente sorprendere lo spettatore, non accontentarsi di riprodurre quello che è stato fatto da altri registi, da altri sceneggiatori” afferma il regista.

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Il merito della riuscita del film, oltre alla sua atmosfera volutamente ambigua e mai prevedibile, è proprio la Huppert. La sua Michèle non si scompone mai, ma ha dei momenti in cui rivela quasi una sorta di perversità della quale lo spettatore non pensava che fosse capace. “Isabelle non ha paura di niente, non ha problemi riguardo a niente. Vuole provare tutto, è di un’audacia fenomenale”, dice Verhoeven.

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La pellicola ha il merito di oscillare tra vari generi: è un thriller, un noir, ma ha anche tanta ironia ed è assolutamente realistico. Non è solo per palati fini, qualunque spettatore può godersi la vicenda sorprendendosi di come le cose prendano una piega inaspettata e non banale.

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