Daredevil: non convince a fondo la seconda stagione

Michele Li Noce –

Opinioni sulla seconda stagione, scoprite che cosa ne pensa l’esperto

dare1Netflix, ha rilasciato l’intera seconda stagione della serie “Daredevil”, tratta dagli omonimi fumetti editi dalla Marvel e creati nel 1964 da Stan Lee e Bill Everett. Noi l’abbiamo vista tutta e dopo la prima stagione capolavoro ci aspettavamo almeno un’altra stagione all’altezza della precedente. Sfortunatamente l’operazione non ci sembra riuscita e sebbene ci siano interessanti spunti narrativi, la seconda stagione delude fortemente proprio coloro che avevano acclamato la prima.

La prima differenza che si è notata subito rispetto alla prima stagione è l’ambientazione. Nella stagione precedente ogni cosa, inclusi gli ambienti erano complementari alla storia, anzi, ne erano quasi protagonisti. Chi non ricorda il famoso muro verso cui Fisk rivolgeva lo sguardo nei suoi flashback? O gli scorci di una Hells Kitchen soffocante e opprimente che facevano da sfondo alla nascita dell’eroe? Persino gli uffici della Nelson e Murdock ci sono sembrati quasi asettici e freddi, colpa forse di una fotografia meno ricercata, quasi affrettata, che ci ha deluso.

Charlie Cox è Daredevil.
Charlie Cox è Daredevil.

Salviamo da tutto questo solo l’ambientazione del carcere, un carcere a misura di Fisk e nel quale la compenetrazione fra il protagonista e la scena è totale. Quei pochi minuti nei quali l’azione si svolge nel carcere, trasuda rabbia, violenza ma allo stesso tempo ordine e asetticità così come Fisk nascondeva la sua indole violenta e sanguinaria in impeccabili abiti di sartoria nella prima stagione. Il carcere diventa il suo abito elegante ma la sua natura di uomo di potere violento resta.

L'ambiente carcerario, forse per la presenza di Fisk, ci è sembrato il meglio realizzato fra le ambientazioni.
L’ambiente carcerario, forse per la presenza di Fisk, ci è sembrato il meglio realizzato fra le ambientazioni.

Purtroppo non bastano pochi frammenti di storia ben costruita intorno a Fisk per salvare la serie e ci si chiede da appassionati, se non sarebbe stato più logico incentrare la storia di nuovo su una sfida Daredevil/Fisk invece di aggiungere carne al fuoco senza dietro un progetto più organico e completo. Infatti veniamo ai nuovi arrivi nel mondo Daredevil targato Netflix e cerchiamo di spiegarvi cosa non ci è piaciuto.

Persino The Punisher, si perde nella mediocrità.
Persino The Punisher, si perde nella mediocrità.

Frank Castle/The Punisher era un ruolo decisamente delicato e abbiamo apprezzato che il ruolo sia stato affidato a un attore come Jon Bernthal che avevamo apprezzato in “Fury” al fianco di Brad Pitt. In effetti serviva un attore in grado di coprire le parti di un personaggio dai sentimenti complicati ma che al tempo stesso fosse abbastanza rude e spietato nello sguardo e negli atti. Quello che è mancato, ma è un difetto che riscontreremo anche in Elektra, è la profondità.

Sempre magistrale l'interpretazione di d'Onofrio ma non bastano pochi minuti di Fisk per raddrizzare la stagione.
Sempre magistrale l’interpretazione di D’Onofrio ma non bastano pochi minuti di Fisk per raddrizzare la stagione.

Non abbiamo sentito, se non solo superficialmente, il dolore dell’ex militare a cui era stata sterminata la famiglia e il tutto ci è sembrato filtrato attraverso uno specchio deformante che ci impediva di cogliere il vero dolore e la tragicità degli eventi e il suo desiderio di vendetta. Tutto scivolava per arrivare a ciò che era ora Frank Castle, a cui si è dato maggior risalto lasciando quasi come uno sfondo di cartone, l’origine della sua sete di sangue e vendetta. Sarebbe stato meglio, per una maggiore partecipazione dello spettatore, dare corpo e anima ai flashback di Castle, così come nella prima stagione si era dato ampio spazio a quelli di Fisk.

Elektra meritava una stagione a se. Brava comunque Elodie Yung.
Elektra meritava una stagione a se. Brava comunque Elodie Yung.

Anche il personaggio di Elektra sembra buttato lì per fare numero e non riusciamo mai o quasi a inglobarlo pienamente nella storia. Elodie Yung almeno da un punto di vista prettamente fisico, è una scelta azzecata. L’attrice di origine Cambogiane è stata protagonista di pellicole d’azione come Gi-Joe e il recentissimo God of Egypt in cui interpreta la dea Hathor, quindi più che perfetta per la parte di un’eroina abilissima nelle arti marziali e assetata di sangue. Anche qui però manca la profondità che il personaggio meritava e la sua importanza a livello di storia la comprendiamo praticamente a vicenda conclusa, lasciandoci però con quella sensazione di piattume che abbiamo respirato con Castle.

Karen si innamora di Matt ma il tutto sembra messo lì quasi a caso.
Karen si innamora di Matt ma il tutto sembra messo lì quasi a caso.

Persino la vicenda sentimentale fra Karen Page e Matt Murdock perde ogni logica e pare infilata a forza per accontentare forse i soliti maniaci della Ship a tutti i costi, che pare ormai siano diventati co-sceneggiatori di molte serie (alcune rovinandole completamente) e a cui gli autori e produttori deboli o alla ricerca del consenso a tutti i costi, si prostrano. Di punto in bianco la bellissima Karen prova dei sentimenti per Matt e ci può anche stare, ma così, senza nemmeno delle avvisaglie della prima stagione, senza un punto di riferimento certo, la vicenda diventa davvero insostenibile e la sua conclusione fa apparire deboli entrambi i personaggi e ci lascia sinceramente con l’amaro in bocca.

Un primo piano inquietante di Nobu.
Un primo piano inquietante di Nobu.

Concludendo possiamo senz’altro dire che la seconda stagione è stata di gran lunga inferiore alla prima. Abbiamo certamente apprezzato le scene d’azione e di lotta, memorabile quella nella tromba delle scale e persino la vicenda centrale con il ritorno di Nobu e la sua misteriosa organizzazione non è stata una cattiva idea. Il tutto però si è perso nelle decine di rivoli narrativi che alla fine hanno creato nello spettatore solo confusione.

Ancora una scena della season 2.
Ancora una scena della season 2.

Nella prima stagione, tutto era incentrato su Fisk e la sua ascesa al potere, così come in parallelo, si assisteva alla crescita dell’eroe chiamato a contrastarlo. Non c’erano altri eroi, altre storie da sovrapporre, tutto, persino i sentimenti dei protagonisti, erano immersi nella linea narrativa principale. Nella seconda stagione invece, tutto sembra sganciato e senza una vera linea che faccia da portante per le altre. L’errore forse sta nel fatto di non aver avuto abbastanza coraggio per puntare su una singola vicenda, quella dell’organizzazione di Nobu ed Elektra per esempio o quella di The Punisher. Si è voluto invece buttare tutto nel calderone e in mezzo ci si è pure infilata la storia d’amore fra Karen e Matt.

Daredevil incatenato da una sceneggiatura non altezza della precedente.
Daredevil incatenato da una sceneggiatura non altezza della precedente.

Noi consigliamo la visione della seconda stagione agli amanti a tutti i costi della serie e dei personaggi, la sconsigliamo a chi si aspetta un stagione all’altezza della precedente, che non ama le vicende troppo confuse senza logica e chi non apprezza particolarmente le ship che obbligano gli sceneggiatori a mettere insieme personaggi a furor di popolo, magari prima di quanto un naturale evolversi delle cose lo richiede.

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