Designated Survivor: la White House che non ti aspetti

Michele Li Noce – 

La serie che che offre una visione della vita politica americana da un’inedita prospettiva: quella del Designated Survivor

1000x563-q90_a3552818a0bcac4e2a74c13539ef5f00Designated Survivor  è la nuova serie ABC in onda da qualche settimana con un buon riscontro di critica e pubblico. Lo show affronta da una prospettiva del tutto nuova e quindi molto interessante, la vita politica e i drammi della Washington che conta davvero.

Prima di analizzare la serie Tv, diciamo due parole su cos’è il “Designated Survivor”: è una figura, di solito facente parte dello staff presidenziale o che ricopre cariche di un certo rilievo nell’amministrazione, che in particolari occasioni in cui il presidente  è riunito in assemblea (in Campidoglio come visto nella serie TV), viene tenuto nascosto in un luogo segreto. Il membro dello staff deve tenersi pronto, in caso di attentati che possano minare la linea di comando, a subentrare nella carica di Presidente degli Stati Uniti per non interromperla.

Kiefer Sutherland è Tom Kirkman.
Kiefer Sutherland è Tom Kirkman.

La serie infatti, parte proprio da un evento catastrofico: una bomba spazza via il campidoglio riunito in assemblea, uccidendo presidente, vice presidente e il parlamento. Tom Kirkman (Kiefer Sutherland), segretario del presidente, ma in procinto di essere assegnato a un incarico meno prestigioso, si ritrova d’improvviso a essere il capo del più potente paese del mondo.

L’uomo, una persona tranquilla, dalla vita normale malgrado sia comunque interno alle attività presidenziali, viene d’improvviso catapultato in un mondo completamente diverso e nel primo episodio questa sensazione di “sballottamento” è resa molto bene dall’interpretazione magistrale di Kiefer Sutherland, capace di dare allo spettatore una viva descrizione dello stato d’animo del protagonista, la cui vita muterà per sempre.

Alex, la moglie di Kirkman è un valido alleato e la sua forza è importante per il neo presidente.
Alex, la moglie di Kirkman è un valido alleato. La sua forza è importante per il neo presidente.

La serie creata da David Guggenheim, si muove affrontando due filoni molto diversi: L’attività all’interno della White House, nella quale Kirkman ha a che fare con i giochi di potere, i sotterfugi e le macchinazioni di persone ambiziose e pronte a divorarlo, e l’altro che segue le indagini per individuare il responsabile o i responsabili dell’attentato.

Proprio a caccia dell’attentatore troviamo l’agente FBI Hannah Weels (Maggie Q), convinta che quello che è accaduto sia solo la punta dell’iceberg. Abbiamo ritrovato con piacere Maggie Q in un ruolo simile a quello che aveva in “Stalker”, serie forse troppo prematuramente cancellata.

La vita familiare di Kirkman verrà spazzata via in una notte.
La vita familiare di Kirkman verrà spazzata via in una notte.

Sebbene per molti versi, il prodotto ricalchi alcuni stereotipi tipici della serialità politica (vedi Scandal in primis), va dato atto alla ABC di aver dato fiducia a una serie che parte da una prospettiva del tutto nuova, che affronta il sistema politico americano visto con una inedita lente, ovvero quella del cittadino qualunque o quasi.

Come abbiamo detto Kirkman non è un politicante in senso stretto, è più un impiegato, sebbene di alto livello e questo lo rende in qualche modo più vicino ai sentimenti della gente comune e lo si vede fin dai primi episodi, quando, lontano dalle telecamere, torna nella notte nei luoghi della strage quasi in incognito a dare manforte agli operai.

Maggie Q ancora bravissima nel ruolo a lei ormai congeniale di agente FBI.
Maggie Q ancora bravissima nel ruolo a lei ormai congeniale di agente FBI.

La famiglia è l’altro valore importante per il protagonista, che si ritrova a prendere decisioni fondamentali per il paese e dieci minuti dopo deve occuparsi di questioni più prettamente familiari. La moglie, Alex (Natascha McElhone), è una donna tenace e devota, che spesso è la forza da cui Kirkman attinge per andare avanti nei momenti di difficoltà.

A nostro avviso questa serie è stata scritta molto bene e ci spiazza fin dall’inizio con una sceneggiatura dal linguaggio diretto e schietto. Kirkman non è uno sprovveduto, ma non ama le ampollosità. Quindi evita giri di parole e come l’uomo della strada è diretto e non ama i giochi di potere. Conscio della grande responsabilità che grava sulle sue spalle, è pronto ad affrontare questa lunga battaglia nella White House senza nessun timore almeno all’apparenza.

I giochi di potere e le responsabilità catapultano Kirkman in una realtà molto complicata.
I giochi di potere e le responsabilità catapultano Kirkman in una realtà molto complicata.

Unica pecca, se vogliamo chiamarla così, è la sua completa immersione nel mondo politico americano che a volte non è di immediata comprensione, ma nel complesso la vicenda non risente troppo di questo aspetto che viene comunque ben esplicato nei dialoghi fra Kirkman e i membri del suo entourage.

Proprio per questo Designated Survivor ci piace e crediamo possa avere un seguito. Ottima idea, ottimo cast, storia molto coinvolgente, insomma per noi è una serie Tv assolutamente da vedere.

Grazie a un accordo tra ABC e Netflix la serie Tv è sulla piattaforma italiana dal 6 novembre e tutti gli abbonati potranno godersi gli episodi in uscita con cadenza settimanale.

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