Emancipazione femminile in “Il diritto di contare” tratto da una storia vera

Antonella Cabras –

In occasione della festa della donna, l’8 marzo uscirà sugli schermi italiani una pellicola, distribuita dalla 20th Century Fox Italia, che racconta di tre famose matematiche afroamericane che lavorarono alla NASA negli anni ’60

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Ci sono storie appassionanti perché fatte di riscatto, lotta per i diritti e sogni realizzati. Certe storie sono ancora più toccanti perché reali e di storia vera si parla in Il diritto di contare, vicenda tratta dal libro di Margot Lee Shetterly.
Partiamo dal titolo: in originale è Hidden Figures dove “figures” indica sia le donne che i numeri. In italiano questo gioco di parole è stato reso abbastanza bene con il termine “contare” indicando sia l’azione (visto che le protagoniste sono tre matematiche), sia il fatto di “farsi valere” come individui in una società che le emarginava poiché donne e afro-americane.

Il film svela l’incredibile storia vera e sconosciuta di un gruppo di brillanti donne che, puntando alle stelle, hanno cambiato in meglio le fondamenta del loro paese. Il film narra la storia straordinaria di un team di matematiche afro-americane della NASA che hanno contribuito alla vittoria americana nella corsa allo spazio contro i rivali dell’Unione Sovietica e, al tempo stesso, hanno dato una vigorosa accelerata al riconoscimento della parità di diritti e opportunità.

hf-gallery-03-gallery-imageIl regista è Theodore Melfi che avevamo trovato già dietro la macchina da presa nell’ironico ma profondo St.Vincent (pellicola del 2014 con protagonista Bill Murray). Melfi racconta di queste tre donne (Katherine JohnsonDorothy Vaughan e Mary Jackson), che devono combattere con tantissimi pregiudizi: sono gli anni ’60 e la società era prettamente maschilista e razzista. Le tre protagoniste sono afro-americane ma non sono donne qualunque perché sono matematiche e lavorano alla NASA.

L’ambiente di lavoro non è sicuramente idilliaco, infatti, la maggioranza degli uomini che lavorano lì non porta loro rispetto (ad eccezione di qualche eccezione che va oltre il loro aspetto fisico e le aiuta) e anche le donne (bianche) seguono la politica razzista e segregazionista.
Per chi non lo sapesse, vi è da aggiungere che le tre protagoniste non erano le uniche afro-americane a lavorare alla NASA: c’era un’intera sezione di matematiche formata da donne nere che però venivano confinate in una stanza e ricevevano una paga minore rispetto a quella data ai loro colleghi.

Il film è ambientato in un periodo particolare, ossia la Guerra Fredda e la lotta tra USA e Unione Sovietica per andare nello spazio. Momento in cui alla NASA pressavano tantissimo perché dimostrasse che gli USA potevano essere una superpotenza anche al di fuori della Terra.

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La pellicola si avvale di un trio di attrici magistralmente calate nei loro ruoli. Katherine Johnson è interpretata da Taraji Penda Henson. Katherine è vedova, ha tre figlie e deve farsi strada in una società governata dalle leggi e nonostante le varie difficoltà (ad esempio, deve macinare chilometri ogni giorno per andare nel bagno riservato alla donne nere), grazie ai suoi calcoli che l’astronauta John Glenn fu il primo a compiere un’orbita completa della Terra.

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Dorothy Vaughan è interpretata da Octavia Spencer, vincitrice dell’Oscar come Miglior Attrice non Protagonista per il film The Help ed è stata nominata agli Oscar di quest’anno proprio per il suo ruolo nella pellicola. Dorothy è molto amica di Katherine e Mary ed essendo la più grande ha una sorta di istinto materno nei loro confronti. Il cruccio di Dorothy è quello di voler essere supervisore ma nessuno le affida il compito perché nessuno riconosce i suoi meriti.

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Mary Jackson ha il volto di Janelle Monáe, cantante e attrice apparsa recentemente anche nel bellissimo Moonlight, fresco vincitore agli Oscar come miglior film. Mary è la più agguerrita tra le tre, aggressiva e fermamente decisa a far valere i suoi diritti. Vuole diventare ingegnere e sa che se fosse stata un uomo (bianco, ovviamente), avrebbe avuto il ruolo che le spetta, ma essendo una donna e per giunta afro-americana, deve lottare con le unghie per farsi spazio. Mary non si arrende e difatti sarà il primo ingegnere donna afro-americana in forza alla NASA.

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A ruotare attorno alle tre protagoniste vi sono altri personaggi che, in modo più o meno significativo, hanno influenzato la carriera delle tre donne nella NASA. C’è Kevin Costner che interpreta Al Harrison (colui che aiuta Katherine) e nella stessa sezione c’è Paul Stafford, interpretato da Jim Parsons, che invece farà di tutto per ostacolare la donna. Kirsten Dunst è invece Vivian, con la quale si scontrerà Dorothy: una giovane donna bianca che vede in Dorothy solo una donna nera che non può avere i suoi stessi diritti.

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E’ significativo che la pellicola esca l’8 marzo perché se si vuole celebrare veramente la festa della donna può essere opportuno riflettere su quello che le donne, di ogni etnia, status e di ogni epoca hanno dovuto affrontare per ritagliarsi uno spazio in una società che le ha quasi sempre messe da partePer questo noi di The Living News invitiamo a scoprire al cinema questa storia sconosciuta ai più. 

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