Götterdämmerung – Il crepuscolo degli Dei in mostra a Torino

Matteo Tamborrino –

In mostra fino al 12 gennaio 2015, in occasione della rassegna culturale “Torino incontra Berlino”, le opere del fotografo tedesco Sven Marquardt

Sven Marquardt
Sven Marquardt

«La fotografia è per me transitorietà e desiderio. L’ispirazione per le mie foto proviene dal mio stato d’animo» (Sven Marquardt)

Siamo giunti alla seconda tappa di “Torino incontra”, ambizioso progetto culturale (patrocinato dal capoluogo piemontese), che incentiva il dialogo della città con altre eminenti realtà europee. Dopo la sorella d’Oltralpe (la Francia), saranno Berlino e la Germania le indiscusse protagoniste di una ricchissima kermesse di iniziative ed eventi che si protrarrà per l’intero 2015.

Fiore all’occhiello di questa nuova edizione è la mostra Götterdämmerung – Il crepuscolo degli Dei, inaugurata lo scorso 9 novembre, giorno del venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. In questa occasione, viene presentato, per la prima volta in maniera così ampia, il lavoro di Sven Marquardt, eccentrico artista tedesco nato a Berlino Est nel 1962, un tempo fotografo “clandestino”, oggi front-man del “Berghain”, leggendario (techno) locale berlinese rinomato in tutto il mondo per la sua unicità.

Sven Marquardt, 1987
Sven Marquardt, 1987

Il pubblico potrà ammirare una selezione di circa sessanta opere fotografiche (tutte in B/N), che raccontano – attraverso l’inconfondibile “sguardo” di Marquardt, sempre sospeso tra introspezione e voyeurismo – le trasformazioni antropologico-sociali della capitale tedesca, dai cupi anni della Guerra Fredda ai giorni nostri. La mostra, curata da Eugenio Viola e Enrico Debandi, si articola su due sedi espositive: l’Appartamento Padronale di Palazzo Saluzzo Paesana e le cripte dell’ex Cimitero di San Pietro in Vincoli.

Sven Marquardt, 2009
Sven Marquardt, 2009

Nella prima sezione predominano le seduzioni dell’edonismo, del piacere (a tratti macabro) e della voluttà. In molte delle opere esposte – che spesso si risolvono in definiti e lucidi primi piani – l’occhio sembra essere fatalmente attratto da particolari erotici e sensuali, mai volgari. Bellissime le modelle, perfetti i loro seni e i loro corpi. Nerboruti o profondamente assorti sono invece gli uomini. Simboleggiano forse frammenti di divinità contemporanee, che hanno smarrito la propria potenza spirituale (l’aureola baudelairiana), nel conflitto quotidiano con la materialità, con il corpo – su cui il fotografo indugia quasi ossessivamente, ma senza voler assolutizzare alcuna posizione. Insomma, un corpo né da idolatrare, né da demonizzare (almeno così sembra emergere).

Un’elegante passeggiata, allietata anche dall’ambientazione primo-settecentesca, tra varie declinazioni moderne del binomio classico – già a suo tempo recuperato dalle correnti post-gotica, barocca e romantica – di Eros e Thanatos, Amore e Morte: le fotografie di Marquardt sanno esternare la giovinezza e la vecchiaia, la pulsione e il raggelamento, la bellezza e il deperimento. Esemplari in questo senso l’anziana “giovanile” col nipotino già invecchiato e baffuto, la Dafne teutonica catturata fra i rovi (quasi in estatica simbiosi con essi) e la defunta ancora bellissima, trasportata da un uomo senza volto, che chiude simbolicamente la prima sezione della mostra.

Sven Marquardt, 2011
Sven Marquardt, 2011

È l’oscurità a caratterizzare invece la seconda parte dell’esposizione (complice anche la funerea location). È il momento del crepuscolo, non c’è spazio per una rasserenante immoralità (come direbbe Simone Weil). Colpiscono qui soprattutto le immagini della giovane donna distesa su una tomba marmorea scoperchiata, di un’altra in atteggiamento lascivo con un corvo e infine di un pover uomo ormai morto con a fianco due ceri e con due monete sugli occhi (secondo il costume classico-mitologico). Abbondano poi l’erotismo noir, i tatoo e i piercing (che sovraffollano i corpi dei modelli di Marquardt).

Sven Marquardt, 1987
Sven Marquardt, 1987

La mostra osserverà i seguenti orari: dal martedì alla domenica ore 15-19. Giorni di chiusura: 23-24-25-30-31 dicembre e 1°gennaio. Un’ulteriore opera sarà inoltre esposta per tutto il mese di novembre presso la lobby del Golden Palace Hotel di Via Arcivescovado 18 (Torino). Insomma, un’occasione divina, da non perdere.

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