Il rock di Hendrix rivive al cinema: arriva il biopic “Jimi: all is by my side”

Antonella Cabras, Federica Spagone 

Al cinema risuonano le note di Jimi Hendrix grazie al film distribuito da I Wonder Pictures che racconta un anno intenso della vita del musicista

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Arriva oggi, sugli schermi cinematografici di tutta Italia, con otto giorni di anticipo rispetto agli USA, “Jimi: all is by my side, il biopic diretto da John Ridley (fresco di Oscar), dedicato alla leggendaria figura del musicista Jimi Hendrix.  Considerato dai più, uno dei migliori chitarristi di tutti i tempi, al primo posto nella classifica del 2011 stilata dalla rivista “Rolling Stones”, Hendrix è ancora uno dei personaggi più osannati e conosciuti del mondo e per questo, il film è così tanto atteso dai fans che sperano di scoprire molti dettagli della sua via.

Reduce dal Toronto International Film Festival del 2013, dove è stata acclamata dalla critica, la pellicola che vede nei panni del protagonista il bravissimo André Benjamin, cantante del duo hip hop Outkast e noto col nome d’arte di Andrè 3000, racconta un solo anno della vita di Hendrix: dal 1966, quando l’artista incontra la sua mentore Linda Keith “girlfriend” di Keith Richards (interpretato con maestria dal giovane Ashley Charles), al 1967 anno della famosa esibizione di Monterey che lo consacrerà come una delle stelle americane più acclamate.

La carriera di Jimi Hendrix è durata solo quattro anni, ma tanto è bastato per farlo entrare nell’Olimpo degli idoli delle folle. Un successo a velocità supersonica, costellato da varie vicende umane e numerose sperimentazioni musicali, con le quali l’artista cercava il futuro.
Rimangono tuttora indimenticabili le esibizioni del già citato Monterey International Pop Festival del 1967, quando il cantatuore fece il suo esordio e diede fuoco alla sua chitarra e al Festival di Woodstock del 1969, quando dalle corde della sua Fender reinterpretò l’inno nazionale americano in modo distorto per protesta contro la guerra del Vietnam.

Ma il film non racconta questo, cerca di narrare invece, in un viaggio suggestivo e introspettivo, la nascita di una leggenda. Un tentativo indubbiamente coraggioso di cogliere l’anima dell’artista, i suoi sogni, le sue paure e il suo complesso rapporto con le donne: non solo con Linda (Imogen Poots) che lo introdusse all’LSD e gli presentò anche il suo futuro manager Chas Chandler (Andrew Buckley), ma anche con Ida (Ruth Negga) un’attivista afroamericana che puntò, senza successo, a farne un simbolo del black power e infine con Etchingham (Hayley Atwell) protagonista di una relazione passionale ma molto tempestosa.

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Anche la Swinging London, con i suoi coloro scintillanti e psichedelici, è raccontata magistralmente e avvolge lo spettatore in un’atmosfera unica, per poi farlo scontrare con l’altro lato della medaglia, una dura realtà fatta di manager interessati solo al denaro, poliziotti ostili, invidie tra musicisti e una fredda relazione con il padre, che lascia l’amaro in bocca.

Gestito come un docufilm ma dalla trama circolare, riporta lo spettatore, all’inizio e alla fine, alla memorabile esibizione al Saville alla vigilia della consacrazione internazionale di Hendrix, lasciando intendere quel concerto come l’inizio di un nuovo viaggio e ricordando l’uomo prima del mito.

In conclusione, il film di John Ridley è un buon motivo per rivivere il furioso rock degli anni ’60 e ’70 ma non è solo un’operazione di nostalgia, bensì un richiamo alla genialità di un giovane ribelle, visonario e pronto a bruciarsi le ali pur di volare sempre più in alto.

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