Judo Turin Cup 2015. La filosofia alla base dello sport

Federica Spagone – Foto Toni Spagone – Realy Easy Star 

Scopri con noi la filosofia alla base del Judo e guarda le immagini della “Judo Turin Cup 2015”, tenutasi nel weekend in occasione di Torino Capitale Europea dello Sport 2015

Giorno dedicato ai cadetti della categoria Juniors e Seniors. ©Toni Spagone / Realy Easy Star
Giorno dedicato ai cadetti della categoria Juniors e Seniors. ©Toni Spagone / Realy Easy Star

Diventanto disciplina Olimpica nel 1964 (in occasione delle Olimpiadi di Tokyo), il Judo non è solo uno sport, ma anche e soprattutto una filosofia che forma l’individuo, che lo pratica, dal punto di vista morale e caratteriale. L’arte marziale segue, infatti, un codice morale che tende a esaltare le otto qualità essenziali che il judoka deve raggiungere durante la pratica di questa disciplina: l’educazione, il coraggio, la sincerità, l’onore, la modestia, il rispetto, il controllo di sé e l’amicizia.
La parola Judo, composta dai kanji (jū, cedevolezza/flessibilità) e (dō, via) è la chiave per l’interpretazione corretta dello sport stesso, oltre che della filosofia. La “via della cedevolezza” insegna quindi al praticante che per vincere una forza nemica non serva opporsi, ma al contrario sfruttarla per il proprio fine (il tema dell’assecondare la forza nemica, è fondamentale nella cultura del guerriero samurai e radicata nella filosofia Buddista). Quest’arte marziale non insegna, pertanto, l’attacco fine a se stesso, ma la perfetta difesa contro un avversario agguerrito ed è diretta conseguenza del cambiamento culturale avvenuto in Giappone dalla fine del 1800. In questo periodo, infatti, la società Nipponica fu profondamente influenzata da quella occidentale e con l’arrivo delle armi da fuoco, il combattimento corpo a corpo (rappresentato prevalentemente dalla disciplina del JuJitsu), iniziò ad essere visto con disprezzo. In questo contesto, si inserì Jigorō Kanō, fondatore del Judo, che riuscì ad intuire l’importanza dello sviluppo fisico e della capacità nel combattimento se usate per il progresso intellettuale dei giovani. Eliminò, dapprima, tutte le azioni d’attacco che potevano portare al ferimento degli allievi (ordinandole nei kata) e infine, formulò i principi fondamentali per la nuova disciplina: il “Seiryoku zen’yo” (miglior impiego dell’energia fisica e mentale) e lo “Jita kyo’ei” (tutti insieme per progredire). Grazie a questi semplici dettami, instillò di fatto nei suoi allievi, l’idea rivoluzionaria che l’uomo potesse migliorare sé stesso attraverso la pratica del judo e quindi contribuire al miglioramento della società attraverso un miglior impiego della propria energia. Forse, anche per la sua filosofia, il Judo è divenuto uno sport universale, rappresentato alle Olimpiadi di Atene 2004 da atleti da 98 diversi Paesi, mentre alle Olimpiadi di Londra da ben 387 atleti provenienti da 135 diversi Paesi, rendendolo il terzo sport più diffuso al mondo.

Sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo a Torino, in occasione di Torino Capitale Europea dello sport 2015, si è tenuto presso il Palazzetto Le Cupole di Via Artom, il “Judo Turin Cup 2015” (organizzato dall’Associazione Sportiva Crono Sport Torino), in cui si sono sfidati atleti pre agonisti e agonisti per aggiudicarsi il Trofeo Internazionale di Judo.

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