King si tinge di giallo con “Mr. Mercedes”

Giulia Porzionato – 

King si dedica al giallo con Mr. Mercedes: il primo volume di una trilogia poliziesca che diventerà anche una serie Tv
Mr MercedesIl 30 settembre, la Sperling & Kupfer ha portato in Italia l’ultimo romanzo del “Re dell’Horror”, Stephen King. Il titolo della fatica più recente dell’autore del Maine è “Mr. Mercedes” e contrariamente alla quasi totalità delle sue opere precedenti, non si tratta di horror bensì di un genere per lui davvero inconsueto: l’hard boiled. “Mr. Mercedes” segna inoltre l’inizio di una trilogia, di cui sono stati già acquistati i diritti per la realizzazione di una serie tv.

La carriera di King è iniziata nel 1974 e da allora, è stato ribattezzato “Re dell’Orrore”: soprattutto per romanzi come “Carrie”, “Shining, “IT” che ne hanno decretato il successo, ma lo scrittore non sa parlare soltanto di mostri e questa è l’ennesima occasione in cui lo dimostra. In questo romanzo infatti niente è soprannaturale, niente è misterioso, ma è l’umanità, con le sue debolezze, le sue intuizioni e le sue patologie, a esserne protagonista.

Quest’opera di King vede fondersi alcuni lati ben collaudati del thriller tradizionale con però alcune sorprese. Il protagonista principale è l’ex detective ormai in pensione, Kermit Hodges sovrappeso, annoiato, divorziato e sulla sessantina: caratteristiche che, in aggiunta ad un tipico gergo “poliziesco” danno un quadro piuttosto dettagliato del personaggio già dalle prime pagine. L’antagonista, Mr. Mercedes come da titolo, è un assassino che decide di falciare, con una Mercedes rubata, quanta più gente possibile a una fiera del lavoro, nel 2009. Il romanzo, ambientato l’anno successivo, vede l’assassino sfidare ripetutamente Hodges; parte così una frenetica caccia all’uomo in cui il poliziotto cercherà con ogni forza di fermarlo prima che compia una nuova strage.

King non gioca con il lettore come Agatha Christie e non mantiene il mistero fino all’ultimo com’era nello stile di Conan Doyle e dopo appena una trentina di pagine, abbiamo nome, cognome e punto di vista dell’assassino, gelataio ed esperto informatico. La psicologia del criminale è sempre velata di misoginia e razzismo, è umano, ma anche mostruoso, apparentemente insensibile, freddo, ma con una crudeltà quasi infantile. Il POV, point of view, salta di capitolo in capitolo da Hodges all’assassino, entrambi metodici, entrambi intuitivi, che riescono ad anticipare talvolta i pensieri l’uno dell’altro.

La tecnologia inoltre gioca un ruolo importante nel romanzo, ed è qui che si nota una notevole discrepanza tra protagonista e antagonista: a differenza dell’assassino esperto informatico, infatti, Hodges, da buon sessantenne un po’ old style, non ha il cellulare e non sa da dove partire con i computer. In questo gli vengono in aiuto Jerome, il diciassettenne vicino di casa, e la svampita Holly, che lo porteranno sotto “L’ombrello blu di Debbie” (a cui si riferisce la copertina del libro), sito di incontri che si rivela l’unico modo per comunicare con il killer. Ed è sempre la tecnologia, anche se leggermente rimaneggiata da King, alla base del furto d’auto che innesca il romanzo.

Dal punto di vista dello stile, King non si scosta da quello degli altri suoi romanzi: la sua scrittura è infatti lineare, molto descrittiva e, particolare ricorrente nell’autore americano, ricca di citazioni e autocitazioni. E’ infatti possibile trovare riferimenti ad altre sue opere in tutti i romanzi e questa volta tocca a una di quelle più note, “IT”.

Un romanzo di King diverso dal solito ma che non delude, con una trama appassionante e personaggi ben strutturati e realistici, consigliato agli amanti del thriller e a tutti coloro che vogliono leggere il RE in una veste per lui inconsueta.

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