La Battaglia delle Cinque Armate: l’ultimo addio alla Terra di Mezzo

Paola Boni – Immagini gentile concessione Warner Bros. Picture – Attenzione Contiene Spoiler

Si conclude la trilogia cinematografica dello Hobbit, presule del Signore degli Anelli ispirato alla celebre opera di J.R.R. Tolkien

THE HOBBIT: THE BATTLE OF THE FIVE ARMIES

In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.

(Passi di: John R. R. Tolkien. “Lo Hobbit”.)

Così inizia una delle più grandi avventure del nostro tempo, una favola che trascende il genere apparsa per la prima nelle librerie inglesi nel lontano 1937: si tratta de “Lo Hobbit” di John Ronald Reuel Tolkien. Un romanzo prevalentemente per bambini, ma dal quale è nato poi uno dei più famosi esempi di epica moderna: Il Signore degli Anelli.

Dopo aver catturato l’immaginazione di milioni di lettori, queste due opere, grazie a Peter Jackson, un paffuto signore non molto dissimile dagli Hobbit protagonisti dei due romanzi, hanno dato vita a uno spettacolare viaggio cinematografico durato quattordici anni.

Iniziato nel 2001 con la trilogia del Signore degli Anelli, il viaggio nella Terra di Mezzo si era interrotto nel lontano 2004 per ricominciare poi nel 2012 con il primo film de “Lo Hobbit” dal titolo “Un Viaggio Inaspettato” a cui é seguito nel 2013 “La Desolazione di Smaug” e che si é conclusa questo 17 dicembre con l’uscita del film “La Battaglia delle Cinque Armate“.

Protagonisti indiscussi di entrambe le opere sono, per l’appunto, gli hobbit, piccoli esseri “dolci come il miele e resistenti come le radici di alberi secolari“, che vivono con semplicità e saggezza in un idilliaco scenario di campagna: la Contea. Ne “Lo hobbit” in particolar modo, il protagonista è Bilbo Baggins, la cui placida esistenza viene turbata quando il mago Gandalf e tredici nani si presentano alla sua porta e lo trascinano alla riconquista di un leggendario tesoro, custodito da Smaug, un grande e temibile drago. Bilbo, riluttante, si imbarca nell’impresa, inconsapevole che con quel viaggio avrà inizio la più grande avventura della sua vita.

THE HOBBIT: THE BATTLE OF THE FIVE ARMIES
Martin Freeman nei panni dello Hobbit Bilbo Baggins

Prodotta da Metro-Goldwyn-Mayer, New line Cinema e Wingnut Films e distribuita dalla Warner Bros. Picture, la trilogia cinematografica di Peter Jackson si distacca in maniera quasi abissale dal romanzo originale. “Lo Hobbit” infatti è un romanzo nato con l’idea di essere una fiaba per bambini adatta però a tutte le età, una storia dai toni colloquiali e interruzioni da parte dell’autore che invita il lettore a leggere oltre per scoprire lo sviluppo delle vicende. I film invece sono stati concepiti come vero e proprio prequel del Signore degli Anelli dal quale riprende i toni sicuramente più cupi ed epici.

Eppure, nonostante queste notevoli differenze col romanzo originale, la trilogia colpisce e lo fa rimanendo fedele all’idea che Tolkien di quella particolare epoca della Terra di Mezzo. Tra i tre film, “Un viaggio inaspettato” é sicuramente quello che rispecchia maggiormente il romanzo. Oltre a seguirne piuttosto bene la storia, il film mantiene infatti una buona dose di ironia inoltre gli elementi cantati e le filastrocche presenti, riprendono in maniera precisa quelle che compaiono all’interno del libro. Ciò che invece viene aggiunto nella storia fin dal prima pellicola sono quei fatti avvenuti praticamente in contemporanea al viaggio di Bilbo (interpretato da un magistrale Martin Freeman).

Questi avvenimenti sono legati al sorgere dell’oscuro potere del Negromante (interpretato da Benedict Cumberbath che riveste anche il ruolo del terribile drago Smaug) figura che attirerà l’attenzione e la preoccupazione di gran parte del Bianco Consiglio formato dai due stregoni Gandalf (Ian McKellen) e Saruman (Christopher Lee) nonché dai due signori degli elfi Elrond (Hugo Weaving) e Galadriel (Cate Blanchett).

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Elrond nello scontro per cacciare il Negromante da Bosco Atro

Sebbene queste aggiunte e modifiche nonché questi toni molto più seri potrebbero non piacere ai puristi del romanzo originale, è bene ricordare che queste scene non sono mai inserite a caso, ma riprese da estratti o anche solo piccole fasi presenti nel Signore degli Anelli che parlano dei fatti svoltisi in quel periodo. Ne è un esempio il brano presente nel libro secondo de “La Compagnia dell’Anello“, riportato nel capitolo del consiglio di Elrond, in cui Gandalf dichiara:

Alcuni qui presenti ricorderanno che molti anni fa osai varcare le porte del Negromante di Dol Guldur, ed esplorare di nascosto le sue vie, scoprendo che i nostri timori erano fondati: egli non era altri che Sauron, il nostro antico Nemico, che riprendeva nuovamente forma e potere. Alcuni rammenteranno anche che Saruman ci dissuase dall’agire apertamente contro di lui, ed a lungo ci limitammo ad osservarlo soltanto. Infine la sua ombra crebbe, e Saruman cedette, ed il Consiglio radunò la sua forza e cacciò il male dal Bosco Atro… Ciò avvenne esattamente lo stesso anno della scoperta di quest’Anello: uno strano caso, se fu un caso.”

(Passi di: J.R.R. Tolkien. “Il Signore degli Anelli”)

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Dopo quattordici anni, Ian McKellen indossa per l’ultima volta i panni dello stregone Gandalf.

Altri elementi ripresi poi dal regista sono sparsi un po’ ovunque nella mastodontica opera di Tolkien, piccoli collegamenti che Jackson ha saputo sfruttare al meglio per ricollegarsi in maniera più netta con la sua precedente trilogia cinematografica.

A differenza del primo film invece, “La desolazione di Smaug” si distacca maggiormente dal romanzo a causa anche dell’inserimento dell’unico elemento originale creato da Peter Jackson ovvero il personaggio dell’elfa Tauriel interpretata da Evangeline Lilly.

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L’elfa Tauriel interpretata da Evangeline Lilly

La figura di questa elfa guerriera, ha sicuramente numerosi pregi e altrettanti difetti, ma si dimostra essere fondamentale in questo adattamento cinematografico. Ciò che forse cozza maggiormente con l’intera vicenda è la sua storia d’amore con il nano Kili, un palese tentativo di inserire nella vicenda un amore impossibile tra due razze profondamente diverse a riprendere in maniera piuttosto goffa quella che nel Signore degli Anelli era la storia d’amore di Arwen e Aragon.

L’aspetto più positivo e degno di nota di questo personaggio è la sua stessa presenza. Nel romanzo dello Hobbit infatti c’é una totale assenza di personaggi femminili e se la cosa può andare bene per una fiaba per tutte le età, sicuramente non può per tre film della durata di più di due ore ciascuno. A parte Tauriel infatti, l’unica donna presente nella trilogia é Galadriel che nei primi due film appare davvero in pochissime scene. Ammettiamolo quindi: senza Tauriel, la trilogia dello Hobbit rischiava di trasformarsi in una sagra del testosterone che probabilmente non molti avrebbero apprezzato.

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Tauriel e Legolas dopo l’attacco del drago Smaug

Peter Jackson inoltre ha inserito un ulteriore personaggio per dare maggiore continuità con il Signore degli Anelli: l’elfo Legolas (Orlando Bloom) figlio del re Thranduil (Lee Pace) nel cui regno finisce la compagnia di Thorin durante il suo viaggio per la Montagna Solitaria. Una mossa astuta se si considera il fatto che, ai tempi del Signore degli Anelli, Legolas era uno dei personaggi più apprezzati dal pubblico femminile.

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Thranduil, padre di Legolas e re del reame elfico di Bosco Atro

La Battaglia delle Cinque Armate” segna così la conclusione definitiva di un viaggio che ha coinvolto e appassionato milioni di persone e lo fa in grande stile.

Dopo che i nani e Bilbo lo hanno risvegliato, infatti, il drago Smaug si scatena sulla vicina città di Pontelagolungo riversando sugli uomini una fiumana di fuoco e morte. A fermarlo sarà Bard (Luke Evans) chiattaiolo che nel secondo film aiutò Bilbo e i tredici nani a entrare di nascondo nella sua città.

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Bard, prima chiattaiolo poi guida degli abitanti di Pontelagolungo.

Forse alcuni resteranno delusi dalla veloce scomparsa di Smaug, che viene abbattuto praticamente nei primi minuti del film, ma la morte del drago è solo l’incipit della storia perché adesso che la Montagna Solitaria è libera dal dominio del mostro, saranno in molti a contendersi il tesoro custodito al suo interno. Il titolo del film si riferisce proprio alle cinque armate che si scontreranno davanti alla montagna: due armate di orchi comandati dal terribile Azog il Profanatore (Manu Bennett), un’armata formata dagli elfi di Thranduil, una di nani e una formata dagli umani superstiti di Pontelagolungo.

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L’orco Azog detto il Profanatore.

Un film dai toni epici che però non colpisce solo per lo straordinario impatto visivo delle sue scene. Degna di nota infatti è l’interpretazione di Richard Armitage che rappresenta, almeno in un primo momento, un Thorin vittima di un’avidità folle, un male che lo corrode portandolo quasi a rinnegare il suo onore e perdere tutti i suoi compagni.

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Il nano Thorin in preda alla sua avida follia.

Straordinaria è anche l’interpretazione di Cate Blanchett e la parte di Galadriel nella cacciata di Sauron dalla fortezza di Dol Guldur a Bosco Atro. Nel secondo film infatti Gandalf era stato fatto prigioniero dal Negromante rivelatosi essere Sauron in persona. Per liberarlo, interviene quindi il resto del Bianco Consiglio, ma è Galadriel a giocare un ruolo fondamentale nella cacciata del nemico dimostrando di avere un potere nascosto che va ben oltre la bellezza e la saggezza visti nel Signore degli Anelli. Insomma, finalmente Galadriel tira fuori gli attributi e lo fa in maniera quasi terrificante.

Altro elemento positivo è come Peter Jackson sia riuscito a sviluppare al meglio la battaglia (che nel libro occupa meno di un capitolo), attenendosi alla descrizione originale e riuscendo allo stesso tempo a mantenere un ritmo serrato e dinamico nonché a dare il giusto ruolo a tutti i personaggi principali.

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Bard davanti alle schiere di elfi di re Thranduil

Il film quindi si basa su combattimenti e scontri magistralmente costruiti e allo stesso tempo lascia spazio all’emozione. Chi avrà letto il romanzo saprà infatti che non tutti i protagonisti sopravvivranno alla cruenta battaglia. Alcuni dei personaggi principali, anche tra quelli più amati, moriranno infatti sul campo di battaglia con scene capaci davvero di strappare qualche lacrima allo spettatore.

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La Compagnia di Thorin si prepara alla guerra.

Un finale quindi davvero degno di essere visto per una trilogia che si ricollega perfettamente a quella del Signore degli Anelli e che, per quanto con i suoi pregi e difetti, è consigliata vivamente a tutti coloro che amano i viaggi ricchi di avventura ed emozioni, capaci sì di strapparti qualche risata, ma anche di far riflettere con emozioni fortemente umane celate in un universo fantastico dalla straordinaria potenza visiva.

Bilbo una volta mi disse che la sua parte in questa storia sarebbe finita, che ognuno di noi deve venire e andarsene nel raccontarla. La storia di Bilbo era ormai finita. Non ci sarebbero stati altri viaggi per lui, salvo uno.”

(Frodo Baggins – dal film “il Ritorno del Re”)

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Queste le parole di Frodo alla fine della prima trilogia ispirata alle opere di Tolkien, parole quanto mai veritiere per tutti quelli che hanno amato anche per un solo momento la bellezza e la magnificenza della Terra di Mezzo.

Perché la magia delle opere di Tolkien e nelle pellicole di Peter Jackson sta proprio nella capacità di farti sentire parte di esse, di renderti partecipe di un viaggio straordinario capace di lasciare inevitabilmente un segno.

Un viaggio che trova la sua conclusione definitiva nella voce commovente di Billy Boyd, Peregrino Tuc nella trilogia del Signore degli Anelli e oggi interprete della canzone della colonna sonora de “La Battaglia delle Cinque Armate”: The Last Goodbye. Una canzone ricca di malinconica dolcezza il cui video ripercorre le due trilogie cinematografiche a dimostrazione di come tutto faccia parte di una storia unica e più grande. Un sentito addio e sincero ringraziamento fatto da tutti coloro che hanno dato vita alle storie di Bilbo e Frodo, per tutti quelli che hanno intrapreso, attraverso lo schermo o sulle pagine dei libri, questo viaggio inaspettato nella Terra di Mezzo.

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