La saga di Divergent: quando la letteratura distopica si diffonde con il cinema

Paola Boni

La nuova saga distopica del momento, dal cinema al libro e ritorno

DivergentParadossalmente oggi è il cinema a dettare alcune delle mode letterarie tra i giovani, dando il via a veri e propri fenomeni letterari i cui generi però non sono certo nati con le mode stesse.
Ne è un esempio lampante il genere distopico, diventato molto popolare tra i ragazzi grazie all’uscita del primo film della saga di Hunger Games.
Per distopie si intendono romanzi di ambientazione prevalentemente futuristica in cui l’autorità governativa detiene il controllo totale dell’esistenza dei cittadini o in cui la società civile viene rappresentata al massimo della sua decadenza a causa spesso di disastri ambientali causati dall’uomo.
Tre le numerose opere catalogabili nel genere distopico vi sono ad esempio i romanzi fantascientifici di H.G. Wells, il romanzo 1985 di George Orwell o ancora Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Un genere quindi presente nella letteratura fin dal XIX secolo, ma che oggi viene identificato dai più con alcune saghe letterarie rese famose proprio dal cinema.
Cinema che in Italia, ammettiamolo, ha davvero una grande influenza.
Ne è esempio lampante proprio Hunger Games: nel nostro paese il primo romanzo è uscito nel “lontano” 2009, ma solo con l’uscita del primo film nel 2012 è diventato famoso al grande pubblico.
Le magie inspiegabili del grande schermo.

Uno dei casi letterari più interessanti di questo periodo, con oltre 20.000.000 copie vendute in tutto il mondo è la saga di Veronica Roth composta dai romanzi Divergent, Insurgent e Allegiant.
Un grande successo che ha visto recentemente l’uscita dell’adattamento cinematografico del primo capitolo della trilogia. Indubbiamente sono molti i lettori che aspettavano con ansia sua trasposizione cinematografica, ma sono altrettanti gli spettatori che si sono appassionati alla saga grazie alla spettacolare pellicola diretta da Neil Burger con protagonisti Shailene Woodley e Theo James.

insurgent

La trama
Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l’amicizia per i Pacifici, l’altruismo per gli Abneganti e l’onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l’unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c’è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto – se reso pubblico – le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l’addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza…

Per avvicinarsi a questa saga bisogna avere ben chiara una cosa: è una trilogia per ragazzi e come tale deve essere affrontata. E’ piuttosto leggera e presenta alcuni dei classici stereotipi che si possono trovare in molti romanzi urban fantasy o young adult, come ad esempio la rivincita dell’eroina, oppure la classica storia d’amore col bello e tenebroso di turno.
Nonostante questi elementi però è una lettura davvero piacevole, capace di mantenere viva l’attenzione e perfino di strappare qualche esclamazione di sorpresa.
Quella di Veronica Roth è una scrittura molto fluida che riesce a mostrare in maniera vivida ambienti e personaggi nonché a dare il giusto impatto alle situazioni più forti senza però descriverle in maniera troppo cruda (rendendole così più adatte anche a un pubblico più giovane).
La trama si sviluppa in maniera omogenea nell’arco dei tre romanzi svelando pian piano i segreti legati ai divergenti e al mondo in cui vivono i protagonisti Tris e Tobias tra i quali ovviamente scoccherà l’inevitabile scintilla.
Per quanto però sia scontata la storia d’amore tra i due, l’autrice è stata in grado di rispettare le loro personalità, entrambe molto forti, arrivando spesso a portarli vicini a un punto di rottura. Certo le scene sdolcinate non mancano, ma sono comunque ben dosate.
Uno dei più grandi pregi di questi romanzi però è il fatto che l’autrice non si fa scrupoli a eliminare i suoi personaggi, anche quelli più rilevanti.
Negli scontri che si sviluppano nell’arco della trilogia, sarebbe assurdo che i personaggi principali non subiscano danni e la Roth da questo punto di vista non cade nell’errore di un eccessivo buonismo da lieto fine, ma porta protagonisti e comprimari alle inevitabili conseguenze delle loro azioni e a un finale che lascia davvero di stucco.

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La trilogia, che rispecchia i canoni della distopia, è consigliata a chi vuole una lettura veloce e scorrevole nonché piacevole e adatta anche ai più giovani (età di lettura: dai 13 in su).

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