La vita di Stephen Hawking: Arriva nelle sale “La Teoria del Tutto”

Antonella Cabras –

Il 15 gennaio arriva sugli schermi italiani “La teoria del tutto”, lo straordinario e commovente film sulla vita di Stephen Hawking, distribuito dalla Universal Pictures

TDT_man_ita-1

C’è molta attesa per il nuovo film del regista James Marsh incentrato su Stephen Hawking, il celebre fisico, astrofisico e cosmologo che ha tentato di dare una spiegazione all’origine dell’universo. Hawking è affetto dalla malattia del motoneurone, una rara patologia neurologica che ha provocato il decadimento dei suoi muscoli, costringendolo a muoversi tramite una sedia a rotelle e a parlare attraverso un monitor. Tuttavia, com’è noto, la sua mente è rimasta molto lucida e si è costantemente applicato agli studi sui buchi neri, pubblicando libri e sfatando così la nefasta diagnosi medica che dava al giovane Hawking solo due anni di vita. Lo scienziato ora è un ultrasettantenne che non ha perso la voglia di vivere né di continuare a interrogarsi sui misteri dell’universo.

TTOE_D04_01827_R_CROP

La pellicola di Marsh, che mostra con delicatezza i lati personali di Hawking, dal punto di vista della sua prima moglie Jane, è stata presentata in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival nel settembre del 2014.  In questa occasione i protagonisti Eddie Redmayne e Felicity Jones e lo stesso regista hanno ottenuto il premio come Miglior Rivelazione. I due attori sono stati anche candidati ai Golden Globe Awards per il 2015. Redmayne ha infatti ottenuto, poche ore, fa il premio come “Migliore attore in un film drammatico“, mentre la pellicola si è aggiudicata anche il premio per la “Miglior Colonna Sonora Originale” firmata da Jóhann Jóhannsson.

La storia, per l’appunto, comincia col giovane Hawking che, nel 1963, è studente di cosmologia presso l’università di Cambridge con un sogno: trovare un’unica equazione che spieghi l’origine dell’universo e come esso sarebbe stato all’alba dei tempi. A una festa universitaria, il ragazzo conosce Jane Wilde, studentessa di Lettere. Tra i due pare amore a prima vista, un amore destinato a durare nel tempo ma, il sentimento è ostacolato dalla malattia di Stephen, che scopre di avere una patologia neurodegenerativa. Per i medici ha solo due anni di vita. Amareggiato, il giovane respinge tutti ma Jane non si dà per vinta e continua a dimostrargli il suo amore, standogli accanto durante i difficili momenti che la malattia comporta. Insieme, lui e Jane sfidano l’impossibile, aprendo nuovi territori nel campo della medicina e della scienza.

TTOE_D49_13360

Parlare di Stephen Hawking vuol dire parlare del tempo, nozione alla base dei suoi studi e molto importante nella sua vita (celebre il suo libro “Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo” che ha venduto più di 10 milioni di copie in tutto il mondo). Quando a 21 anni gli viene diagnosticata la terribile malattia, a Stephen viene detto di non avere più molto tempo a disposizione e le probabilità, tanto importanti nel suo lavoro, vengono apparentemente ridotte a zero. Sicuramente non avrebbe potuto farcela senza l’enorme aiuto di Jane, donna brillante che si è dedicata anima e corpo alla famiglia.

TTOE_D48_13300Lo sceneggiatore e produttore Anthony McCarten è da tempo affascinato dal Professor Hawking, in particolare dal tempo e dallo sforzo che la scrittura del suo libro hanno richiesto a quest’uomo. “Lui ha illuminato la fisica per il mondo; in tutta la sua opera c’è un senso di profondità che è accresciuto dalla condizione fisica dello stesso Stephen, che gli permetteva di comporre le sue comunicazioni alla straziante ‘velocità’ di una parola al minuto” dice McCarten.“In un uomo solo c’era una giustapposizione senza precedenti di una capacità mentale straordinaria e di una incapacità fisica altrettanto straordinaria”.

McCarten era molto curioso di leggere il memoire di Jane Hawking “Travelling to Infinity: My Life with Stephen”, libro dal quale è stato tratto il film e immaginando la storia di questa coppia, senza avere alcuna garanzia, ha cominciato a scrivere un adattamento del libro, poi ha incontrato la stessa Jane a casa sua per discutere il progetto.
Una volta trascritta, la sceneggiatura è stata inviata alla produttrice Lisa Bruce, la quale si è mostrata subito entusiasta del copione che le rivelava aspetti inediti del grande Hawking. La produttrice osserva: “Molte persone non pensano proprio alla vita domestica di Stephen Hawking, molte altre non sanno che lui camminava e parlava, e di certo non sanno che ha fatto dei figli. Quando si guarda più in profondità nella sua vita, si vede molto di più del genio: si trova un padre, un marito e – sotto a tutto questo – un eterno ottimista”.

TTOE_D01_00257_R_CROP (5)
Il regista Marsh è vincitore di un Premio Oscar (nel 2008)per il documentario “Man on Wire- Un uomo tra le Torri” incentrato su Philippe Petit che nel 1974 camminò in equilibrio su un cavo teso tra le Torri Gemelle di New York. Quando ha ricevuto il copione, ammette il regista: “Avevo l’immagine fissa di Stephen Hawking come una grande mente scientifica con la sedia a rotelle e la macchina per la voce. Ma mi sono velocemente infatuato del punto di vista di Anthony, che era quello di raccontare la storia dalla prospettiva della donna che si stava innamorando di un uomo fisicamente abile e che poi fa la scelta difficile di rimanere con l’uomo che ama anche quando gli viene diagnosticata una malattia terminale”. Il regista è stato attratto da “La teoria del tutto” perché lo spirito del film gli ricordava “Man on Wire – Un uomo tra le torri”; entrambi parlano di uomini che superano i limiti e i confini umani convenzionali. “C’è chiaramente un’affinità, e anche un’ironia cosmica: Stephen è limitato fisicamente ma mentalmente è in grado di andare dove vuole. La sua mente può e viaggia fino ai limiti più lontani dell’universo, ma il suo corpo è prigioniero” dichiara ancora Marsh.

TTOE_D05_02473_CROP
Essendo Hawking una persona molto celebre, un’icona si potrebbe dire, interpretarlo avrebbe potuto intimidire qualunque attore. “Chiunque avesse interpretato questa parte avrebbe dovuto prepararsi moltissimo. Avrebbe anche dovuto essere convincente nei panni dello Stephen che solo gli intimi dello scienziato conoscono: il timido studente universitario” aggiunge il regista.

I produttori Tim Bevan e Eric Fellner avevano recentemente lavorato con una delle stelle nascenti britanniche, Eddie Redmayne, nel grande successo “Les Misérables”, l’attore era al corrente del copione di McCarten e ha accettato la parte con molto trasporto.  Redmayne nota:Quando ho letto il copione sono rimasto stupefatto dalle esperienze che quest’uomo aveva avuto e da quello che aveva fatto, dal 1963. E’ stata una delle cose più incoraggianti e ispiratrici che io abbia mai letto. Stephen Hawking è un simbolo di speranza”. Il protagonista si è impegnato a fondo e ha fatto delle ricerche sia su Hawking che su Jane: “Loro erano persone molto diverse, entrambe straordinarie ma ai due poli opposti,” dice l’attore, “l’idea di due esseri umani che si completano a vicenda e sfidano la sorte avversa per me era avvincente… e così romantica!
La performance di Redmayne è straordinaria, fin dall’inizio, sa che deve dare ben oltre il 100% e il risultato è perfetto. Nel suo libro Jane parla di come fossero espressive le sopracciglia di Stephen. Questo è stato un aspetto sul quale ho lavorato per mesi davanti allo specchio” dichiara.

Il protagonista per prepararsi al meglio ha lavorato anche con una coach vocale e un regista del movimento per riprodurre fedelmente la fisicità di Hawking, andando anche a far visita a delle persone malate di MND, oltre ad aver avuto l’onore di incontrare Stephen Hawking di persona. Quest’ultimo, infatti, è arrivato sul set a sorpresa e ha regalato alla troupe la sua voce metallica per dare al film un elemento in più di realtà.

TTOE_D03_01424

La parte di Jane non è di certo meno spinosa di quella di Hawking, avendo questo ruolo molta profondità psicologica. “Le reazioni di Jane nella storia sono dettate dall’emotività. Sentivo che Felicity Jones sarebbe stata bene con Eddie Redmayne come attori, cosa che si è dimostrata vera, e da regista pensavo che lavorare con lei sarebbe stato emozionante” dichiara Marsh. L’attrice, da parte sua, ha insistito per conoscere la vera Jane: “Lei è una persona che non si è mai arresa” dice Jones, “ha dedicato la sua vita a Stephen ma, nello stesso tempo, ha mantenuto il suo proprio senso d’identità. Per lei era importante essere riconosciuta in quanto se stessa e per questo ha continuato a studiare mentre si prendeva cura di lui e della famiglia. Quello che questa donna è riuscita a fare è straordinario!
La produttrice Lisa Bruce aggiunge: “Felicity è stata straordinaria perché è stata sia delicata che forte allo stesso tempo. Per molti versi, il suo ruolo è il perno della storia proprio come Jane è stato il perno di Stephen durante il corso del loro matrimonio”.

TTOE_D08_03408_CROP

L’amore tra Jane e Stephen è il cuore del film e l’efficacia dell’ultima parte della pellicola è intensificata dall’ardore dell’iniziale innamoramento; in particolare la sequenza del Ballo di Fine Anno. Marsh spiega: “Il loro matrimonio poi diventa complicato, per questo dobbiamo credere a quando follemente Stephen e Jane fossero innamorati uno dell’altra all’inizio. Ci doveva essere una grande vulnerabilità e tenerezza da entrambe le parti”. Redmayne e Jones hanno legato sia come amici che come colleghi e hanno scoperto che, nonostante tutta l’attenta preparazione, si sarebbero entrambi ritrovati aperti alla serendipità del set. Redmayne ride: “Felicity talvolta improvvisava battute quando non era in scena o mi gridava cose per scombussolarmi. Queste sono cose che si possono fare solo con qualcuno di cui ci si fida, e io mi fidavo incondizionatamente di lei. Stimo molto Felicity, è sensazionale”.

TTOE_D05_02098

La parte centrale del film è, come si diceva, l’amore tra Jane e Stephen, ma come tanti grandi amori, anche il loro non è stato eterno e ha dovuto fronteggiare momenti negativi che andavano oltre i problemi fisici di Stephen. Felicity Jones ammette di essere rimasta affascinata dal fatto che “mentre Stephen e Jane stavano insieme, Jane ha conosciuto un altro e Stephen lo ha accolto a casa loro. Da allora c’è stata una dinamica anticonvenzionale ma leale tra tre persone. Io ho dovuto esplorare sia il rapporto di Jane con Stephen che quello con Jonathan”. Il maestro di coro vedovo Jonathan Hellyer Jones, interpretato da Charlie Cox, fa flettere l’arco emotivo della pellicola. “Credo che la relazione di Jane e Stephen avesse raggiunto un punto in cui non era più possibile continuare nello stesso modo. Questo viene anche affrontato direttamente quando più tardi arriva Elaine (l’infermiera interpretata da Maxine Peake). E’ complicato – e meravigliosamente umano” dichiara Jones.
A tal proposito Cox osserva: “Jane non sa più dove sbattere la testa quando, per caso, conosce Jonathan. Lui comincia dando una mano alla famiglia Hawking, ma quando inizia a sviluppare sentimenti per Jane deve prendere delle decisioni inaspettate. Lui è un brav’uomo che cerca di fare la cosa giusta. Il bello del modo in cui Anthony ha costruito la sceneggiatura è che ci si sente emotivamente coinvolti da tutte e tre queste persone e dalle loro rispettive storie d’amore. Sul set, James ha creato un’atmosfera di libertà perché noi potessimo arrivare al cuore dei momenti vissuti tra i nostri personaggi”.

TTOE_D02_00614_R_CROP

Per quanto riguarda le location, la troupe ha avuto la fortuna di girare a Cambridge, sia in città che nell’università. “Girare a Cambridge ci ha dato coerenza, un senso di vita universitaria e di vita accademica. La maggior parte della vita di Stephen è trascorsa in accademia. Abbiamo potuto girare là interni ed esterni per una settimana, incluso fortunatamente l’ambiente fondamentale dove ha avuto luogo il Ballo di fine anno (May Ball) dell’Università, che segna una svolta romantica nella vita di Stephen e Jane” afferma il regista. Il Professor Stephen Hawking era presente durante le riprese della sequenza del Ballo, lo stesso vale per Lucy e Timothy Hawking – due dei suoi figli avuti da Jane, che era anch’essa presente con Jonathan Hellyer Jones. In altri giorni, Jane ha accompagnato i filmmaker in giro per i luoghi di Cambridge che erano significativi per lei e Stephen.

A prescindere da quale fosse la location, Marsh riconosce al suo direttore della fotografia Benoît Delhomme di aver creato dei momenti memorabili puramente visivi: “In alcune parti del film non c’è molto dialogo; semplicemente si osservano delle persone. Io e Benoît abbiamo avuto l’idea di utilizzare alcuni filmini della famiglia Hawking per far avanzare la storia. Benoît ha girato queste scene in Super 8 e con pellicola da 16-millimetri per creare un tipo diverso di atmosfera nel film che è più intima e ci permette di conoscere meglio la famiglia. Per esempio vediamo che i figli giocano molto col padre anche se lui sta su una sedia a rotelle; sono naturali e hanno accettato la situazione”.

TTOE_D05_02169

Ragione e sentimento che si scontrano e un protagonista indimenticabile sono gli ingredienti base per questa spettacolare pellicola che commuove e vede il trionfo della vita sulla malattia. L’ateismo di Hawking si imbatte nella genuina fede di Jane, ma il film non propende né per una tesi né per l’altra e sta a metà strada. Il film vince la sfida e fa riflettere puntando su una grande persona quale è Stephen Hawking, l’uomo che ce l’ha fatta nonostante tutto.

Comments

comments

One Comment