L’arte del Cosplay raccontata dai protagonisti – La parola a Giada Pacini

Antonella Cabras –

Continua il nostro viaggio nel mondo del Cosplay raccontato dai protagonisti! Se anche voi siete cosplayer non esitate a raccontarci la vostra esperienza

Kotori Minami (tratta dall'anime " Love Live: School Idol Project") ©AhoBaka Cosplay Photography
Kotori Minami (tratta dall’anime ” Love Live: School Idol Project”) ©AhoBaka Cosplay Photography

Il nostro viaggio nel mondo del Cosplay non si arresta e questa volta la protagonista della nostra intervista è la giovanissima cosplayer Giada Pacini, classe 1998, autodidatta.

Come e quando hai sentito parlare di Cosplay per la prima volta?
“Credo sia stato più o meno cinque anni fa: ho sempre avuto interesse per videogiochi, libri e fumetti, e in questi casi è inevitabile inciampare nel cosplay prima o poi! Ricordo di aver visto un video di Cosplay lip-dub (un video musicale popolare che combina sincronizzazione e doppiaggio audio), girato al ComicCon di San Diego ed ero rimasta davvero senza parole. All’inizio non pensavo che avrei iniziato a fare cosplay anch’io, mi sembrava troppo complicato”.

E invece poi ci hai provato… Per realizzare i tuoi costumi ai tutto da sola o chiedi aiuto ad altre persone?
“Ho sempre fatto tutto da sola, sono una persona fin troppo orgogliosa perciò preferisco arrangiarmi piuttosto che farmi aiutare. Inoltre penso che si impari di più andando un po’ a tentoni e imparando dai propri errori piuttosto che facendosi aiutare da qualcun’altro”.

Nel creare un personaggio, ti sei mai scoraggiata per la difficoltà del costume e dell’interpretazione e in generale, come realizzi i tuoi personaggi?
“Essendo autodidatta, quasi ogni nuovo Cosplay è una sfida, perciò mi capita spesso di sentirmi un po’ scoraggiata, soprattutto per quanto riguarda il piano sartoriale, ma cerco sempre di non abbattermi e trovare una soluzione. Inizio sempre buttando giù uno schizzo dell’abito partendo da delle immagini di riferimento del personaggio, così sono sicura di averne una visione completa: molte volte gli abiti che voglio replicare non sono completamente visibili, perché magari sono presenti in pochi fotogrammi o in qualche vignetta, perciò la bozza mi serve anche a giocare di fantasia e colmare qualche lacuna visiva. Sono abbastanza perfezionista, perciò succede che cominci un abito più volte, fino a quando non è come vorrei”.

Cosa puoi dirci delle fiere alle quali hai partecipato? Ce n’è una in particolare che ti ha colpito e una alla quale vorresti assolutamente partecipare?
“Faccio cosplay da pochissimo, meno di un anno, quindi non sono stata a molte fiere: ho visitato molte di quelle che ci sono in Sardegna, sono stata per due anni al Lucca Comics e una volta al Romics primaverile. Sinceramente non saprei sceglierne una preferita, ogni fiera ha i suoi lati positivi e credo che dipenda anche dalle persone con cui si visita. Ho amato Lucca per la sua atmosfera fiabesca, ma allo stesso tempo mi diverto ai piccoli eventi in zona, in cui è più facile incontrarsi con altri cosplayer o con amici che abitano lontano. Mi piacerebbe visitare la Japan Expo, a Parigi: è una convention che ogni anno ospita personaggi importanti sia nell’ambito del Cosplay sia in quelli dei fumetti e della musica J-pop e K-pop”.

Potresti anticipare qualcosa su un personaggio che hai in preparazione?
“Al momento sto facendo i preparativi per un personaggio a cui sono molto affezionata, ovvero Letizia, di Cotton Tales, che è un fumetto italianissimo scritto da Jessica Cioffi (in arte Loputyn). È la prima volta in cui inizio un personaggio pensando già a quale esibizione mettere in scena, perciò sono molto emozionata all’idea di portarla. Ho un po’ paura per la realizzazione del vestito perché è un abito ispirato alla moda Vittoriana ed è ricco di dettagli (segno distintivo della fumettista). Speriamo per il meglio!”

Ichigo Hoshimiya (tratta dall'anime di "Aikatsu") ©Alessandro Passanese
Ichigo Hoshimiya (tratta dall’anime di “Aikatsu”) ©Alessandro Passanese

Pensi che in Italia ci siano ancora pregiudizi e che circolino stereotipi sul mondo Cosplay?
“Non saprei dire. Al momento non mi sembra che il Cosplay sia così tanto malvisto, o almeno nella zona in cui vivo. Naturalmente ci sono ancora persone che non lo capiscono e che perciò storcono il naso, ma penso sia normale. Credo che uno dei pregiudizi più comuni sul Cosplay sia il fatto che chi lo pratica sia una persona che non è disposta crescere e che per questo si nasconda dietro personaggi di finzione e atteggiamenti che non gli appartengono, oppure che sia una persona esibizionista e piena di sé. Penso che la causa di tutto ciò sia la disinformazione: la maggior parte delle persone che pensa queste cose semplicemente non ha contatti con il mondo del Cosplay e per questo non può capirlo. Anche dei miei conoscenti, quando ho iniziato a fare Cosplay, non hanno ben visto la cosa, ma al momento mi è difficile pensare anche ad una sola persona che dopo essere venuta ad un evento non si sia ricreduta”.

Cosa bisogna avere per fare un Cosplay di successo?
“Un’arma enorme! Ovviamente scherzo! In realtà dipende molto da chi si vuole colpire con il proprio Cosplay. Di solito chi viene occasionalmente alle fiere si ricorda dei Cosplay di personaggi conosciuti, magari tratti da film d’animazione appena usciti oppure di personaggi immortali come i supereroi, non facendo troppa attenzione alla fattura. Da cosplayer, invece, sapendo quanto lavoro richiede creare un abito, si fa maggiore attenzione ai dettagli e alla difficoltà di realizzazione, indipendentemente dal personaggio interpretato.

Cosa vuol dire essere cosplayer? Quali limiti aiuta a superare e in cosa arricchisce?
“Credo che essere cosplayer significhi non avere paura di reinterpretare se stessi e uscire dagli schemi. Prima di iniziare a fare Cosplay ero una persona molto diversa, meno solare e sicuramente meno aperta, anzi, ero timidissima! Al di là delle capacità necessarie per confezionare un abito, fare Cosplay significa mettersi in gioco, fisicamente e caratterialmente. Non avere paura di stare su un palco e avere sempre in testa l’intenzione di rendere felici chi ci sta intorno”.

Hai un nome d’arte? Dove possiamo vedere le tue creazioni?
“Nel mondo del Cosplay mi faccio chiamare Hisui e posto i miei Cosplay solo sul mio profilo personale di Facebook”

Leggi anche l’intervista a MafaldaStefaniaMario Michele, MarcoChris ,  Valentino, e a Tiziana.

Sei un cosplayer? Non esitate, raccontaci cos’è per te il Cosplay, parlaci della tua esperienza, inviaci le tue foto delle tue migliori interpretazioni qui sotto, su FacebookTwitter o G+ 

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