L’arte del Cosplay raccontata dai protagonisti – La parola a Mafalda Pusceddu di Umbrella

Antonella Cabras –

Un tuffo nel mondo del Cosplay, per scoprire tutti i segreti di un’arte che dal Giappone ha saputo conquistare, nel corso degli anni, tutta Italia. Ecco la prima intervista! 

Alcuni cosplayer per le vie di Lucca durante il Lucca Comics
Alcuni cosplayer per le vie di Lucca durante il Lucca Comics

Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di cosplay. Quasi impossibile ormai visto che la passione per quest’arte si è ben diffusa in tutto il mondo, a partire dal Giappone fino ad arrivare qui in Italia. Inizialmente si interpretavano solo personaggi del mondo dei manga, anime e dei videogiochi, ma la passione è dilagata fino a comprendere personaggi della musica, del cinema e della televisione. Impossibile andare ad una fiera o un grande evento senza veder sfilare il cast di “Star Wars” o de “Il Signore degli Anelli” accanto a qualche supereroe della Marvel o ai protagonisti di “Neon Genesis Evangelion” e “One Piece”, per citarne solo alcuni.

In Italia si svolgono annualmente importanti eventi e fiere dedicati interamente al mondo del fumetto, con grande attenzione al cosplay e ai cosplayer, con tanto di gare e premi. Attenzione: in gara non conta solo la somiglianza col personaggio scelto, ma anche e soprattutto l’interpretazione, senza contare l’importanza del make up e della fattura del costume, che per essere premiato deve essere realizzato dal cosplayer.
Alcune delle fiere più amate sono: il Lucca Comics&Games che è a oggi la più importante rassegna cosplay d’Europa (attiva dai primi anni ’90, si svolge sempre a cavallo tra ottobre e novembre), il Romics a Roma che da appuntamento agli appassionati ben due volte l’anno, il Torino Comics in cui, da due anni a questa parte, un intero padiglione viene dedicato alla sfilata cosplay attirando migliaia di curiosi (l’appuntamento è sempre ad aprile) e il Festival del Fumetto di Novegro che, con l’edizione primaverile e invernale, accoglie moltissimi cosplayer da tutta Italia, nella cornice di un verdissimo parco espositivo.  Su tutto il territorio italiano, inoltre, nascono e si consolidano tante altre piccole realtà che riempiono il calendario per tutto l’anno.

È importante fare una premessa: il Cosplay non è una moda passeggera, bensì, una vera e propria arte, fatta di sacrifici, pazienza e soddisfazioni. Essere un cosplayer non significa essere esibizionista, ma piuttosto aver la volontà di mostrare l’amore che si prova verso un certo personaggio. Un cosplayer non si esibisce solo per se stesso, ma soprattutto per gli altri, per far emozionare e divertire.

Per capire meglio il mondo Cosplay abbiamo voluto dare la parola agli stessi protagonisti realizzando molte interviste a cosplayer di tutta Italia. Ogni cosplayer che abbiamo incontrato ha un bagaglio di esperienze diverse,  ma tutti hanno la stessa voglia di mettersi in gioco. Non abbiamo parlato solo dei personaggi, ma anche delle difficoltà per realizzare i costumi, dei pregiudizi nei confronti dei cosplayer e dei loro personali consigli per approcciarsi a quest’arte. Ecco di seguito la prima, di molti altri, cosplayer che hanno voluto condividere con noi la loro passione.  

Morticia Addams per il tema "Halloween" ©Umbrella Italian Division
Morticia Addams per il tema “Halloween” ©Umbrella Italian Division

MAFALDA PUSCEDDU, classe 1994, vive a Cagliari

Quando e come hai sentito parlare di Cosplay per la prima volta?
“La prima volta che ne ho sentito parlare, è stata con un post divertente dedicato ai cosplay fail, in cui spiccava una foto di un uomo vestito da Sailor Moon. Incuriosita, ho fatto delle ricerche su internet ed ho iniziato ad appassionarmi alla cosa. Ma è stato a Lucca Comics 2012, il momento in cui mi innamorata del Cosplay. Proprio durante la fiera, ho avuto modo di conoscere la Umbrella Italian Division, grazie alla quale ho fatto il mio primo Cosplay, anche se in quel caso sarebbe meglio dire figurante. Bellissima occasione il Lucca Comics!”

Che cos’è la Umbrella Italian Division? Raccontaci della tua esperienza con loro.
Si tratta di un’associazione culturale no profit, che mira a riunire i fan della saga di Resident Evil. Il mio primo evento con la UID è stato Cartoomics 2014 a Milano e come esperienza, posso dire che è stata fantastica. Era il mio primo evento, ho iniziato come zombie e non ho mai mollato quel reparto. E’ davvero difficile descrivere l’emozione che ho provato durante l’evento: foto, trucco, video e rappresentazioni. È stato un boom di emozioni! L’esperienza in UID mi ha davvero avvicinata al cosplay. Amo l’associazione e tutt’ora ne sono membro”.

Quindi, nella tua esperienza, è stato sicuramente decisivo l’aiuto di altre persone?
“Ho iniziato a 18 anni, quando ero una ragazza davvero insicura. Il sostegno degli altri membri è stato essenziale, soprattutto per l’entusiasmo che mi hanno trasmesso. Al di fuori della UID ho conosciuto tantissimi cosplayers e ho notato una grande collaborazione, tanto appoggio e supporto, che sia per le idee o per il completamento dei costumi. L’aiuto di altre persone , soprattutto agli inizi è sicuramente decisivo“.

Parliamo dei personaggi che interpreti: sei sempre stata fan della saga di Resident Evil o l’hai in qualche modo scoperta grazie alla Umbrella Italian Division?
“Sono fan della saga di Resident Evil sin da bambina, è la mia preferita. Ho giocato (e rigiocato più volte), tutti i RE per Playstation e letto i libri della scrittrice S.D.Perry. Ho fatto il cosplay di uno dei personaggi principali, Claire Redfield. Rivivo il mondo di Resident Evil al Lucca Comics o al Cartoomisc. La saga occupava un posto nel mio cuore già prima dell’incontro con la UID ma, grazie all’associazione, ho la possibilità di vivere quel mondo tanto amato”.

C’è un personaggio che ami in particolar modo e uno che vorresti assolutamente interpretare?
“E’ davvero difficile scegliere un personaggio preferito, sono tutti molto diversi e affascinanti per diversi motivi. Dovendone scegliere uno sul momento, rimango davvero indecisa tra Wesker e Leon, due personaggi totalmente opposti! Il personaggio che mi piacerebbe interpretare, soprattutto in UID , è Lupo, leader dell’ U.S.S.. Ma anche Claire non sarebbe male!”

Qual è tua opinione sui pregiudizi e gli stereotipi che ancora circondano il mondo Cosplay, soprattutto qui in Italia e specialmente in Sardegna?
I pregiudizi sono davvero forti, come in tutte le cose nuove e particolari, ma non insormontabili. Mia madre pensava che fare cosplay fosse da depravati e pervertiti, è arrivata a buttare via alcuni dei miei costumi e ci sono stati dei periodi davvero pesanti. Per fortuna non ho mollato e ho capito che, per farle capire cosa fosse davvero, avrebbe dovuto viverlo a piccoli passi così l’ho portata al Giocomix. Io indossavo un costume da infermiera di Silent Hill ( non sai quante storie!). A primo impatto sembrava un po’ titubante a girare e ad avvicinarsi agli altri cosplayers. Dopo cinque minuti ha fatto una foto con Mr Satan, altri dieci minuti ed è arrivata una foto con il gruppo de Lo Hobbit e dopo cinque mesi mi ha accompagnata al Lucca Comics 2014! La settimana scorsa ha prenotato i biglietti per l’evento 2015. Il Cosplay non è solo mascherarsi ma è vivere ciò che ti piace, che sia un libro, un film o una serie. Se fosse più conosciuto e se le persone partecipassero alle fiere anche solo come visitatori, sono certa che questi pregiudizi sparirebbero subito. Ovviamente non deve piacere a tutti, ma sono certa che ogni bambino amerebbe vedere i suoi eroi in carne ed ossa e ogni adulto si sentirebbe un po’ bambino nel rivedere i personaggi della sua infanzia”.

Ci sono anche pregiudizi nei confronti delle ragazze che praticano l’arte del cosplayer?
Essendo i comics, i videogiochi e i manga diretti prevalentemente verso il pubblico maschile, i personaggi femminili indossano spesso abiti molto succinti. L’indossare determinati costumi, crea inevitabilmente molti pregiudizi nei confronti della ragazza, sia perché il fisico fantascientifico di certi personaggi non ti aiuta (in quel caso ritengo sia opportuno evitare, ma giustamente il Cosplay è libero), sia perché certi costumi mostrano davvero tanto come ad esempio i personaggi femminili del picchiaduro Mortal Kombact. Non essendo una facile ai pregiudizi ritengo che la volgarità non stia nel costume in se ma in come lo si porta. La cosplayer Michela Frost, ad esempio, ha fatto il cosplay di Kitana, che essendo molto bella le è davvero riuscito e non c’è assolutamente volgarità nel suo modo di portarlo. Purtoppo però non tutti la pensano così e la cosa più triste sta nel fatto che questi pregiudizi nascano prevalentemente dalle stesse ragazze”.

Uno Zombie in tema "Metal" ©Umbrella Italian Division
Uno Zombie in tema “Metal” ©Umbrella Italian Division

Hai mai fatto qualche pazzia per interpretare un personaggio?
“Si, due in particolare: ho fatto dieta rigida (seguita da una nutrizionista) e tanta palestra. Ho perso 9 kg per poter interpretare Bulma e Morticia Addams. Ovviamente rientro nel peso forma e ciò non ha fatto altro che giovarmi! Per quanto riguarda pazzie vere e proprie ho riportato vari lividi e una cicatrice bella grande nell’interpretazione dello zombie di Resident Evil , ma le rifarei entrambe!”

A quale fiera o evento vorresti assolutamente partecipare?
“Per me sarebbe un sogno partecipare alla San Diego Comic-Con International, la convention più grande degli Stati Uniti”.

Qual è, secondo te, il bello di essere cosplayer e, se c’è, il brutto?
“Il bello dell’essere cosplayer è la possibilità di sprigionare tutta la tua fantasia e divertirti. Molti cosplayers sono totalmente diversi quando indossano il costume: sono molto più sicuri, più portati alla collaborazione e al cameratismo, si evade da una realtà spesso negativa, interpretando personaggi a cui vorremmo assomigliare e da cui prendiamo esempio. Il lato negativo sta nei pregiudizi che spesso vengono a costituirsi anche all’interno del gruppo e alla competitività non sana“.

Hai altre passioni nella vita, oltre a quella del Cosplay?
“Cero, i libri, lo sport all’aperto, i videogiochi e il mio cucciolo Pepe. Per il resto, sono una normalissima studentessa universitaria”.

Hai un sito web o una pagina Facebook con i tuoi personaggi?
“Non mi sento ancora all’altezza per aprire una pagina o un sito con i miei lavori. Ho aperto un profilo Instagram per gioco e ho inventato un nome d’arte, ‘The walking Muffin‘, più per divertimento che per uno scopo reale. Le mie foto sono tutte pubblicate sul mio profilo facebook o nella pagina dell’Umbrella 

Cosa consiglieresti a chi si avvicina al mondo Cosplay?
“Vedrete un sacco di esperti cosplayer che vi faranno pensare di non essere bravi abbastanza, ci saranno tanti pregiudizi e la strada sarà lunga, ma all’arrivo vi renderete conto che non è nulla in confronto a quello che il mondo del Cosplay ha da offrire! L’essere cosplayer ha ampliato la mia mentalità, mi ha spinta ad apprezzare tutto ciò che è diverso nella sua particolarità, ha aumentato la mia autostima e la mia sicurezza, ha ampliato le mie amicizie e mi ha dato l’opportunità di conoscere persone diverse e le loro realtà. Molti possono pensare che il Cosplay sia per bambini, nel mio caso, il Cosplay mi ha fatta crescere e (spero) migliorare”.

Sei un cosplayer? Non esitare, raccontaci cos’è per te il Cosplay, parlaci della tua esperienza e inviaci le foto delle tue migliori interpretazioni, ti aspettiamo su FacebookTwitter o G+ 

Comments

comments

8 Comments