L’arte del Cosplay raccontata dai protagonisti – La parola a Mario Michele Cravero

Antonella Cabras – 

Continua la nostra avventura nel mondo del Cosplay raccontato dai protagonisti 

Il nostro viaggio nel mondo del Cosplay non si ferma, questa volta il protagonista della nostra esplorazione è il cosplayer Mario Michele Cravero, 31 anni, di Sassari, che ci propone un tuffo in questo mondo ponendo una particolare attenzione “all’American Style”.

Ray Stantz ("Ghostbusters- Acchiappafantasmi")
Ray Stantz (“Ghostbusters- Acchiappafantasmi”)

Raccontami come e quando hai sentito parlare di cosplay per la prima volta
Il mio approccio al Cosplay è avvenuto per puro caso, circa cinque anni fa, quando rividi il film “Ghostbusters” con il quale ero cresciuto da piccolo essendo classe 1984, anno di uscita del film. Lì mi balenò l’idea di realizzare gli oggetti presenti nella pellicola e lì realizzai il mio primo prop: il proton pack, lo zaino protonico. Poi successivamente realizzai la trappola e il resto del costume”. 

Hai fatto tutto da solo o è stato decisivo l’aiuto di altre persone, magari persone esperte del mondo Cosplay?
“No, tutto da solo. In realtà sono una persona che deve realizzare tutto da sé. Sono molto autocritico”. 

Come scegli i tuoi personaggi? Ti scoraggia l’eventuale difficoltà della creazione di un costume?
“A volte si. Però mi piacciono le sfide. Un esempio: è da quattro anni che sto realizzando un’armatura di Iron Man che spero di portare a settembre al Sassari Cosplay. Diciamo che non rinuncio facilmente. I personaggi li scelgo in base a cosa mi lega o cosa mi ispirano. Arrow è un personaggio molto motivazionale da quel punto di vista e penso che chiunque vorrebbe avere quelle capacità. Sono sogni ad occhi aperti. Il cosplay fa questo, ti fa sognare“. 

Stavo per domandarti quale personaggio ami interpretare in modo particolare e mi pare di capire che Arrow è un personaggio che ami molto
Si, molto. Oltre al fatto che regala un sorriso a chiunque. Vedere un bambino che ti chiede una fotografia in Cosplay è una soddisfazione. Ti vede come un personaggio pulito, qualcosa che non esiste nella società moderna”. 

Come mai la tua scelta cade su personaggi cinematografici o, come nel caso di Arrow, personaggi della serialità? Mai personaggi di anime e manga?
“No. Ci sono diciamo due scuole di pensiero: il”Giappo stile” è un mondo un po’ più ampio che prende film, serie tv, cartoni animati, fumetti. Io sono più all’americana. Non sono un grande amante dei manga o del Cosplay giapponese, nonostante ci siano cosplayer giapponesi bravissimi, degli artigiani precisissimi”. 

A proposito, in Giappone, dove tutto è nato, l’essere cosplayer comporta anche uno sbocco in ambito lavorativo. In Italia invece come viene visto il mondo cosplay? Ci sono ancora pregiudizi e vigono stereotipi?
In Italia la cosa sta cominciando a muoversi sempre più velocemente. Ci sono molti prop maker, che riescono a muoversi in un piccolo mercato. Più che altro questo mercato è ben oleato in America dove ci sono collezionisti o cosplayer che pagano pur di possedere un oggetto preciso e introvabile. In Italia tutto questo esiste ma in tono minore, però anche qui ci sono laboratori artistici che producono gadget per Cosplay, anche se credo che abbiano più contatti d’acquisto in America. In Sardegna la cosa è un po’ più lenta come accade sempre nelle isole. Qui è leggermente più chiusa come cosa. In Sardegna ci sono delle fiere di cosplay nate dalla passione di pochi che hanno contagiato tanti. Sarebbe strano anche per me vedere una persona vestita da Iron Man passeggiare per strada indisturbato, una cosa che invece fuori dall’isola magari è vista come routine. Il fatto è che, secondo me, ci voleva qualcuno di coraggioso che ci mettesse la faccia creando un evento simile anche a Sassari, oltre alla creazione dell’associazione Sassari Cosplay. Questa persona è Vincenzo Pilo (cosplayer e presidente dell’associazione culturale Sassari Cosplay)”.

Arrow
Arrow

Cosa consiglieresti a chi volesse iniziare nel mondo cosplay?
“Prima di tutto non è una moda. Sai, a volte è facile vedere un qualcosa e poi mettersi in gioco, però come è logico ci vuole la scintilla della passione per questo mondo, quel qualcosa che non ti fa realizzare un accessorio o un costume solo per sfoggiarlo in giro. Il cosplay è diciamo un qualcosa di più nobile, magari legato alla nostra infanzia,con personaggi che ci hanno fatto crescere”.

 Credi che sia utile per coloro che hanno molte insicurezze? Aiuta in qualche modo a superare i propri limiti?
“Certo. Credo che a volte tu vuoi essere nella realtà il personaggio che scegli di realizzare. Per quanto mi riguarda, l’insicurezza la si perde durante la realizzazione. Immaginare un lavoro finito e, man mano che le tue mani si sporcano, prendere le sembianze di quel personaggio. A volte é difficile raggiungere quei limiti,  ma una volta che hai finito non hai tra le mani solo un costume, hai anche una parte di te fatta di sacrifici, pazienza e passione”.

Quali sacrifici hai fatto per i tuoi personaggi? O magari, quali pazzie?
“Per sacrifici intendo proprio rinunciare al tempo libero, magari con gli amici. Ripeto, è una droga, per non parlare dei soldi spesi nei materiali: vanno via patrimoni! Anche se il vero cosplayer sa arrangiarsi un po’ con tutto”. 

Per quanto riguarda le gare, che mi dici? Che effetto fa essere sul palco?
“Emozioni uniche! Al Cosplay di Sassari di settembre 2014 è stato fantastico! Un’affluenza di pubblico mai vista prima e salire sul palco a fine serata, con le luci del tramonto, le urla delle persone… insomma un’esperienza bellissima! Vincenzo ha fatto un ottimo lavoro!”

Qual è il bello e il brutto dell’essere un cosplayer?
“Il bello, per quanto mi riguarda, è una continua ricerca.. Una volta che inizi ti vuoi sempre rimettere in gioco con un nuovo costume. Il brutto? Per ora non ho trovato lati negativi. Cosa comporta essere un cosplayer? Essere preciso. Non lasciare mai niente di approssimativo. La vita è fatta di dettagli e anche un buon Cosplay è fatto di dettagli, di particolari che in pochi notano e sono proprio quelli che ti fanno apprezzare le ore di lavoro che riversi su di esso”. 

Hai mai avuto qualche modello al quale facevi riferimento quando hai cominciato con il Cosplay?
“Devo essere sincero: no. In realtà ci sono più modelli femminili, forse legati più che altro al fattore “modella cosplayer” Non sono molto per il seguire un lavoro o processo altrui, ho imparato sbagliando e buttando”. 

Ecco, parlando delle ragazze nel mondo cosplay. Dal tuo punto di vista maschile, pensi che ci siano pregiudizi nei confronti delle donne?
“No, però credo che si dia un po’ troppa importanza al fattore provocazione. Il cosplay è fatto anche di libertà di rielaborazione. Se una cosplayer vuole modificare un costume e in più ha un fisico che le permette un certo risultato, perché non dovrebbero farlo solo per il giudizio altrui? Se cominciamo a mettere i paletti anche in questo mondo, vedremo ragazze in cosplay col dolcevita! Facciamo divertendoci senza puntare troppo il dito sul prossimo“. 

Hai altre passioni nella vita oltre a quella per il cosplay?
“Certo. Pratico sport: karate e palestra (sala pesi), ho l’hobby della fotografia e adoro passare le serate a guardare serie tv in lingua originale. Sono proprio un nerd!”.

Ultima curiosità: utilizzi un nome d’arte e hai una pagina facebook, un sito web o un canale youtube dove chiunque possa vedere le tue creazioni?
“In realtà no, non faccio molta pubblicità ai miei lavori, cosa forse molto sbagliata. Più che altro posto dei work in progress di ciò che realizzo sulla mia pagina personale di Facebook. Credo però che non tarderò a crearne una”.

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