L’idillio spezzato di una famiglia media americana in “American Pastoral”

Antonella Cabras –

Non perdetevi l’esordio alla regia di Ewan McGregor alle prese con un capolavoro della letteratura: il 20 ottobre uscirà “American Pastoral” distribuito dalla Eagle Pictures

 

american-pastoral70x100-sac-72ppiNel 1997 uscì un romanzo, “Pastorale americana”, del celebre scrittore Philip Roth e fu subito successo, tant’è che grazie a questo libro Roth vinse il Premio Pulitzer nell’anno successivo. Un Ewan McGregor alquanto coraggioso ha deciso di prendere questa pietra miliare della letteratura e trasformarla in adattamento cinematografico, con se stesso alla regia (la sua prima prova da regista) e nei panni del protagonista, il tutto col beneplacito dello stesso Roth che ha definito il film all’altezza del suo libro. Forse l’opinione di Roth soddisferà i fan del romanzo i quali hanno storto il naso al pensiero di McGregor nei panni dello “Svedese”, il protagonista della vicenda e non perché McGregor non sia un ottimo attore, anzi, ma per la sua fisicità.

Di cosa parla “American Pastoral”?
É la storia di Seymour Levov detto “lo Svedese”, un uomo che dalla vita ha avuto tutto: bellezza, carriera, soldi, una moglie ex Miss New Jersey e una bambina a lungo desiderata, ma il cui mondo pian piano va in pezzi quando la figlia ormai adolescente compie un attacco terroristico che provoca una vittima. Com’è possibile che una tragedia di queste proporzioni sia accaduta proprio allo Svedese, la persona che per tutta la sua vita ha incarnato il Sogno Americano? Dove ha sbagliato?

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I Levov formano una famiglia normale, di ebrei immigrati in America, ben ambientati. Insomma, una famiglia media come tante altre, ligia al dovere. Peccato che Merry, la figlia dello Svedese, manderà in frantumi l’idillio, unendosi ad un gruppo di estrema sinistra e protestando contro la guerra in corso, arrivando a gesti estremi. Lo Svedese vedrà crollare lentamente tutto attorno a lui rendendosi conto che  sua apparentemente solida “pastorale americana” non ha più senso di esistere.

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La genesi del film è presto detta: lo sceneggiatore John Romano, laurea in Letteratura e professore d’inglese alla Columbia University, è stato attratto da una storia che non solo spazia attraverso uno dei periodi di cambiamento più vertiginosi della vita americana (dalla positività del dopoguerra e la conformità dei tardi anni ’40 agli esplosivi subbugli e gli effetti dirompenti degli anni ’70), ma ripercorre anche importanti eventi storici e come questi si siano intrecciati con i momenti famigliari privati.

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A lui si è unito McGregor, il quale sapeva fin dall’inizio di portare sullo schermo una storia alquanto complicata. “Ho sempre desiderato curare la regia di un film, ma non volevo farlo tanto per farlo” spiega McGregor. “Volevo avere una storia che fossi motivato a raccontare. Nel corso della sua vita, lo Svedese fa sempre quello che la gente si aspetta da lui, quello che desidera lui faccia. Non perde mai le sue convinzioni morali su cosa sia giusto o sbagliato. Ma per certi versi questa è la sua rovina. La moglie Dawn, va avanti verso un’altra vita, ma lo Svedese cerca sempre di tenere tutte le cose insieme, di renderle nuovamente perfette”.

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Al suo fianco, McGregor può contare su due talentuose attrici. Nei panni della moglie c’è Jennifer Connelly, la quale ha detto del regista: “È una gioia stargli accanto e lavorare con lui. È così gentile e generoso e ha un modo piacevole di comunicare con tutti. Si è reso molto disponibile per i suoi attori, abbiamo trascorso un periodo di prove molto costruttivo”.

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A Dakota Fanning è spettato l’arduo ruolo di Merry, ma sebbene giovane, la Fanning può vantare un curriculum di tutto rispetto e un talento notevole. “È stata la mia prima volta con un attore che è anche regista del film e non avrei potuto chiedere nulla di meglio che vivere questa esperienza con Ewan” dice l’attrice. “Guardarlo bilanciare recitazione e regia per me è stato davvero stimolante. Inoltre è stato in grado di sostenere tutti e di mostrare grande rispetto per l’intero cast e crew”.

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La storia, pur se lunga e complicata, non risulta mai pesante e McGregor ha fatto sì che la trasposizione al cinema rispettasse questa caratteristica, puntando anch’egli come Roth sull’ironia come arma per combattere le problematiche vissute dai protagonisti. L’ambientazione della pellicola ben rispecchia quella del romanzo, ossia una cittadina con la media borghesia che lotta per mantenere un rigore almeno superficiale dietro il quale però si cela una crisi imminente.
Come già affermato, McGregor ha avuto molto coraggio ad affrontare questa sfida e il risultato sarà all’altezza delle aspettative del romanzo di Roth. Non resta che andare in sala e vedere se tutti saranno d’accordo nel promuovere il regista e la sua fedeltà ad uno dei maggiori capolavori del mondo.

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