L’importanza della tecnica nella fotografia

Toni Spagone , testo e foto –

Le ragioni per le quali, apprendere la tecnica fotografica è importante soprattutto oggi in era digitale 

Valle d'Aosta Quart paesaggio dal castello © Toni Spagone – Realy Easy Star
Valle d’Aosta Quart paesaggio dal castello
© Toni Spagone – Realy Easy Star

Quando ero adolescente, da sempre attratto dall’estetica delle cose, mi fermavo a guardare le immagini meravigliato da come, alcuni fotografi, riuscivano a catturare la mia attenzione rispetto ad altri.Alcuni riuscivano a farmi sognare, partecipare attivamente ed emotivamente al loro lavoro, mentre altri non riuscivano a stimolare il mio desiderio di conoscenza e di “bellezza “.
Solo più tardi, quando intrapresi la scuola di fotografia, riuscii a capire il perché: Coloro che riuscivano a darmi le sensazioni maggiori avevano dalla loro, una conoscenza della tecnica molto alta, che in alcuni casi, stravolgevano quasi completamente per dare il senso voluto all’immagine; avevano poi il gusto, affinato dalle innumerevoli visioni di immagini che ogni giorno guardavano ed infine la consapevolezza di voler dire qualcosa, esprimere un’opinione ed essere presenti nella realtà che volevano far vivere.
Anche se in quel periodo consideravo quasi impossibile raggiungere livelli così alti di fotografia, iniziai a lavorare su me stesso, a studiare oltre le ore di scuola, a partecipare ai workshop tenuti da professionisti, per riuscire a carpire quelli che allora definivo i “segreti del mestiere”.
Partecipavo ai concorsi, soprattutto per confrontarmi con le altre realtà e vedere come gli altri reagivano alle mie immagini. Il tutto con modestia, con la voglia di imparare e di crescere.
All’epoca scattavo quasi esclusivamente in bianco e nero, perché per me oltre la ripresa, era fondamentale seguire tutte le fasi della lavorazione, dallo sviluppo della pellicola alla stampa su carta e visto che il laboratorio, “ Camera Oscura “ , era allestito in maniera volante nel bagno di casa, le temperature per i bagni non erano sempre costanti, cosa fondamentale per il colore, il bianco e nero dava sicuramente risultati più confortanti .
Ora sono passati tanti anni, continuo ad avere la stessa passione, i sistemi sono diversi, si è passati quasi completamente dall’analogico al digitale, ma i concetti di base che avevo allora sono gli stessi: per ottenere delle immagini che lasciano il segno, bisogna conoscere a fondo la tecnica, per poter poi, volendo, stravolgerla a proprio piacimento.
Dalla camera oscura si è passati alla camera chiara, con molti meno problemi per “sviluppare” da sé il Colore, oltre il Bianco e Nero. I concetti sono gli stessi, il taglio, i toni, il colore devono essere armonizzati per darti l’effetto voluto: quello che è nella tua testa e che vuoi esprimere.
Di nuovo mi sono rimesso in gioco, ho partecipato attivamente, frequentando corsi di approfondimento con persone specializzate sui vari software di post produzione e sono arrivato alla conclusione che Lightroom, risponde all’esigenza completa per tutti coloro che vogliono fare con le proprie fotografie la differenza, indipendentemente che si faccia il fotografo per professione o per passione.
Lightroom che tradotto significa Camera Chiara, è un sistema completo che parte dall’importazione, passa per la catalogazione e sviluppo dell’immagine, fino ad arrivare all’esportazione in file per Web, per stampa tipografica o stampa fotografica. Ogni step del flusso di lavoro e gestito in una opportuna area chiamata modulo.
Da qui son partito con la versione beta nel lontano 2006 con l’apprendimento di questo software che oggi è arrivato alla versione 5.5.
Rispetto ad altri software, Lightroom, è stato congegnato per i fotografi e con i fotografi, per riuscire a creare un flusso di lavoro, con risultati strabilianti, in modo veloce e omogeneo su interi pacchetti di immagini.
In molti chiedono di poter collaborare con la Realy Easy Star , la mia agenzia fotografica, per poter pubblicare le proprie immagini su libri, riviste, web purtroppo solo pochi di questi , dopo aver visionato il loro lavoro, possono essere presi in considerazione, proprio perché la maggior parte non esegue la post produzione con i criteri giusti.
Quindi oltre alla ripresa fotografica, la post-produzione è un elemento indispensabile per la riuscita di una buona immagine. Mi fanno sorridere coloro che dicono, come per vanto e buona capacità fotografica, che le loro immagini hanno una minima post-produzione, magari nascondendo, con queste parole, una mancanza di capacità all’uso del software… In realtà bisogna intendere la “camera chiara” come un vero e proprio laboratorio fotografico dove sviluppare le proprie immagini e quindi utilizzarla al meglio, senza vederla come un artificio cui andare contro a tutti i costi.

Valle d'Aosta il Castello di Quart  © Toni Spagone – Realy Easy Star
Valle d’Aosta il Castello di Quart
© Toni Spagone – Realy Easy Star

Ci sono due modalità di ripresa differenti, che oggi con le moderne fotocamere vengono più utilizzati: Il formato Jpeg ed il formato Raw.
Il formato Jpeg è un formato compresso, la macchina automaticamente manipola i parametri di contrasto, saturazione, definizione.
Quindi le foto avranno poco bisogno di interventi post, per contro avremo immagini con poca definizione, per via della perdita costante dei dati che si avrà, ogni qual volta apriremo ed andremo a salvare nuovamente il file. Inoltre avremo immagini prive di personalizzazione, una delle principali forze per identificare l’autore stesso. Il formato Jpeg, in fotografia professionale, è usato soprattutto dai fotografi di attualità, di sport ed in tutti quei lavori in cui bisogna consegnare le immagini in tempi ristretti.
Poi c’è il Formato Raw, che è quello che prediligo, dove il sensore della fotocamera ha il compito solo di raccogliere i dati al momento dello scatto, i quali vengono elaborati in maniera marginale.
Il numero dei dati che acquisiremo sarà molto superiore, potendo lavorare anche a 14 bit, i vantaggi poi li scopriremo in fase di conversione del file.
In fase di conversione si potrà intervenire sul bilanciamento del bianco, sui colori, sul range dinamico dell’immagine, per migliorare le zone di luce ed ombra, sullo sharpening ecc; quindi va da sé che avere un numero maggiore di dati porterà ad un risultato finale ineccepibile, a confronto dello stesso scattato in Jpeg.
Qualcuno avrà da obiettare che ci sono degli svantaggi nell’adoperare il Raw, in quanto i file pesano troppo e il computer per lavorarli ha bisogno di più memoria.
Sicuramente, se lo scopo è quello di scattare foto per poi tenerle su una scheda da 1 giga perennemente, anche io consiglierei di adoperare il Jpeg, in tutti gli altri casi, consiglio il formato Raw e di conseguenza d’imparare a usare bene un software per poter intervenire e creare un’immagine unica che rispecchi quello che si vuole dire.
Ritornando alle fasi che fanno crescere la personalità di fotografo, si passa al gusto.
Il gusto è da trattarsi come materia estetica, concetto che va a scontrarsi con nozioni culturali basate su tradizioni, su modi di vivere e che, francamente, possono essere affrontate in maniera concreta e seria, solo dopo aver superato la prima fase, che come abbiamo detto è quella della tecnica.
Quando avremo padronanza della tecnica, avremo un buon 40% delle nostre potenzialità di diventare “ Grandi Fotografi “ o anche solo avere la soddisfazione di far guardare agli altri le nostre immagini distinguendoci dalle solite, monotone foto tutte uguali e senza un minimo di personalità.

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