Lo sconvolgente “Hungry Hearts” e le conseguenze di un amore materno ossessivo

Antonella Cabras-

Esce oggi al cinema una pellicola davvero originale: “Hungry Hearts” di Saverio Costanzo, distribuita dalla 01 Distribution. Il film sulle acute ossessioni di una madre, che tanto farà parlare di se

securedownloadIl regista Saverio Costanzo ama lavorare su temi particolari o addirittura estremi,  come la convivenza forzata tra una famiglia palestinese e un gruppo di militari israeliani del suo film d’esordio “Private” (col quale, nel 2004, ha vinto il Pardo d’Oro e il premio per il Miglior attore protagonista al Festival Internazionale di Locarno) o la storia di dolorosa formazione di due ragazzi in “La solitudine dei numeri primi“, pellicola in concorso alla 67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
E forse la laguna porta fortuna al regista visto che l’anno scorso la Mostra veneziana ha premiato i protagonisti di “Hungry Hearts” per la miglior interpretazione maschile dell’attore Adam Driver e quella femminile di Alba Rorwarcher.

Girato e ambientato a New York, in lingua inglese, il film racconta dell’italiana Mina e del newyorchese Jude che si innamorano e poco tempo dopo hanno un bambino. Una veggente dice a Mina che suo figlio sarà speciale, perciò la donna si convince di doverlo proteggere dalle impurità del mondo e preservarne la purezza. L’ossessione di Mina preoccupa Jude, il quale si trova un giorno di fronte ad una terribile verità: suo figlio non cresce, è in pericolo di vita e deve fare presto per salvarlo. All’interno della coppia inizia una battaglia sotterranea che condurrà ad una ricerca disperata di una soluzione nella quale le ragioni di tutti si confondono.

1Tema del film è l’ideologia, come afferma lo stesso regista: “Il vero demonio in questo film non è il cibo, ma l’ideologia. L’ideologia è sempre il frutto di un grande innamoramento. Mina è travolta dall’amore per suo figlio e per difendersi comincia a crearsi un suo sistema di comportamento. Le regole iniziano a ottunderle i sensi e lei smette di ascoltare le persone che le stanno intorno. Con l’ideologia funziona così: l’ideologia chiude, non apre. Quella di Mina un’ideologia della purezza”.

6Mina non è un personaggio che si ama, al contrario, ma il film non punta ad accusare il suo essere una mamma iperprotettiva. Già nel romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso (libro dal quale è stata tratta la sceneggiatura della pellicola), non c’è giudizio, bensì si racconta, a partire da un’esistenza qualunque, un dolore che non possiamo fare altro che riconoscere, che possiamo quasi definire una malattia del nostro tempo. “Avevo letto il libro un anno e mezzo prima di scrivere Hungry Hearts” ha dichiarato Costanzo, “mi aveva colpito ma allo stesso tempo respinto, forse perché la storia, da qualche parte, mi riguardava. Il tempo è passato e un giorno ho iniziato a lavorare alla sceneggiatura seguendo solo quello che ricordavo, senza rileggere. La storia di Franzoso mi ha accompagnato in questo modo nella ricerca di quello che poi si è trasformato in un racconto molto personale“.

3Mina è interpretata da Anna Rorwarcher che si è ormai distinta nel panorama del cinema italiano da molti anni: in occasione della Berlinale del 2008 viene scelta come rappresentante italiana e premiata come Shooting Star europea. Nello stesso anno vince il suo primo Ciak d’oro come attrice esordiente, il Premio Flaiano e soprattutto il David di Donatello come miglior attrice non protagonista per la sua interpretazione in “Giorni e Nuvole”. L’anno successivo riceve il David di Donatello come miglior attrice protagonista per il film “Il papà di Giovanna dove interpreta la difficile figlia di Silvio Orlando. Il 2010 è un anno ricco di successi e premi grazie all’uscita internazionale di “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino che la sceglie per interpretare la figlia di Tilda Swinton e de “La solitudine dei numeri primi” dove Alba incarna la fragile Alice della Rocca, interpretazione quest’ultima con cui si aggiudica a Venezia il Premio Francesco Pasinetti, il Ciak d’oro e il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista.

10La protagonista femminile parlando del film dichiara: “La nostra scommessa è stata fin dall’inizio volere bene a questo personaggio. Mina è animata da una motivazione giusta, volevamo capirla e seguirla mentre pian piano diventava il nemico nell’ambito della famiglia. La sceneggiatura non la giudicava, così nemmeno io l’ho giudicata. Credo che per questo personaggio ci sia una speranza. Mina capisce di aver esagerato e si dimostra disposta a rompere le regole che lei stessa ha fissato. Mina pensa di fare il bene di questo bambino e invece lo mette in pericolo. E’ una mamma che all’interno della famiglia diventa il nemico. Difficile interpretarla? No, mi è bastato non giudicarla e immaginare per lei un cambiamento, una presa di consapevolezza”. Vediamo Mina come un personaggio fragile che annulla la sua essenza femminile in funzione del figlio, escludendo dall’unione il suo compagno. La normale condivisione tra genitori diventa quindi un duo del quale Jude non può far parte. Così nel personaggio maschile viene meno la considerazione che ha sempre avuto nei confronti della compagna: non c’è solo un padre che deve salvare il suo bambino; c’è anche la dolorosa situazione di un uomo che vede sgretolarsi l’immagine del proprio amore, della donna che ha creduto perfetta e inscalfibile e che invece si rivela fragilissima.

2Adam Driver, il protagonista maschile ha veramente un curriculum di tutto rispetto: nel 2012 è apparso nel film candidato all’Oscar di Steven Spielberg “Lincoln” e ha avuto un ruolo nel film nominato all’oscar 2013 “Inside Llewyn Davis” per la regia dei fratelli Coen, oltre ad essere apparso nel film di Clint Eastwood acclamato dalla critica “J.Edgar” con Leonardo Di Caprio. Driver è attualmente impegnato nella produzione della quarta stagione di “Girls“, serie di successo della HBO, interpretazione che gli ha conferito la nomination agli Emmy Awards 2013 e 2014 come miglior attore non protagonista di una serie comica.

9La scelta dell’attore che desse vita a Jude non è stata semplice. Saverio Costanzo cercava un attore americano un po’ fuori dal comune, non soltanto un bravo interprete. “Siccome non trovavamo nessuno, Alba e io abbiamo cominciato a pensare che il film non l’avremmo girato” afferma il regista, ” poi l’agente di Adam Driver ha fatto in modo che leggesse la sceneggiatura e lui ha accettato di incontrarci. E’ stata una scena buffa: io e Alba eravamo i due italiani con la valigia di cartone che cercano fortuna in America. Ricordo che sono andato avanti io, Alba è rimasta a lungo dietro l’angolo. Quando Adam ci ha visti, ci ha abbracciati. E’ un attore sulla rampa di lancio. All’epoca sapeva che avrebbe fatto Star Wars e lavorato con Scorsese, eppure ha capito il nostro film, ha capito il nostro tentativo di fare una cosa che in America si fa di meno: portare una testimonianza”.

7Nel romanzo la storia si svolge in una città del nord Italia, ma il regista ha voluto spostare l’azione a New York. “Il romanzo di Franzoso è ambientato a Padova e Mina non è italiana, quindi vive in una dimensione di isolamento, di distacco, di assenza di radici. Anche Alba nel film doveva essere straniera, così ne abbiamo fatto un’italiana a New York. Ho scelto questa città perché ci ho vissuto mentre preparavo la tesi di laurea. Ho un rapporto affettivo particolare con New York. Roma non mi è mai sembrata adatta, era troppo poco violenta. Mi serviva una città più aggressiva, individualista e in cui è normale sentire il desiderio di proteggersi da tutto ciò che sta fuori casa, una città grande, in cui la solitudine si può far sentire diversamente che altrove e in cui ti scatta l’istinto di difesa”.

5Mina non è cattiva, o per lo meno, non lo è per scelta. Il suo atteggiamento nei confronti del figlio è dettato dall’amore ma, partendo da un sentimento positivo, la donna si ritrova ad agire su binari negativi. Un amore malato non è amore e il film racconta, l’altra faccia della medaglia, quando un figlio sembra voluto più dall’egoismo dei genitori che non come conseguenza di un’unione felice. La pellicola indaga su alcuni interrogativi, lasciando lo spettatore inquieto e facendo sicuramente riflettere.
Può la famiglia, che dovrebbe essere il luogo per eccellenza del benessere di un bambino, sgretolare pian piano le convenzioni? Quando l’amore per il proprio figlio diventa una forza distruttrice?

Una storia di amore estremo e di estrema sofferenza che ci racconta cosa succede quando il male si annida lì dove dovrebbe esserci la più infinita tenerezza.

Comments

comments