Lo straordinario viaggio verso la libertà di “Io sto con la Sposa”

Antonella Cabras –

Un favoloso matrimonio è sbarcato sugli schermi italiani il 9 ottobre: il docufilm “Io sto con la sposa” è pronto a mostrarci un’originale Europa. Prodotto da GinaFilms e DocLab, è finanziato da 2617 produttori dal basso ed è distribuito in Italia da Cineama

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Io sto con la Sposa, il docufilm realizzato grazie al Crowfounding è uscito ieri al cinema e grazie a una storia decisamente fuori dal comune e alle sue atmosfere sognanti, sembra proprio una fiaba; per questo potremmo raccontarlo così:

C’erano una volta un poeta palestinese e un giornalista italiano che, giunti a Milano, incontrarono cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa per sfuggire alla guerra. Il poeta e il giornalista decisero di aiutarli a raggiungere la Svezia per ottenere l’asilo politico ma il percorso non era semplice. La creatività era però una preziosa alleata; per evitare di essere arrestati come contrabbandieri, decisero di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestì da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestirono da invitati. È il 14 novembre 2013 e inizia così un magico viaggio per raggiungere la libertà.

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Sembra proprio una fiaba e invece è la realtà, ripresa e montata ad arte per narrare un’impresa eccezionale, in cui la posta in gioco è molto alta e il percorso ricco di ostacoli e pericoli.
Tutto inizia alla stazione centrale di Milano, luogo dove si incontrano ventitrè tra ragazzi e ragazze; chi siriano, chi italiano e chi palestinese, ognuno pronto a interpretare la propria parte di invitato al matrimonio per creare il corteo nuziale. L’obiettivo consiste nel raggiungere Stoccolma, meta di quasi tutti i clandestini che sbarcano in Italia.  Stoccolma viene raggiunta il 18 novembre, ma come dicevamo questa non è una fiaba e dopo questi avvenimenti, viene formalizzata l’accusa di favoreggiamento alla clandestinità nei confronti dei registi.

Ma partiamo dal principio: i registi sono Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry e verso la fine di ottobre del 2013, durante una discussione sulla guerra e le prospettive di vita di chi subisce il conflitto, si sono posti la domanda “Quale poliziotto di frontiera chiederebbe mai i documenti a una sposa?” Il quesito ha fatto subito scattare dei meccanismi nelle menti del poeta e del giornalista a cui si è aggiunto il desiderio di aiutare Abdallah, Manar, Alaa, Mona, Ahmed conosciuti in quel periodo. Le idee si susseguono una dopo l’altra, idee folli e apparentemente irrealizzabili.

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In poco tempo però ecco che arriva quella giusta, la realizzazione di un documentario, così si cerca la sposa, la troupe, i costumi, il parrucchiere per creare le acconciature degli invitati e si pensa alla logistica del viaggio (noleggio delle automobili, le eventuali tappe, cercare ospitalità).
Ai due sceneggiatori e produttori si unisce il regista Antonio Augugliaro e comincia così un viaggio ad ostacoli: in quattro giorni vengono percorsi più di tremila chilometri passando per per Marsiglia, Bochum e Copenhagen e i viaggiatori attraversano città, confini e nazioni, convivendo con la paura di essere scoperti e la voglia di iniziare una vita migliore.
Il docufilm è di persè il viaggio stesso, che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta.

Il film è stato presentato nella sezione “Orizzonti” fuori concorso alla 71. Mostra del Cinema di Venezia dove ha vinto tre dei premi collaterali che annualmente vengono assegnati durante il Festival: il Premio FEDIC, il Premio HRNs – Human Rights Nights Award per il Cinema dei Diritti Umani e il Premio di critica sociale Sorriso diverso Venezia 2014. I tre registi hanno espresso la propria gioia dicendo: “Con noi festeggiano 2617 produttori dal basso che hanno creduto fin dall’inizio in questo sogno. Adesso – aggiungono – speriamo che il nostro film possa contribuire a un cambiamento reale delle politiche europee sull’immigrazione. Affinché il Mediterraneo ritorni ad essere il mare che ci unisce e non un cimitero a cielo aperto”.

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La pellicola aveva già iniziato a far parlare di sé prima della sua partecipazione al festival, proprio per l’enorme contributo che ha accumulato grazie all’interesse delle persone in tutto il mondo. Il progetto ha infatti attirato l’attenzione fin da subito, ottenendo sulla piattaforma di crowdfunding “Indiegogo” oltre 100mila euro donati dai sostenitori provenienti da ogni parte del mondo che ne hanno seguito l’evoluzione tramite i mezzi di comunicazione e, soprattutto, grazie ai social network (15mila iscritti alle pagine su facebook e soprattutto 2.617 produttori dal basso, che hanno reso questo film un vero e proprio caso di successo.

Per il lancio del film, sono state organizzate 23 proiezioni evento coi registi. Si parte da Firenze, proseguendo per Palermo, Milano, Torino e altre grandi città italiane. Alle proiezioni iniziali il pubblico è stato numerosissimo e si è assistito a vari sold out, segno che gli italiani sono molto  interessati al docufilm.

io_sto_con_la_sposa_IMG_5561Pieno di ritmo e mai noioso, con alcuni momenti musicali toccanti e altri spiritosi a sdrammatizzare la situazione, è un film estremamente godibile, che soprattutto non cade mai nella facile retorica. I protagonisti attraversano paesaggi bellissimi, evidenziati dalla magistrale fotografia di Gianni Bonardi e con la visione, lo spettatore ha la possibilità di conoscere le vite dei personaggi, la loro storia e di riflettere sulla situazione complicata che devono affrontare, senza però mai abbandonare la speranza di un futuro migliore basato sulla solidarietà.

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