Mezzanotte e cinque a Bhopal: cronaca di una tragedia annunciata

Paola Boni –

La storia della tragedia di Bhopal ricostruita grazie a un libro che narra le testimonianze di chi ha visto e vissuto

 

mezzanotte e cinque a Bhopal

Bhopal, capitale del Madhya Pradesh, nell’India Centrale, ospita quasi un milione e mezzo di abitanti in prevalenza di religione Mussulmana e Induista. È un luogo magnifico, diviso tra ricchi palazzi e baraccopoli dove la più grande ricchezza è lo spirito di solidarietà e condivisione che unisce i suoi abitanti. Bhopal però è anche una città segnata, dilaniata da una ferita ancora sanguinante. L’incubo di questa città ebbe inizio la notte tra il 2 e il 3 Dicembre del 1984 quando la fuoriuscita di una nube di gas tossico da una fabbrica di pesticidi ha mietuto dalle 16.000 alle 30.000 vittime e provocato oltre mezzo milione di feriti.

Mezzanote e cinque a Bhopal” racconta la vera storia di quell’assurda tragedia.

I due autori Dominique Lapierre e Javier Moro hanno impiegato tre anni per raccogliere le testimonianze e i documenti per ricostruire gli eventi che hanno portato alla morte di così tanti uomini, donne e bambini. Il libro è scritto quasi come un thriller che pagina dopo pagina porta il lettore verso l’inevitabile disastro, trascinandolo un impetuoso fiume di eventi, un concatenamento di azioni e decisioni che hanno portato a quella terribile notte. Da una parte viene raccontata la storia della Union Carbide e della nascita del Sevin, il pesticida che avrebbe dovuto salvare dalla fame milioni di contadini che ogni anno vedevano distrutti i propri raccolti dalla piaga degli insetti. Vengono descritti gli intenti e i buoni propositi di una multinazionale che pian piano arriva ad aprirsi la strada verso il mercato in India creando a Bhopal quella che veniva chiamata “la bella fabbrica”, una stella vista dagli abitanti delle baraccopoli come un punto di arrivo. Lavorare al suo interno era motivo di prestigio e orgoglio per i poveri abitanti della città i quali però ignoravano che, al suo interno, tre enormi cisterne contenevano il più pericoloso gas concepito dall’industria chimica: l’isocianato di metile (mic)

Poi, lentamente, ecco che viene mostrato il degrado di quella stella, la vittoria della legge del profitto e, alla fine, prima l’incidente e poi la morte.

Alternata alla storia della fabbrica però ci sono anche le storie di chi ha vissuto quell’incubo, le storie degli abitanti dei basti, le baraccopoli. I due autori ci raccontano il mondo dei poveri di Bhopal, un mondo di riti e celebrazioni, di gesti di estrema generosità e atruismo, ma anche di opportunisti pronti a tutto pur di sfruttare la miseria di quella povera gente. Padmini e suo marito Dilip, che da piccoli si intrufolavano insieme nei treni per racimolare dai pavimenti qualsiasi cosa potesse essere scambiata o data in pegno; Ganga Ram, ex lebbroso che ha dato gioia a tutta la comunità donandole il suo primo televisore; Bablubai, il lattaio che regalava il latte ai bambini rachitici; Prema Bai, la levatrice che aveva aiutato a far nascere innumerevoli vite… Le loro storie e quelle della morte di alcuni di loro si intrecciano con quelle di migliaia di altri individui il cui mondo è stato distrutto in quella che avrebbe dovuto essere una nottata di matrimoni e celebrazioni, di gioia e festeggiamenti. Alcuni di loro sono morti sputando sangue, soffocando dopo dolori atroci e spasmi violenti mentre altri ancora soffrono dei danni subiti quando la terribile nube si è diffusa.

Un libro consigliato in maniera particolare perché la storia del disastro di Bhopal deve essere conosciuta, perché oggi, a ormai trent’anni dalla tragedia, ci sono ancora migliaia di uomini, donne e bambini allora non ancora nati che subiscono gli effetti della nube tossica.

Perché a volte è bello evadere dalla realtà con un buon libro, ma altre, come in questo caso, è giusto imparare a non distogliere lo sguardo da essa.

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