“Mister Chocolat”: divertente e delicata fiaba sul primo artista nero in Francia

Antonella Cabras –

Distribuita dalla Videa e in uscita nelle sale italiane dal 7 aprile, la pellicola, già campione d’incassi in Francia, racconta la storia vera di un artista fuori dagli schemi

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Il regista di Mister Chocolat è Roschdy Zem, il che afferma di non essere stato a conoscenza della vita dell’artista di cui parla nel film se non grazie alla sceneggiatura propostagli dai produttori Nicolas ed Eric Altmayer.
Quando Nicolas ed Eric Altmayer mi hanno proposto questo progetto, la sceneggiatura era già a buon punto con tutti i personaggi definiti e un soggetto sviluppato in modo interessante. E’ raro trovare un’idea originale in Francia, come forse altrove”.

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Lo stesso Nicolas Altmayer afferma: “Era il 2009 e stavo sfogliando le pagine culturali della rivista francese Express quando un articolo ha attirato la mia attenzione. Si parlava di uno spettacolo diretto da Marcel Bozonnet, basato su un testo di Gérard Noiriel, una conferenza-spettacolo sulla vita del clown Chocolat. Ho così scoperto che il primo artista nero della scena francese era un clown e che era stato una grande star degli inizi del secolo scorso”.

La storia è presto detta. Dal circo al teatro, dall’anonimato alla fama, l’incredibile destino del clown Chocolat (Omar Sy), il primo artista nero in Francia. Il duo, senza precedenti, formato insieme a Footit (James Thierrée), divenne molto popolare nella Parigi della Belle Époque, fino a quando questioni legate al denaro, al gioco d’azzardo e alla discriminazione razziale compromisero l’amicizia e la carriera di Chocolat. La pellicola racconta la straordinaria storia vera di un artista eccezionale.

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Nei panni del protagonista ritroviamo Omar Sy, l’istrionico e divertente protagonista di Quasi amici, in cui interpretava l’assistente del tetraplegico Philippe. Anche il quel caso, si trattava della trasposizione cinematografica di una storia vera e anche in Mister Chocolat, Sy si ritrova alle prese con un ruolo più delicato, in quanto nel film vengono toccate tematiche importanti quali il razzismo e la discriminazione.

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Ho scoperto che Chocolat è stato il primo artista nero agli inizi del secolo scorso in Francia ad avere successo formando un duo con George Footit e ispirando l’idea del clown bianco e l’augusto”, dice Omar Sy “Conoscevo l’espressione francese être chocolat (rimanere con un palmo di naso), senza sapere che ha avuto origine con il suo clown. La storia di Chocolat mi ha toccato, il suo essere nato schiavo, riuscire a fuggire e diventare un artista famoso, è incredibile”.
Dietro la maschera da clown di Chocolat, c’è l’uomo Rafaël Padilla e l’attore afferma che sicuramente per Padilla non sia stato facile essere figlio di schiavo ed essere nato in schiavitù lui stesso.

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James Thierrée è l’altra faccia del duo, ossia Footit, l’attore cresciuto nel mondo del circo, erede degli spettacoli che oggi sono chiamati “The New Circus”. Nonostante ciò, Thierrée non aveva mai sentito parlare di Mister Chocolat e anche lui ha potuto apprezzare la storia grazie alla sceneggiatura del film.
Il personaggio di George Footit mi attraeva molto”, afferma Thierrée, “George è particolare: duro, ritirato, un fascio di emozioni e fragilità. Sulla pista del circo sembra essere in osmosi con Chocolat. Ma una volta che torna nel suo camerino, è tutto finito. Dove altri vedono solo un uomo nero, egli percepisce il potenziale comico di Chocolat. Ottengono il favore del pubblico e quando il duo si divide, George la sente come un’ingiustizia”.

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Sicuramente il punto di forza della pellicola è dato dal rapporto tra i due artisti: i due si aiutano ma non riescono comunque a colmare la distanza che li separa, distanza frutto di stereotipi e tradizioni secolari che non possono essere sradicate facilmente. A ben vedere, le tematiche del film possono essere attuali anche ai giorni nostri, con la discriminazione purtroppo dilagante nei confronti dei nuovi immigrati.

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Thierrée afferma: “Seguiamo la loro caduta inesorabile, ma c’è una sorta di redenzione, perché è evidente che sono stati legati da un profondo affetto e che i loro cuori non cessarono mai di battere all’unisono, anche quando le cose si fecero difficili.

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