Parigi, il tempio dell’arte

Matteo Tamborrino – Foto Realy Easy Star 

Un viaggio nell’arte a Parigi, per immergersi in luoghi ricchi di storia e cultura

Parigi, Bateaux Mouches lungo la Senna © Toni Spagone / Realy Easy Star
Parigi, Bateaux Mouches lungo la Senna
© Toni Spagone / Realy Easy Star

«Eccomi preso daccapo a quest’immensa rete dorata, in cui ogni tanto bisogna cascare, volere o non volere. La prima volta ci restai quattro mesi, dibattendomi disperatamente, e benedissi il giorno che ne uscii. Ma vedo che la colpa era tutta mia, ora che ci ritorno…composto a nobile quiete, perché guai a chi viene a Parigi troppo giovane, senza uno scopo fermo, colla testa in tumulto e colle tasche vuote!» (da Edmondo de Amicis, Ricordi di Parigi)

Vista di Parigi dalla Tour Eiffel © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
Vista di Parigi dalla Tour Eiffel
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

Che si viaggi in aereo oppure in TGV, che sia per lavoro oppure per piacere, che si sia in dieci oppure (romanticamente) soltanto in due, Parigi è una meta imprescindibile, un’insostituibile bandierina da appendere al proprio planisfero. Del fascino parigino sono stati testimoni un impronunciabile numero di illustri personaggi. Un gioiellino dell’arte occidentale (e non solo) nel cuore del Vecchio Mondo, rifugio per poeti maledetti, famigliole felici e bande di giovani scatenati. Parigi è un tempio di buon gusto, un raffinato deposito di storia e di storie. Quadri, monumenti, sculture, giardini: una miscela di colori, di forme e di bellezza a cui nessuno (davvero nessuno) può rimanere indifferente. A guidarci nel nostro virtuale viaggio, come una colonna sonora, la voce sublime e malinconica del “passerotto” di Parigi, Édith Piaf, con il suo Non, Je ne regrette rien.

Il Palazzo di Giustizia e L'Île de la Cité © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
Il Palazzo di Giustizia e L’Île de la Cité
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

La città, cuore dell’Île-de-France, regione settentrionale del paese, deve il proprio nome all’antico toponimo romano Lutetia Parisiorum, cioè “palude dei Parisi”, antica tribù celtica della Gallia che si era stanziata in quelle zone. Già con i sovrani Merovingi Parigi acquisì importanti funzioni direttive ma sarà poi la dinastia dei Capetingi (fine del X secolo), a consolidare il suo ruolo di capitale amministrativa e culturale. Fin dal tempo dei romani, infatti, la città si era sviluppata sulla riva sinistra della Senna, rive gauche mentre le aree della rive droite vennero invece urbanizzate nei secoli successivi, durante il periodo medioevale. Ma ben presto questo nuovo nucleo cittadino arrivò a superare in numero di abitanti e in importanza la parte antica nota come Citè de Saint Germain o Université, in quanto abbazie, scuole e botteghe avevano trovato lì la propria sede.

Fu poi il prefetto e urbanista Georges Eugène Haussmann a rivoluzionare, nel secondo ‘800, il volto della città: mosso da un intento di ordine squisitamente pubblico, recuperò il progetto seicentesco di Colbert di costruire dei viali alberati di ampio respiro. Hausmann si comportò in maniera poco misericordiosa dal punto di vista sociale facendo radere al suolo interi palazzi per costruire i suoi famosi Grands Boulevards, i noti rettifili parigini, facenti capo a Place de l’Étoile, che fungono da spaziose arterie urbane. Questo radicale rinnovamento urbanistico ebbe importanti ripercussioni anche sul piano economico e culturale poiché lungo i Boulevards nacquero infatti caffè, salotti borghesi, negozi e attività commerciali. Gli ingegnosi “effetti collaterali” dell’intervento di Hausmann furono da una parte una migliore gestione dei trasporti di terra, mentre dall’altra l’ampliamento della rete metripolitana (i cui caratteristici ingressi in stile floreale-art nouveau sono opera del maestro Hector Guimard), che oggi serve quasi ogni punto della città.

Notre-Dame © Toni Spagone / Realy Easy Star
Notre-Dame in notturna © Toni Spagone / Realy Easy Star

Scendendo alla fermata Cité della linea 4 avremo l’occasione di ammirare l’incantevole Notre-Dame. La cattedrale, capolavoro del Gotico francese, realizzata fra il XII e il XIV secolo, sorge in un’area anticamente occupata da un tempio dedicato a Giove.  Dal preminente sviluppo verticale, come accadeva per le cattedrali romaniche tedesche e con la facciata serrata fra due alte torri, al pari degli edifici religiosi normanni, è inoltre coperta da volte a crociera, secondo un uso già ampiamente diffuso nella Lombardia medievale. Predominano il senso di elevazione (quasi di distacco da terra, riscontrabile in special modo nella flèche-guglia posta sopra il transetto, che svetta verso Dio) e l’insistenza dei vuoti sui pieni, delle linee sulle masse. Elemento caratteristico dell’arte gotica è poi l’arco a sesto acuto (detto anche ogivale), qui visibile nelle bifore e nei portali, risultante dall’intersezione di due archi di cerchio aventi uguale raggio ma centro diverso.

Notre-Dame © Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star
Notre-Dame
© Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star

Fastosa, ma mai eccessiva, Notre-Dame presenta un tripudio di altorilievi e di sculture nei portali, quello centrale del Giudizio Universale e quelli laterali della Vergine e di Sant’Anna e nelle facciate laterali, con i famosissimi Gargoyle. Ultimi, ma non meno importanti, il rosone, con le sue mille cromie, e all’estremo opposto il “leggerissimo” abside.

La Tour Eiffel © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
La Tour Eiffel
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

Al pari della “cattedrale di Victor Hugo”, l’altro simbolo per eccellenza di Parigi, è la Tour Eiffel, l’asparago di ferro del Trocadéro, che consigliamo di ammirare alla luce del tramonto, in tutto il suo splendore bruno-ambrato. La torre, alta più di 320 metri, fu costruita a partire dal 1886 per l’Esposizione Universale dell’89 e ne fu progettista l’ingegnere Alexandre Gustave Eiffel (da cui il nome). Quattro piloni a struttura reticolare definiscono quattro ampi archi concavi (come fossero delle linee flesse verso l’interno), che convergono nel terrazzino apicale. La struttura, di vaga suggestione post-gotica, avrebbe dovuto essere smontata subito dopo l’Expo, ma evidentemente le intenzioni primigenie mutarono radicalmente.

Il Trocadero e la Tour Eiffel © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
Il Trocadero e la Tour Eiffel
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

Eiffel fu inizialmente vittima di aspre critiche, ma con il tempo i parigini si abituarono e si affezionarono a questo vertiginoso monumento. In ossequio ai canoni estetici del tempo e in linea con altri grandi monumenti europei di fine ‘800 (come l’ormai perduto Crystal Palace), anche la Tour Eiffel vede trionfare la modularità costruittiva e la prefabbricazione, esprimendo la sua bellezza in una nuda e scheletrica essenzialità. È possibile raggiungere le varie terrazze attraverso le scalinate di ferro, ma si conquista la vetta soltanto via ascensore.

Arc de Trionf © Toni Spagone / Realy Easy Star
Arc de Triomph
© Toni Spagone / Realy Easy Star

Nel nostro percorso attraverso i monumenti di alto interesse artistico simbolo della città, non può essere dimenticato l’Arc de Triomph, sito nell’ex-Place dell’Étoile (letteralmente “Piazza della Stella”, per la sua caratteristica impostazione ad asterisco), ora Place Charles-de-Gaulle, da cui prendono avvio i lussuosi Champs-Élysées. L’arco, eretto nel 1806, fu commissionato da Napoleone Bonaparte a Jean Chalgrin, come monumento celebrativo per le sue vittorie. Tra i bassorilievi allegorici che adornano la struttura, uno dei più suggestivi (e alteri) è La partenza dei volontari nel 1792 (detto La Marsigliese) di François Rude, realizzato nei primi anni ’30 dell’800.

Se dal centro ci spostiamo verso la periferia, potremo approdare a Pigalle, il quartiere del Moulin Rouge. Da qui, con la funicolare, si raggiungerà facilmente il Sacré-Cœur, la magnifica basilica in travertino bianco resistente al gelo, capace di divenire ancora più chiaro e lucido con l’età e al contatto della pioggia. Dal Sacro Cuore a Montmartre è giusto un passo: un caffè tra le vie strette, magari di sera, un souvenir d’eccezione, un regalo tra il poetico e il bohemienne. Peccato solo che la piazza centrale, Place du Teartre, sia ormai invasa dai dehors dei locali e i ritrattisti di conseguenza siano costretti a “praticare” tra un tavolino e l’altro.

Ammirati i monumenti in esterna dedicarsi all’arte conservata nei musei è quasi un obbligo, iniziando rigorosamente dal Musée du Louvre. Sfatiamo innanzitutto un mito: non è vero che al Louvre si fanno code infinite, infatti i turisti affollano la piramide d’ingresso e i tre padiglioni d’esposizione solo a partire da mezzogiorno. Ma il museo apre quasi due ore prima, di conseguenza, il buon amante dell’arte potrà facilmente evitare spiacevoli attese e riuscirà a completare la sua passeggiata tra quadri, marmi e suppellettili nel giro di cinque (modiche) ore.

Moulin Rouge © Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star
Moulin Rouge
© Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star

Prima di cominciare è assolutamente necessario munirsi di una mappa, reperibile presso il centro informazioni. I fanatici partiranno dalle fondamenta del palazzo e cammineranno fino a raggiungere l’ultimo dipinto del secondo piano. Un’impresa folle, o quanto meno sconsigliabile per “l’effetto minestrone” suscitato dalla sovrabbondanza di opere d’arte. Sarà più opportuno scegliere un proprio percorso tematico, vicino alla propria sensibilità di osservatore. Ipotizzando che abbiate alle spalle una conoscenza generale della Storia dell’arte questo è il percorso che ci sentiamo di consigliarvi: al mezzanino-Richelieu si potrà ammirare, in un suggestivo semi-aperto, una ricca kermesse di sculture francesi; al pianterreno sarà bene visitare gli interi padiglioni Denon e Sully ospitanti lo Schiavo morente di Michelangelo, la Venere di Milo, la Nike di Samotracia, Amore e Psiche di Canova e il Codice di Ammurabi – quest’ultimo in realtà all’estrema sinistra del padiglione Richelieu. Assai suggestivo e inflazionato il primo piano-Denon, con la sua Galleria d’Apollo, le grandi tele dell’Ottocento francese e i dipinti italiani dei secoli XIII-XVIII  tra cui spiccano le opere di Leonardo, Veronese, Tiziano, i Carracci e altri grandissimi. Tuttavia, la sezione forse più ammirevole, anche se spesso trascurata, è la galleria di opere fiamminghe, al secondo piano-Richelieu: da Jan van Eyck a Dürer, da Rubens a Rembrandt, passando per Vermeer e Hans Holbein il Giovane (ritrattista della corte di Enrico VIII Tudor).

Esterno del Louvre © Toni Spagone / Realy Easy Star
Esterno del Louvre
© Toni Spagone / Realy Easy Star

A quale tela assegnare la palma di miglior opera? È difficile a dirsi. Ma certo sul podio troveremmo i grandi formati di David, Ingres, Gericault e Delacroix, capolavori del Neoclassicismo e del Romanticismo francese, nonché oggetto di accessissimi dibattiti durante gli anni degli ultimi Salon parigini (esposizioni pittoriche di cadenza biennale, tenutesi dal XVII al XIX secolo proprio nei locali del Louvre). C’è però tra queste un’opera che, meglio delle altre, sembra riassumere l’essenza stessa del Museo: L’apoteosi di Omero (1827) di Jean-Auguste-Dominique Ingres, custodita nella sala 75 (fila alta) del primo piano dell’ala Denon.

Omero si trova al centro della tela, in trono, e una Vittoria alata lo sta incoronando; alle sue spalle un tempio classico, mentre ai suoi piedi  sono sedute le allegorie dei poemi: in veste verde mare con un remo in mano, l’Odissea; in veste rosso sangue con accanto una spada, l’Iliade. Attorno a lui attori, pittori, letterati e filosofi; in alto gli antichi, in basso a sancire la sudditanza di questi rispetto ai primi,  i moderni, come Dante, Tasso, Molière e Poussin (quest’ultimo riconoscibile dal dito alzato). Solo un pittore moderno è “degno” di trovarsi all’altezza degli antichi, è Raffaello (grande riferimento pittorico per Ingres e per lo specifico di quest’opera, che ricorda molto la Scuola di Atene), tenuto per mano da Fidia. Insomma, una parnassiana “macedonia” di artisti, proprio in perfetto stile Louvre.

Musee d'Orsay © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
L’interno del Musee d’Orsay
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

Forse ancor più suggestivo del Louvre è il Musée d’Orsay, situato negli spazi dell’ex-Gare d’Orsay. Ottima la disposizione delle tele, geniale la scelta di inserire delle opere scultoree negli spazi di raccordo (terrazze e viale centrale) tra le cui spiccano per bellezza quelle del maestro di serialità Rodin.

Musee D' Orsay, Ballo al moulin de la Galette. Montmartre di Auguste Renoir © Realy Easy Star
Musee D’ Orsay, Ballo al moulin de la Galette. di Auguste Renoir
© Realy Easy Star

Tornando alla pittura, anche qui c’è da fare indigestione tra i simbolisti e i realisti francesi, Millet, Cezanne, Toulouse-Lautrec, Pont-Aven e i Nabis, le fantastiche Il funerale ad Ornans e L’atelier del pittore di Courbet e poi i grandi maestri dell’impressionismo (all’ultimo piano) e del post-impressionismo Van Gogh, Gaugin, Renoir, Seurat e Signac, al secondo piano.

Ma c’è un’opera che, appartata, chiede più di tutte le altre di essere osservata: l’Olympia di Manet, con i suoi colori, con le sue citazioni. Assai ingegnosa anche la scelta di disporre nel ‘padiglione Amont’ mobili e oggetti dell’arte decorativa primo novecentesca e dell’Art Noveau internazionale. E infine, la Terrasse d’ète, con il bellissimo orologio, oggetto del desiderio di tanti aspiranti fotografi.

Musee de l'Orangerie Les deux saules di Monet © Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star
Musee de l’Orangerie Les deux saules di Monet
© Giudo Ottolenghi / Realy Easy Star

Per gli appassionati di impressionismo si consigliano anche l’Orangerie, piccolo museo ubicato presso i Giardini delle Tuileries di Place de la Concorde, dove sono conservate le famose Ninfee del ’20-’27 (nonché alcune interessanti opere di Modigliani), e il Musée Marmottan-Monet, dove i turisti potranno ammirare il sublime Impressione. Levar del sole, rapsodia di azzurri su cui si staglia l’intensa luce dell’alba.

La Defence © Toni Spagone / Realy Easy Star
La Defence
© Toni Spagone / Realy Easy Star

In questa rapida carrellata abbiamo preso in considerazione soltanto “i big”, gli imperdibili, i classici, ma Parigi non è soltanto questo, è anche arte contemporanea: pensiamo ai “mostri della tecnica” del distretto della Défense o alla facciata di Renzo Piano del Centro Pompidou, con le sue tubature e le sue scale serpentine ed è anche natura, svago, ristoro.

Centre Pompidou, Fontana Stravinsky © Toni Spagone / Realy Easy Star
Centre Pompidou, Fontana Stravinsky
© Toni Spagone / Realy Easy Star

Dopo aver nutrito il proprio spirito con i capolavori dell’arte mondiale è tempo infatti per un po’ di siesta e quale luogo migliore dei raffinati Giardini Luxembourg? Se si è fortunati, tra l’altro, si avrà l’occasione di ascoltare un po’di buona musica, proveniente dal gazebo centrale del parco.

I Giardini Luxemburg © Giuseppe Masci / Realy Easy Star
I Giardini Luxemburg
© Giuseppe Masci / Realy Easy Star

Insomma, aveva proprio ragione Nietzsche quando affermava: “Come artista, un uomo non ha altra patria in Europa che Parigi” .

Per rendere più confortevole il vostro viaggio nella capitale francese, vi suggeriamo alcuni luoghi dove poter pernottare e mangiare:

Hôtel des Arts – 5 rue Tholoze, 18 (Montmartre)

Hôtel Saint Pierre – 4 rue de l’Ecole de Medecine, 06 (Saint-Germain)

Crêperie Josselin – 67 rue du Montparnasse, 14

Chez Plumeau – 4 place du Calvaire, 18 (Montmartre)

Ricordiamo che gran parte dei musei statali di Parigi sono gratuiti per i giovani al di sotto dei 25 anni. Vi rammentiamo infine di informarvi preventivamente sui giorni di chiusura dei vari musei/monumenti (generalmente il lunedì e/o il martedì).

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