Quando le serie Tv inventano un nuovo modo di fare fiction – seconda parte

Michele Li Noce-

Prosegue con questo secondo capitolo la nostra avventura tra le serie che hanno dato una svolta davvero epocale al mondo dei telefilm

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Sperduti solo fisicamente o anche psicologicamente? Superstiti alla ricerca di se stessi. Questo è Lost.

Quando si parla di serie che hanno reinventato il genere commedia, non si può non parlare di M.A.S.H. Uno dei prodotti  TV di maggior successo negli Stati Uniti e nel mondo, ispirato al film di Robert Altman del 1970. La serie tratta le vicende di una sezione medica americana, la 4077th durante la guerra di Corea. La storia si concentra sull’attività di 3 medici insofferenti alla disciplina, ma dediti al loro lavoro e ottimi professionisti, che si scontrano con le quotidiane regole della vita militare. I tre sono dei buontemponi che non tralasciano nulla al caso per combinare scherzi e burle, prendendo di mira in particolare coloro che invece hanno fatto della disciplina militare una religione.

Foto di gruppo del 4077 medicale protagonista di M.A.S.H.
Foto di gruppo del 4077 medicale protagonista di M.A.S.H.

Il telefilm si impone per la bravura dei protagonisti (Alan Alda, Loretta Swit e Wayne Rogers) e per le situazioni (alcune ispirate a fatti realmente accaduti e raccontati nell’omonimo libro di Richard Hooker), che trasformano un dramma come la guerra in qualcosa di diverso. In certi episodi si ride amaro, in altri si evidenzia come l’ottusità di certe regole (sempre scavalcate dai 3 protagonisti in modi originali), rischiano di uccidere le persone più della guerra stessa.
Dopo M.A.S.H. fu difficile fare produzioni che anche solo si avvicinassero a lei, ma sicuramente ha rappresentato un modo nuovo e inedito di strappare un sorriso agli americani in un periodo (all’epoca la guerra del Vietnam era una ferita fresca), non molto felice, prendendo in giro proprio la vita militare. Unica critica, l’utilizzo sempre e comunque delle risate finte di sottofondo, tolte nell’edizione italiana.

Passiamo ora a una serie TV, durata soltanto 2 stagioni, 30 episodi programmati dalla ABC, che ha davvero lasciato un segno nell’immaginario telefilmico: Twin Peaks.

La sigla inziale di Twin Peaks.

Twin Peaks racconta le indagini, svolte dall’agente federale Cooper, intorno al misterioso omicidio di una ragazza, la famosa Laura Palmer (tutti quanti ricorderanno la domanda “Chi ha ucciso Laura Palmer?”, tormentone che è entrato nelle menti degli spettatori della prima stagione), figlia dell’unico legale della cittadina di Twin Peaks. Nata da un idea del visionario regista David Lynch, con la collaborazione di Mark Frost, questa produzione risulta subito qualcosa di diverso rispetto a tutto quello che finora si era visto. Infatti è proprio la difficile collocazione in un genere che fa di Twin Peaks un vero e proprio caposaldo. E’ giallo, è commedia è thriller ed è dramma. La serie riprende e amplia molti stereotipi tipici di un certo modo di fare tv e li incastona in maniera sorprendentemente facile e lineare in un prodotto registicamente perfetto. Chi se ne intende un po’ di serie Tv, durante la visione, riconosce subito gli stili narrativi tipici delle soap/drama americane come Dallas o Dinasty, inserite dentro un giallo/thriller ai limiti del bizzarro. Il microcosmo di Twin Peaks è alieno alle regole di razionalità e tutta la serie è come permeata da un’ala di mistero irreale e ambiguo.

Chi ha ucciso Laura Palmer, tormentone entrato ormai nella storia della televisione.
Chi ha ucciso Laura Palmer? Tormentone entrato ormai nella storia della televisione.

Questo suo essere tutto e il contrario di tutto fa di Twin Peaks un piccolo capolavoro, una serie irripetibile e proprio per questo imitatissima. Purtroppo l’ABC fece pressioni su Lynch e Frost affinchè rivelassero i segreti di Twin Peaks, decretandone di fatto la prematura fine.  Difficile anche qui selezionare delle serie che successivamente si sono ispirate a Twin Peaks, ma di sicuro un buon drama poliziesco moderno non può non introdurre, nelle sue narrazioni, delle sottotrame più somiglianti a un soap che a un giallo e di certo la serie di Lynch, ha rotto con gli schemi prestabiliti e rigidi sul modo di gestire e sceneggiare un poliziesco, dando modo agli autori di essere meno rigidi nella costruzione delle vicende raccontate e aprendo a registri narrativi più fantasiosi e liberi da schemi.
In una recente intervista su Twin Peaks, Lynch conferma che la serie nacque anche per il suo grande amore per la vita della provincia americana, per queste cittadine disperse in territori praticamente incontaminati e quasi avvolti in una sorta di aura magica.
La serie sta per essere riproposta in DVD Blu ray senza tagli o aggiunte. Un’occasione unica per rigettarci a capofitto nei misteri dell’immaginaria cittadina.

La sigla di E.R.

Dal dottor Kildare a Grey’s Anatomy ne è passata di acqua sotto i ponti “telefilmici”, ma se vogliamo cercare la serie che ha modificato i medical drama, allora dobbiamo per forza parlare di E.R. medici in prima linea. Nata nel 1994 da un’idea di Michael Crichton, doveva inizialmente essere un film cinematografico diretto da Spielberg, ma destino volle che nello stesso periodo Crichton stesse lavorando a un’opera sui dinosauri che entusiasmò Spielberg facendogli abbandonare il progetto cinematografico di E.R. per passare a quello, poi rivelatosi fortunatissimo, di Jurassic Park.

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Spielberg tuttavia restò produttore della serie che debuttò con un primo episodio da 80 minuti, sceneggiato dallo stesso Crichton. La serie si occupa dell’attività dell’Emergency Room dell’ospedale di Chicago intrecciando le vicende personali dei medici con quelle della professione presso il complesso ospedaliero e dei loro pazienti. Protagonista delle prime 5 stagioni, George Clooney nei panni del dottor Doug Ross. Storica la prima puntata della 4 stagione andata in onda praticamente in diretta con telecamere della rete in giro per il set come fossero lì per filmare un’emergenza reale, un pezzo di bravura per tutto il cast e che crediamo resterà nella storia della televisione. Tra i registi alternatisi nella conduzione degli episodi, citiamo Quentin Tarantino.
E.R. rinverdì il genere ospedaliero introducendo nuovi livelli e strati narrativi, Crichton in questo si rivelò geniale in quanto riuscì a costruire per ogni singolo protagonista una propria sottotrama, una sorta di filo conduttore, che riuscì a incrociare con le vicende orizzontali della puntata e con quelle verticali dei coprotagonisti. Grey’s Anatomy, Dottor House sebbene molto diversi fra loro non sarebbero mai nati senza il successo di ER, durato ben 15 stagioni.

Concludiamo questo breve excursus parlando di una serie che ha portato un nuovo significato alla parola Flashback: Lost.
Nato da un’idea di J.J. Abrams narra le vicende di un gruppo sopravvissuto a un disastroso incidente aereo. Sembra tutto semplice, ma nella realtà non lo è per nulla. Lost è thriller psicologico/dramma e si inserisce nel genere catastrofista. Il più grande problema che la produzione dovette sostenere, fu l’alto costo produttivo, dato che solo il cast principale era composto da ben 14 protagonisti fissi, uno dei cast più numerosi della storia recente delle fiction americane. Durante lo svolgimento della trama, ogni protagonista viene riportato a momenti prima dell’incidente in una sorta di Flashback e successivamente con Flash Forward a dopo il salvataggio. Questo permette allo spettatore di scoprire il perché del comportamento dei personaggi nei confronti degli altri compagni di sventura o su altre vicende non direttamente connesse al disastro aereo.
La serie è tra le più innovative degi ultimi anni proprio perché utilizza a piene mani la tecnica del Flashback e successivamente, dalla terza stagione anche il Flash Forward in cui si mostrano i protagonisti in un possibile futuro, una volta salvati dall’isola, che con il passare del tempo diventa più un isola psicologica che non materiale.

Sperduti solo fisicamente o anche psicologicamente? Superstiti alla ricerca di se stessi. Questo è Lost.

La serie è stata sicuramente d’ispirazione per molte altre: in tempi recenti l’esempio più calzante è senz’altro Orange is the new black nel quale la protagonista alterna diversi flashback a corredo della storia principale e Person Of interest che mostra i vari protagonisti in anni precedenti a quello trattato per poterli meglio conoscere e capire le loro scelte di vita. Una serie purtroppo interrotta e che basava praticamente l’intera vicenda su un unico Flashback era Golden boy, in cui si raccontava in retrospettiva la vita del più giovane capo della polizia di New York. Un esperimento che non ha incontrato però il favore del pubblico.

Il nostro viaggio è ormai giunto al termine, ma se volete segnalarci altre serie che hanno cambiato il modo di fare tv, non esitate a scriverci.

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