San Valentino all’insegna del cinema, scegli la pellicola giusta per una serata perfetta!

Antonella Cabras-

San Valentino: cosa guardare? Ecco alcuni consigli cinematografici per trascorrere una bella serata davanti allo schermo. No a 50 Sfumature, si alle commedie romantiche e ai film strappalacrime

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Una scena tratta da Eternal Sunshine of the Spotless Mind

San Valentino è alle porte, cosa fare per trascorrere a casa una serata romantica? Ecco alcune pellicole sentimentali e divertenti sull’amore, per le coppie che vorranno godersi un buon film.  

Per iniziare però, non possiamo non citare il fenomeno “50 Sfumature di Grigio“, (tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice E.L.James), distribuito dalla Universal Pictures e già nelle sale italiane.10965573_10206279335888083_735585121_n

La trama, conosciuta ai più, vede protagonista Anastasia Steele, un’ingenua studentessa che incontra Christan Grey, un miliardario tormentato dai suoi demoni e consumato dall’ossessivo bisogno di controllo. L’uomo rivelerà avere gusti erotici “decisamente singolari” ai quali inizierà la giovane Anastasia.

Precisiamo però che il film non rientra nelle nostre preferenze o nella nostra idea di romanticismo. Secondo il nostro parere i romanzi da cui è tratto, non esprimono una relazione sana, anzi, mettono in scena una relazione alquanto disfunzionale, con al centro una visione distorta delle pratiche del BDSM, su cui l’autrice riteniamo non si sia documentata abbastanza.

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La cosa che ci sconcerta più di tutte, è sicuramente la mancanza di consensualità nella relazione. Infatti la ragazza non è mai interessata alle pratiche proposte, ma le accetta passivamente, fino a quando il suo limite di sopportazione non viene brutalmente superato (la consensualità è alla base di un qualsiasi rapporto sano e ovviamente anche alla base di un rapporto BDSM). La protagonista è plagiata dal comportamento dell’uomo, che la controlla nella vita di tutti i giorni e questo è sicuramente un altro macro errore nel raccontare una storia dai risvolti per così dire tabù. Prima di questo però, ci sconvolge come venga presentata la figura della donna stessa, che di fatto non ha una qualità, considera se stessa solo in funzione dell’uomo con cui sta e infine si innamora di uno stalker in piena regola. Secondo il nostro parere, questo libro non sdogana la sessualità alternativa e non ha fatto opera di educazione sessuale, al contrario ha disinformato e reso desiderabile una relazione impari e disfunzionale, basata di fatto su una violenza prima psicologica e poi fisica.

Per questo motivo, proponiamo delle alternative decisamente più romantiche per la serata:

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Iniziamo subito con un film romantico ma atipico, “Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore“, pellicola del 2012 diretta da Wes Anderson. Chi conosce il regista, sa che non bisogna mai aspettarsi niente di prevedibile dai suoi film e Moonrise Kingdom non fa eccezione: personaggi un po’ sopra le righe, dialoghi irriverenti, fotografia che ricorda dei quadri, colori sgargianti e musica che ricopre un ruolo fondamentale.

La storia è ambientata nel 1965, nella pittoresca New Penzance, un luogo fittizio del New England. Suzy è una dodicenne molto sveglia e incompresa dai genitori. Sam, orfano, è coetaneo di Suzy e la sua famiglia adottiva lo ritiene troppo complicato da gestire. I due si conoscono ad una recita scolastica, si scambiano lettere e decidono di fuggire insieme seguendo un antico sentiero tracciato dai nativi nei boschi. Gli adulti si mettono freneticamente alla loro ricerca.

In questo film compare un cast di tutto rispetto. Primo fra tutti, Bill Murray, ormai attore feticcio di Anderson, nei panni di un capo della polizia. Murray è affiancato da Edward Norton, Frances McDormand, Harvey Keitel e Tilda Swinton, mentre i due ragazzini sono interpretati dagli esordienti Jared Gilman e Kara Hayward, quest’ultima nominata come miglior attrice protagonista di un lungometraggio al “2013 Young Artist Award” proprio per il ruolo di Suzy.
Fondamentale la musica originale composta da Alexandre Desplat che accompagna tutto il film, cominciando dalle famose opere di Benjamin Britten, passando per Françoise Hardy e Hank Williams. Una commedia, ma anche un film d’essay, che propone il punto di vista di due ragazzini, per far meglio riflettere gli adulti sulla spontaneità dell’amore, che sfida gli ostacoli e travolge tutto ciò che circonda i protagonisti. Una bella avventura romantica, mai ingenua e piena di poesia. 

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Di diverso genere “Her“, film del 2013 diretto da Spike Jonze che si è aggiudicato il Premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale (scritta dallo stesso Jonze). Non sarebbe esatto etichettare questo film come romantico, poiché la storia d’amore narrata è tra un uomo e una macchina, tuttavia il sentimento provato dal protagonista è decisamente forte.

In un futuro non troppo lontano nel quale i computer permettono contatti tramite auricolari, comandi vocali e dispositivi video tascabili, Theodore (interpretato da uno straordinario Joaquin Phoenix), è impiegato per una compagnia che si occupa di elaborare accorate lettere per conto di altri, dettandole al computer. Theodore è infelice a causa del suo divorzio con Catherine e un giorno compra e installa un nuovo sistema operativo chiamato “OS 1”, basato su un’intelligenza artificiale in grado di evolvere, adattandosi alle esigenze dell’utente. Il sistema operativo pare quasi “umano”, ha una dolce voce femminile (in originale, ha la bellissima voce di Scarlett Johansson) e si attribuisce il nome di Samantha, diventando per Theodore una gradita compagnia nelle sue giornate altrimenti solitarie.

Jonze riesce ad unire il tema della tecnologia invadente, che ormai sta prendendo piede e quello dei rapporti umani, senza però creare un quadro allarmante, tant’è che Samantha riesce a spronare Theodore ad allacciare rapporti con altri. Molto efficace l’idea di utilizzare solo la voce della Johansson (che si sente anche cantare), perfetta e avvolgente quanto basta, cosa che permette, altresì, di sottolineare la performance di Joaquin Phoenix, unico a poter mostrare delle espressioni nei suoi dialoghi con la macchina e a puntare il dito su una storia d’amore al singolare.

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Storia d’amore atipica anche per “Lost in translation – L’amore tradotto“, piccolo gioiello di Sofia Coppola del 2003, nel quale ritroviamo due attori già citati, ovvero Bill Murray e Scarlett Johansson, a formare un’inedita coppia per niente banale. Il film ha avuto un buon riscontro di pubblico e critica, è stato candidato a quattro premi Oscar, vincendo quello per la miglior sceneggiatura originale scritta dalla stessa Coppola.

Bob Harris è un attore in declino che si reca a Tokyo per girare uno spot pubblicitario. La giovane Charlotte accompagna il marito John, fotografo in ascesa, il quale gira molto per lavoro e per questo la trascura. Bob e Charlotte, entrambi delusi dalle loro vite, si aggirano nello stesso hotel, spesso di notte a causa dell’insonnia. Si incontrano e iniziano a parlare di tutto, quasi come se i loro dolori simili li abbiano fatti incontrare apposta.

La Coppola gioca sapientemente su due fronti: quello dello straniamento del ritrovarsi in un Paese del quale non si conoscono né lingua (ecco il perché del titolo originale) né costumi e quello di due anime solitarie che si incontrano e che creano una speciale alchimia, sullo sfondo di una Tokyo frenetica e di un albergo che diventa una sorta di protezione dal mondo esterno. La regista ha girato in sequenza per far sì che i due protagonisti (che non si conoscevano come i personaggi da loro interpretati), compissero nella realtà un percorso analogo a quello della finzione e l’esito è raffinato e brillante al contempo.
Una menzione particolare alla colonna sonora del film, perfetta per conferire al film quell’aria vagamente sognatrice e che è stata definita da Allmusic “impressionista e romantica e che interpreta un grosso ruolo nel film al pari di Bill Murray e Scarlett Johansson”.

Passiamo a una forte e drammatica storia d’amore con “I segreti di Brokeback Mountain“, film del 2005 diretto da Ang Lee con protagonisti Jake Gyllenhall e l’indimenticabile Heath Ledger. Il film,che ha vinto il Leone d’oro alla Mostra internazionale del cinema di Venezia di quell’anno, mette al centro una storia che abilmente va oltre lo stereotipo del cowboy e ci rende partecipi di una diversa prospettiva.

Wyoming, 1963. Due giovani in cerca di un lavoro stagionale si presentano da un allevatore e vengono ingaggiati per condurre al pascolo un gregge di pecore nella località di Brokeback Mountain (un luogo fittizio) durante l’estate. Jack (Gyllenhall) è estroverso e solare, mentre Ennis (Ledger) è taciturno e solitario. Durante questo periodo, i due riescono a stringere un rapporto molto stretto che sfocia nel sesso. Finita l’estate, la storia pare conclusa e i due tornano alle rispettive case, sposandosi e costruendo delle famiglie con due donne. La loro però non è solo passione, poiché i due, ritrovandosi anni dopo, capiscono che il sentimento è troppo forte per essere celato.

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Il regista e gli sceneggiatori si sono ispirati al breve racconto “Gente del Wyoming” scritto da Annie Proulx pubblicato nel 1997 sulla rivista The New Yorker. Sono stati fatti alcuni cambiamenti dal racconto al film, come accade spesso, ma la storia rimane intatta e la pellicola è entrata presto nell’immaginario collettivo per varie ragioni. Una di queste è che la tematica al centro della narrazione è quella dell’amore omosessuale, reso centrale in un film assolutamente non di nicchia. Inoltre, fortunatamente, il regista evita gli stereotipi sul cinema gay, a partire proprio dalla scelta dei due protagonisti. Non vi è nessun intento moralistico né provocazione in questa semplice storia d’amore. Brokeback Mountain è il luogo dove i due personaggi si conoscono e si amano fin dall’inizio e solo quelle desolate montagne racchiudono il segreto di un amore che vuole sconfiggere gli inevitabili ostacoli che si ergeranno via via.

Alzi la mano chi non ha mai pensato di cancellare i ricordi legati ad una storia d’amore andata male. Chi non vorrebbe poter eliminare dalla propria mente la persona che ci ha ferito, deluso o illuso? È più o meno questa l’idea di base di “Se mi lasci ti cancello”, meglio conosciuto col suo titolo originale (di gran lunga preferibile alla traduzione italiana), “Eternal Sunshine of the Spotless Mind“, pellicola del 2004 diretta da Michel Gondry con nel cast due ottimi attori: Jim Carrey e Kate Winslet. La bellissima sceneggiatura è di Charlie Kaufman ed è stata premiata agli Oscar del 2005, confermando il talento di Kaufman già autore, tra gli altri, del visionario “Essere John Malkovich“.
Il titolo originale è preso da un verso dell’opera “Eloisa to Abelard” (1717) del poeta inglese Alexander Pope (già citata in Essere John Malkovich) e alcuni versi della poesia vengono inoltre citati all’interno del film. Vi è stata una forte critica nei confronti della traduzione in italiano poiché rimanderebbe a una banale commedia romantica, quando invece il film è molto più di quello, trattandosi di una vera e propria operazione psicologica.

Al centro della storia ci sono Joel e Clementine, una coppia molto innamorata. Dopo due anni, però, i due si lasciano e Clementine si rivolge ad una clinica dove può cancellare alcuni ricordi specifici, decidendo di far cancellare Joel dalla sua mente e tutti i ricordi a lui legati. Joel viene a conoscenza di questo e deluso, decide di fare lo stesso, ma qualcosa va storto quando la sua mente gli mostra i momenti felici passati con Clementine. Forse dimenticare non è la soluzione migliore.

La pellicola, è una commedia dolceamara, che mostra tutti i lati di una storia d’amore: l’idillio iniziale, il proseguimento tra alti e bassi, la delusione, la rabbia e lo svanire del sentimento che prima pareva molto forte. Tuttavia, non è una pellicola triste, al contrario. Si passa dallo humor al dramma e alla commedia, con momenti molto belli e toccanti. Il percorso di Joel è significativo e il fatto di fermarsi proprio al ricordo dei bei momenti passati con Clementine è indice del fatto che per superare gli ostacoli non bisogna eliminarli, bensì farli propri e andare avanti. La narrazione non segue un andamento lineare ed è questo che la rende particolare: si va avanti e indietro nei ricordi. I personaggi sono credibilissimi, a partire da Joel, malinconico e sognatore, che viene letteralmente travolto dall’esuberante Clementine, una perfetta Kate Winslet, forse la vera rivelazione in questo film. Il film è consigliatissimo in ogni periodo e le ultime scene sono così potenti da risultare indimenticabili, rendendo il finale semplicemente splendido.

eagle-vs-sharkPassiamo ora a delle commedie tipicamente romantiche, alcune diventate dei veri cult, altre poco conosciute ma molto interessanti. Cominciamo per l’appunto con un film neozelandese indie dal titolo “Eagle vs Shark” del 2007 e diretto da Taika Waititi, presentato al Sundance Film Festival di quell’anno.

La storia vede protagonisti Lily (interpretata da Loren Horsley), una timida ragazza che lavora in un fast food e compone canzoni con la chitarra e Jarrod (Jermaine Clement), un nerd che lavora in un negozio di videogiochi. Lily vede Jarrod al fast food nel quale lavora e da subito si innamora di lui. Il ragazzo inizialmente nemmeno la nota, ma tra sale giochi, feste in maschera e presentazioni alle strambe famiglie, i due inizieranno a conoscersi meglio.

Sembrerebbe la classica storia d’amore vista varie volte al cinema, ma vi assicuriamo che così non è. Innanzitutto, perché i protagonisti sono tutto fuorché bellissimi o affascinanti come invece vuole la tradizione: sono piuttosto due outsider. I dialoghi non sono per niente banali e i componenti della famiglia di Jarrod sono uno più pazzo dell’altro. Dimenticate i cliché, non è una storia come tutte le altre e il suo sviluppo seguirà un percorso alquanto tortuoso e abbastanza divertente.

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Chi non conosce la pasticciona Bridget Jones, l’eterna single che si innamora solo degli uomini sbagliati? Ammettiamolo, più o meno tutte ci siamo ritrovate sul divano di casa, a piangere per la nostra pessima vita sentimentale, abbuffandoci di dolci e cantando a squarciagola “All by myself”.
Il diario di Bridget Jones” (2001, diretto da Sharon Maguire) e il seguito “Che pasticcio, Bridget Jones!” (2004, diretto da Beeban Kidron) sono entrambi basati sugli omonimi romanzi della scrittrice Helen Fielding, che è riuscita a creare un personaggio credibile e molto divertente: una ragazza semplice e impacciata nella quale chiunque possa rispecchiarsi.

I film raccontano la vita di Bridget, una trentenne inglese un po’ sovrappeso e incline al fumo, all’alcool e sopratutto alle figuracce. Bridget non ha una relazione sentimentale stabile, ma al lavoro si innamora di Daniel, il suo brillante capo. Nel frattempo, ad una festa, conosce Mark, un avvocato divorziato alquanto scostante e snob. Tra colpi di scena, avventure esilaranti e abbuffate, Bridget scoprirà chi sia realmente meglio per lei.

Le pellicole puntano decisamente su un cast convincente. Bridget, essendo il personaggio principale, dev’essere interpretata da un’attrice che riesca a risultare buffa e susciti le simpatie delle donne e Renée Zellweger è riuscita perfettamente nell’intento, anche se inizialmente vi erano state delle critiche poiché l’attrice è americana. Quest’ultima è anche riuscita a ricevere una nomination agli Oscar del 2002 per la sua interpretazione di Bridget nel primo film. La Zellweger è affiancata da due attori altrettanto perfetti nei loro ruoli: Hugh Grant è Daniel, nei panni di un uomo cinico e donnaiolo, mentre al suo opposto c’è Colin Firth che interpreta Mark Darcy, un uomo mite e tranquillo che indossa ridicoli maglioni di lana fatti dalla madre. La Fielding ha più volte dichiarato che per il ruolo di Mark si è ispirata al signor Darcy di Orgoglio e pregiudizio ed è riuscita a tratteggiare un personaggio altezzoso ma che sa comunque conquistare gli spettatori. Importante la colonna sonora, composta da brani pop e tracce di rhythm and blues, con protagoniste le voci femminili più conosciute, tra le quali Celine Dion, Chaka Khan e Sheryl Crow. Nella tracklist appaiono alcune cover tra cui “Have You Met Miss Jones?”, brano jazz del 1937 reso famoso da Frank Sinatra e qui interpretato da Robbie Williams e “It’s Raining Men”, originariamente interpretata dalle Weather Girls nel 1982 e successo commerciale del 2001 grazie all’interpretazione di Geri Halliwell.
I due film incentrati su Bridget Jones hanno come punti di forza l’umorismo e la leggerezza, accompagnati dall’ironia e dalla descrizione senza fronzoli della vita di un ultra trentenne. Le due sono pellicole adatte per svagarsi un po’, pensando all’amore, ai suoi disastri e ai sogni cheporta con sé. Per fortuna ci pensa Bridget!

notting-hillPuò una star del cinema innamorarsi di una persona qualunque? Secondo “Notting Hill“, si. Nel film, che risale al 1999 ed è diretto da Roger Mitchell, ritroviamo Hugh Grant affiancato da Julia Roberts nei panni degli innamorati.

Londra, quartiere di Notting Hill. William, divorziato, è il proprietario di una libreria. Un giorno Anna Scott, famosa attrice cinematografica, entra nel suo negozio. Poco dopo, urtandosi casualmente per strada, Will rovescia del succo d’arancia su di sé e sulla t-shirt dell’attrice e da questo piccolo incidente si innesta una serie di cose che porterà i due a frequentarsi, non senza molti problemi.

William è timido e goffo e si ritrova a dover condividere un appartamento con un amico a causa del divorzio. Anna invece è una famosa attrice, abituata a stare sotto i riflettori e condurre un tipo di vita molto differente da quello di William. Non potrebbero essere due persone più diverse eppure i loro destini s’incrociano in modo inaspettato e ciò porterà ad un finale non per forza scontato. La pellicola è resa ancora più gradevole grazie alla colonna sonora, che comprende, tra le altre canzoni, “She”, brano di Azanavour qui cantata da Elvis Costello, “Ain’t no Sunshine” qui interpretata da Van Morrison e “When you say nothing at all” nella versione di Ronan Keating. Perché vedere “Notting Hill”? Per sognare su un amore apparentemente impossibile che può superare qualsiasi ostacolo. Quale storia d’amore più consona per San Valentino?

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Un film perfetto e strappalacrime per il giorno degli innamorati è “Autumn in New York” del 2000, diretto da Joan Chen ed interpretato da Richard Gere e Winona Ryder.

Will ha quasi cinquant’anni e difficoltà a legarsi seriamente con una donna, perciò quando incontra Charlotte, una giovane che ha la metà dei suoi anni, non pensa di poter costruire proprio con lei qualcosa di duraturo. Ma si sbaglia, poiché la loro storia va avanti in modo inaspettato, nonostante vi sia di mezzo una grave malattia.

Dramma e sentimento uniti in questa pellicola che vede una coppia anomala: lui ormai deluso dalla vita e con un pessimo rapporto con la figlia, lei solare e disposta a fare di tutto pur di godere della vita così com’è.

Come non citare poi, un classico dei classici? Stiamo parlando di “Ghost“. Evergreen del 1990 diretto da Jerry Zucker con tre protagonisti indimenticabili: Patrick Swayze, Demi Moore e l’inimitabile Whoopi Goldberg. All’epoca il film ottenne un enorme successo di pubblico, garantendo un rilancio della carriera di Swayze dopo “Dirty Dancing” e soprattutto, ottenendo due ambiti Oscar: uno per la miglior sceneggiatura originale e uno per la miglior attrice non protagonista alla Goldberg.

La trama è presto detta: Sam, impiegato di banca e Molly, artista, convivono insieme a New York. Una sera i due, dopo aver visto uno spettacolo teatrale, vengono assaliti da un ladruncolo. La situazione sfugge di mano, il delinquente spara e Sam viene ucciso. Mentre Molly, disperata, chiama aiuto, Sam si ritrova a fianco del suo cadavere in forma di fantasma. Ci vorrà un bel po’di tempo prima che Sam si abitui alla sua nuova condizione e per cercare di entrare in contatto con la fidanzata, Sam si rivolge a Oda Mae Brown, una truffatrice che finge di parlare coi morti. In realtà la donna ha davvero poteri da sensitiva e Sam chiede il suo aiuto per parlare con Molly. Grazie a Oda Mae, il ragazzo scopre che deve proteggere la donna che ama da un pericolo incombente e inaspettato.

Questo film è veramente conosciuto da tutti e ci sono alcune scene entrate nell’immaginario collettivo. La più famosa è sicuramente quella in cui Sam e Molly creano un vaso d’argilla, complice il fatto che come accompagnamento alla scena vi sia la celebre “Unchained melody” dei Righteous Brothers incisa nel 1965 e tornata nella Billboard Hot 100 proprio grazie al film che la scelse come tema portante.

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Punto di forza della pellicola è anche Whoopi Goldberg che porta una ventata di ironia e divertimento con le sue battute dissacranti e la sua verve. Il suo personaggio fa da contraltare al malinconico Sam ed è quello al quale sono affidati i tempi comici. Un film indispensabile a San Valentino, per imparare che quando c’è di mezzo l’amore, neanche la morte può vincere.

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Come non citare anche i famosi e romantici protagonisti di “Harry ti presento Sally“, film del 1989 diretto da Rob Reiner e scritto da Nora Ephron?

La pellicola segue l’evolversi del rapporto tra Harry, interpretato da Billy Cristal e Sally, interpretata da Meg Ryan che a Chicago, nel 1977, finita l’università, devono iniziare le loro rispettive carriere lavorative. I due devono raggiungere New York e messi in contatto da Amanda, ragazza di lui e amica di lei, affrontano insieme il lungo viaggio in auto, durante il quale hanno modo di conoscersi attraverso numerose conversazioni. Raggiunta la città, i due si salutano, pensando di non rivedersi mai più e invece si incontreranno parecchie volte durante gli anni, fino ad arrivare ad una svolta nel loro rapporto.

Ormai un cult, è divertente e per niente banale e nel film vengono utilizzati degli espedienti per rendere il tutto più realistico: infatti, la storia dei due protagonisti è intervallata da brevi siparietti in cui coppie longeve di sposi raccontano agli spettatori il loro primo incontro. Vi sono, addirittura, degli intermezzi in cui coppie di anziani raccontano come si sono conosciute (sono storie vere).
Ovviamente i due protagonisti sono il fulcro del film e sono basati sulle storie dello stesso regista e su quella della sessa sceneggiatrice: Reiner era stato appena lasciato e aveva sviluppato un senso dell’umorismo alquanto cinico, mentre la Ephron ha sempre avuto un carattere solare e allegro, proprio come Sally. Grazie ai due protagonisti, la pellicola scorre leggera e fa riflettere sul rapporto tra uomo e donna, idea fondante di tutto il film. Senza contare che alcune scene sono diventare celebri, come ad esempio quella in cui Sally finge un orgasmo in un ristorante davanti ad uno stupefatto Harry.

enchanted1080bUna pellicola originale e divertente è sicuramente “Come d’incanto”, prodotta dalla Disney nel 2007 e diretta da Kevin Lima. La storia ribalta il tradizionale mondo delle favole e aggiunge un tocco realistico dato dalla presenza contemporanea di cartoni e persone in carne e ossa. Non è la prima volta che ciò accade, ma in questo film vi è un’ulteriore aggiunta, ossia le canzoni: ecco dunque un prodotto interessante in formato musical.

Nel regno animato di Andalasia, nel mondo delle fiabe, la giovane e spensierata Giselle sogna di incontrare un uomo con cui scambiare il “bacio del vero amore”. La giovane incontra Edward, il principe del regno. I due si innamorano e decidono di sposarsi il giorno dopo, ma l’unione è ostacolata dalla perfida regina Narissa, matrigna di Edward, la quale teme di perdere la corona. Tramite la magia nera, la regina manda Giselle in “un luogo in cui nessuno vive felice e contento” : New York. Sbucata fuori da un tombino con indosso un pomposo abito di nozze, Giselle si ritrova a girovagare per la città, disperata, ma in suo aiuto vengono Robert, un avvocato divorzista e sua figlia Morgan. L’incontro tra la sognante e buffa Giselle e il cinico Robert porterà dei cambiamenti nelle loro rispettive vite, mentre intanto anche Edward e la regina arrivano nel mondo reale.

Viene qui a cadere un pilastro sul quale si fondavano tutte le favole, ossia l’amore al primo sguardo e l’immediato matrimonio. In “Come d’incanto”, grazie allo scontro con la dura realtà, Giselle è costretta a ripensare al suo rapporto con Edward e allo stesso tempo, porta una ventata di allegria e magia nel mondo troppo rigido di Robert. Il legame con i tradizionali film Disney è la presenza delle canzoni: Giselle infatti canta quando ne ha voglia, quando fa le pulizie o passeggia per Central Park, come facevano le sue antenate Ariel, Cenerentola ecc. I protagonisti sono interpretati efficacemente da Amy Adams, qua nei panni della buffa Giselle ma vista in ruoli molto diversi da quello della principessa (The Fighter, American Hustle-L’apparenza inganna), mentre Robert è Patrick Dempsey, conosciuto principalmente per il ruolo del Dr. Shepherd in “Grey’s Anatomy”. I due sono affiancati da James Marsden, efficacissimo nei panni del principe Edward che parla in modo altolocato come se si trovasse sempre nel mondo delle fiabe e va in giro per New York con l’elaborato abito principesco, dalla sempre brava Susan Sarandon nei panni della malvagia regina e da Timothy Spall che interpreta Nathaniel, il suo goffo tirapiedi, segretamente innamorato di lei ma non ricambiato. Il bello di “Come d’incanto” è che fa divertire grazie al mondo Disney che tutti conosciamo, fa sospirare per la storia d’amore da favola e mette in scena una principessa che non deve più contare sul principe azzurro ma farcela con le proprie forze, senza ricorrere ad incantesimi o magie.

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Decisamente diverso, ma altrettanto interessante è  La casa sul lago del tempo“, film del 2006 diretto da Alejandro Agresti, remake di un film del 2000 intitolato “Il mare” e diretto dal coreano Hyun-seung Lee.

Kate e Alex vivono nella stessa casa ma non si sono mai visti perché vivono in dimensioni spazio temporali diverse: Kate nel 2006 e Alex nel 2004. I due riescono a comunicare scrivendosi e proprio tramite lo scambio di epistole tra i due nascerà l’amore. Avendo capito di vivere in tempi diversi, i due tentano di darsi appuntamento per vedersi, anche se la cosa non sarà affatto facile.

L’idea base della pellicola con protagonisti Keanu Reeves e Sandra Bullock è quella di lasciarsi andare. Lo spettatore per apprezzare a pieno la pellicola deve credere che nella vita esista un amore così grande da sfidare tutte le leggi naturali, un amore basato su un unione intellettuale che supera qualsiasi barriera.

Passiamo ad un altro cult, ossia Breakfast Club, film del 1985 scritto e diretto da John Hughes, anche questo entrato ormai nell’immaginario di moltissimi spettatori.

Siamo nel 1984 e cinque liceali devono trascorrere un intero sabato nella biblioteca della scuola, in punizione per vari motivi. Ci sono la snob Claire (Molly Ringwald), lo sportivo Andy (Emilio Estevez), il teppista John Bender (Judd Nelson), il secchione Brian (Anthony Michael Hall, attore feticcio di Hughes) e la dark Allison (Ally Sheedy). Il preside assegna loro un tema dal titolo “Chi sono io?” e tra litigi, incomprensioni e inaspettati legami, i cinque riusciranno a capire un po’ di più qualcosa di se stessi.

411667_441603715867202_685105596_oIl film non narra solo d’amore, bensì del difficile periodo adolescenziale e lo fa usando dei cliché come, appunto, il teppista, il secchione, ecc, ma il regista dosa sapientemente gli elementi e sforna una pellicola non per forza banale ed è per questo che Breakfast Club è entrato nell’immaginario giovanile sin dall’anno della sua uscita. Ormai considerato un vero e proprio cult, il film viene spesso citato e parodiato anche in telefilm e cartoni (il nome del robot Bender di “Futurama”, ad esempio, è chiaramente ispirato al Bender del film). Curiosità: la canzone “Don’t you (Forget About Me)” che si sente sia all’inizio che alla fine del film è diventata uno dei maggiori successi dei Simple Minds. Inoltre, se vi interessa recuperare la visione di questa pellicola, sta per uscire una nuova edizione in Blu-ray celebrativa dei 30 anni del film, (il 15 aprile), una versione restaurata e con numerosi extra.

locandinaTra le nostre proposte non poteva mancare l’amore adolescenziale più romantico, stiamo parlando di “Kiss me” (conosciuto anche come “She’s All That”), una sorta di fiaba moderna del 1999 diretta da Robert Iscove e con protagonisti Freddie Prinze Jr. e Rachel Leigh Cook.

Zach è uno studente popolare e sicuro di sé, capitano della squadra di calcio. La sua ragazza è Taylor, la reginetta di bellezza del liceo. Quando Taylor lascia Zach per un attore della televisione, il ragazzo cerca di vendicarsi scommettendo con gli amici che riuscirebbe a trasformare chiunque in reginetta del ballo. La malcapitata è Laney, una ragazza molto insicura e con la passione per la pittura. Il loro rapporto si evolverà, non senza problemi, sopratutto quando Laney scoprirà di essere stata oggetto di una scommessa.

Una storia d’amore, ma non solo. Una storia di scontri e di differenze, ma non per questo irreale. Chi ricorda gli anni del liceo, dove tutti hanno un’etichetta ben precisa e dove certi confini non devono essere superati, non potrà non apprezzare questa pellicola in cui gli opposti si attraggono.
Una curiosità riguarda il titolo italiano: si è deciso di utilizzare “Kiss me” prendendo il titolo dall’omonimo brano dei Sixpence None the Richer che fa parte della colonna sonora.

Che sia per una serata romantica o alternativa, scegliete bene il vostro film, per trascorrere qualche ora del vostro San Valentino divertendovi e sognando anche un po’. 

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