Sense8, la produzione Netflix a metà fra introspezione e fantasia

Michele Li Noce – 

I fratelli Wachowski si cimentano con la serialità con un prodotto targato Netflix 

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Netflix, l’innovativa rete televisiva online, ci ha abituato a ottime produzioni come “Daredevil” e “House of Cards”. Quando i fratelli Wachowski con Michael Straczynski hanno presentato il loro progetto seriale, la rete ha subito creduto nella storia autorizzando una prima stagione da 10 e successivamente, vista la densità e complessità della vicenda portandolo a 12 episodi, messi online subito, in linea con la programmazione voluta dalla rete.

Nomi (a destra) e la sua amante. Lei è uno degli 8 sensati.
Nomi (a destra) e la sua amante. Lei è uno degli 8 sensati.

“Sense8” narra le vicende di otto persone distanti sia geograficamente che culturalmente, otto individui con le loro vicende personali belle o brutte che si ritrovano d’improvviso, interconnesse fra di loro. In realtà tutto nasce da una premessa: il suicidio di Angelica (Daryl Hannah), che dopo la sua morte, accende negli otto soggetti la possibilità di interconnettersi fra loro e diventare “sensati”, uno status privilegiato che apre le loro menti in una connessione che va oltre la semplice interattività di pensiero. Gli otto protagonisti si vedono fra loro e provano le sensazioni gli uni degli altri: sentono gli odori, la paura, la felicità, l’odio, i rumori e percepiscono i luoghi in cui gli altri si trovano. Essi possono persino parlarsi fra di loro. Ad aiutarli a comprendere queste loro potenzialità, Jonas Maliki (Naveen Andrews), che fa parte di un’altro gruppo di “Sensati” ma che cerca di aiutare gli otto a comprendere il loro nuovo status.

Daryl Hanna in una drammatica scena del primo episodio.
Daryl Hanna in una drammatica scena del primo episodio.

Ma cos’è “Sense8” e come nasce l’idea di questa serie in realtà semplice e complessa allo stesso tempo? L’intuizione è dei Wachowski che insieme a Straczynski discutevano su come la nuova era tecnologica e dei social, avvicina e allontana le persone. Da qui l’idea di creare dei personaggi non connessi in via tecnologica o in rete, ma connessi mentalmente, uomini e donne che così, come un gruppo facebook o una pagina, condividono i loro più intimi pensieri e le loro azioni con altre persone, diventando così una specie di club esclusivo. Essere “Sensati” diventa quindi una forma mentale e in parte fisica di socializzazione che  va oltre le distanze, il credo religioso e le personali convinzioni.

Una scena della seconda puntata. Gli otto protagonisti sono connessi andando oltre le loro personali convinzioni religiose o culturali.
Una scena della seconda puntata. Gli otto protagonisti sono connessi andando oltre le loro personali convinzioni religiose o culturali.

Abbiamo così il guidatore di bus Capheus in Kenya, la giovane Indiana Kala Dandekar di Mumbai, promessa sposa a un ricco uomo d’affari, il poliziotto di Chicago Will Gorski con una vita personale difficile, Sun Bak sorella di un potente uomo d’affari a Seul alle prese con l’integrazione in una società fortemente maschilista, Nomi, una donna gay fortemente attiva nella lotta ai diritti degli omosessuali di San Francisco, Riley Blue una dee-jay dalla vita movimentata che vive a Londra in attesa della sua grande occasione, Wolfgang Bogdanov uno scassinatore berlinese e Lito Rodriguez attore spagnolo che vive e lavora in Messico.

Sun Bak, vive a Seoul in una società fortemente maschilista.
Sun Bak, vive a Seoul in una società fortemente maschilista.

A complicare la già complessa vicenda, aggiungiamo anche che esiste una misteriosa organizzazione che ha il compito di eliminare i Sensati.

Come vedete l’eterogeneità sembra la sfida più interessante di questo progetto. I Wachowski si chiedono e ci chiedono: Cosa succederebbe se i social non fossero in rete ma fossero nella nostra testa? Come ci comporteremmo se noi potessimo davvero (e non solo davanti a un PC), condividere con alcuni le nostre più intime emozioni e fargli vivere davvero la nostra quotidianità?

Andando indietro nel tempo, è decisamente complicato ritrovare serie tv che hanno affrontato prima quest’argomento, anche se in minima parte possiamo ricordare “Touch“, la serie FOX con protagonista Kiefer Sutherland e David Mazouz in cui il giovane Jake riusciva a prevedere e collegare tra loro accadimenti apparentemente distanti,  grazie a connessioni numeriche.

Il progetto è affascinante e tocca decisamente temi poco battuti e comprendiamo perché abbia attirato Netflix fin da subito. Le singole storie degli 8 protagonisti sono già materiale consistente per una qualunque serie drammatica, ma l’aggiunta di una componente fantascientifica e fantasy, rende questa serie una delle più interessanti e dal potenziale più ampio tra quelle viste ultimamente. Superata la lentezza e la difficile prima puntata, nel proseguimento, Sense8 si allarga e comincia a distendere le ali enormi entro le quali la serie si svilupperà.

Il tema trattato da Sense8 è molto attuale, per questi vi chiediamo: Com’è cambiata la vostra vita dopo l’avvento dei Social Network? Quanto tempo dedicate alla socializzazione in rete? Avete trovato nuovi amici che poi sono diventati reali presenze nella vostra vita? Vi sentite in qualche modo interconnessi con alcuni di loro, come se qualcosa che non riuscite a spiegare vi unisse? Raccontateci la vostra esperienza qui, su FacebookTwitter o G+

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