“Steve Jobs”: un nuovo sguardo nella vita di uno degli uomini più geniali del ventesimo secolo

Antonella Cabras –

Nelle sale italiane il nuovo film di Danny Boyle distribuito dalla Universal che ha già ottenuto importanti nomination all’Oscar

Manca ancora più di un mese alla consueta cerimonia di consegna degli Oscar eppure sono già partite le scommesse su chi vincerà quest’anno nelle principali categorie. Il 2016 vedrà nomi illustri contendersi l’ambita statuetta e tra questi nomi non mancheranno quello di Michael Fassbender, candidato come miglior attore protagonista e di Kate Winslet per la categoria miglior attrice non protagonista. I due attori se la dovranno vedere con avversari di tutto rispetto, quali DiCaprio e Redmayne o Alicia Vikander e Jennifer Jason-Leigh, tanto per citare qualche nome.

Sono state realizzate varie opere sulla figura di Steve Jobs negli ambiti della letteratura e del cinema eppure questo carismatico uomo, scomparso nel 2011, continua ad ispirare per la sua costante voglia di mettersi in gioco e la sua tenacia nel perseguire i propri obiettivi.
Il regista Danny Boyle (premio Oscar per “The Millionaire”) e il brillante sceneggiatore Aaron Sorkin (premio Oscar per “The Social Nwtwork”), hanno tratto ispirazione dalla biografia autorizzata su Jobs scritta da Walter Isaacson e pubblicata nel 2011 e hanno scelto di raccontare il dietro le quinte di uno degli uomini più influenti del mondo.
Siamo molto grati al libro di Walter Isaacson e alla profondità delle sue ricerche, ma volevamo che il film fosse un viaggio diverso” afferma Boyle, “Sorkin descrive il film come un ritratto impressionista. Ci sono idee che vengono chiaramente dalla vita reale, ma il film è un’astrazione. Il copione di Sorkin parla di molto più che di Steve Jobs come persona. Lui ha cambiato una delle cose più preziose e vitali delle nostre vite, che è il modo in cui comunichiamo, in cui interagiamo gli uni con gli altri – eppure molti dei suoi rapporti erano profondamente disfunzionali”.

Io e Danny eravamo convintissimi che non stavamo cercando una riproduzione di Steve Jobs, una copia di Steve Wozniak, una copia di John Sculley. Come ho detto, Steve Jobs ha voluto essere fin dall’inizio un quadro, non una fotografia” aggiunge Sorkin. “Tutti gli avvenimenti che vorticano intorno a questi lanci sono la mia combinazione dei conflitti della vita di Steve che ho scelto di rappresentare, condensati in azioni di 40 minuti di tempo reale”.

È il 1984 e manca pochissimo al lancio del primo Macintosh. Poi sarà la volta del NeXT nel 1988 e del iMac nel ’98. Scortato dal suo braccio destro, la fedelissima Joanna Hoffman, nel backstage che muta col mutare dei decenni e dei costumi, Steve Jobs affronta gli imprevisti dell’ultimo minuto, immancabili contrattempi che si presentano sotto forma di esseri umani e rispondono al nome di Lisa, sua figlia, di Chrisann Brennan, la madre di Lisa, Steve Wozniak, il partner dei leggendari inizi nel garage di Los Altos, John Sculley, CEO Apple e Andy Hertzfeld, ingegnere del software.

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Come quasi tutte le persone ritenute geniali nel loro lavoro, Steve Jobs è stato un disadattato per quanto riguarda le relazioni personali e nella pellicola Michael Fassbender mostra come il suo personaggio si debba arrabattare tra il portare avanti i suoi progetti e nel frattempo non perdere il controllo sulla sua vita. A questo proposito, nel film viene mostrato il suo rapporto con la figlia Lisa e come Jobs mostri tutto il suo cinismo nel dare più affetto alle sue creazioni che alla bambina.
Anch’io penso che ci fosse un lato machiavelliano in Steve Jobs. C’erano delle parti della sua personalità che erano crudeli? Forse” dice Fassbender e aggiunge, “era sicuramente un visionario a vari livelli, non solo rispetto al personal computer. Steve ha immaginato i computer come oggetti facili da comprendere con i quali si poteva avere un rapporto personale – non quelle spaventose macchine orwelliane che stanno bene in un angolo”.

Al fianco di Fassbender troviamo Kate Winslet nei panni della responsabile marketing Joanna Hoffman, forse l’unica persona che discuteva apertamente con Jobs e che gli è rimasta accanto per tantissimi anni, tra alti e (molti) bassi.
La Winslet, si sa, è un’attrice formidabile, spontanea e diretta e la sua interpretazione nel film è tanto realistica quanto sofferta. Il suo personaggio deve mediare tra la stampa e Jobs e ciò vuol dire dover dare al pubblico una parte della sua genialità e al contempo conoscerne da vicino i demoni che lo affliggono.
Penso che Joanna avesse una grande influenza su Steve. Ci sono delle riprese di un ritiro della NeXT dopo che Jobs è stato cacciato dalla Apple, dove si vede che lei va diretta al dunque senza risparmiargli colpi. Joanna lo porta a comportarsi in maniera onesta, e io credo che Kate abbia davvero colto questo spirito nella sua interpretazione. Per il modo in cui è interpretata nel film, Joanna è l’unica persona capace di fargli fare un passo indietro” afferma Fassbender sulla sua compagna di set.
Dal canto suo, la Winslet dopo aver conosciuto la vera Joanna Hoffman dice di lei: “Dava l’impressione di un personaggio piuttosto grande, anche se, fisicamente, è alquanto bassa, circa 1,60, credo. C’erano per questi gesti enormi, e un calore e un entusiasmo incredibili. Quando ho parlato con la vera Joanna Hoffman di questo personaggio, siamo state molto attente a parlare di lei in terza persona. Il personaggio di Joanna si ispira molto alla vera Joanna Hoffman e alle sue storie, ma io ho cercato di catturare e rispettare il suo spirito”.

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Al fianco dei due rinomati attori c’è Seth Rogen qui presente nei panni di Steve Wozniak, personaggio molto noto nel mondo dei computer e in quello tecnico. “ Per quanto riguarda il mio personaggio, sembra che sia stato Wozniak quello che probabilmente ha detto: Tutti possono avere un computer” afferma Rogen. Il suo personaggio ha dato il via a tutto assieme a Steve Jobs nel garage di famiglia di quest’ultimo, quando ancora nessuno dei due era celebre. Nel film di Boyle vi sono aperti confronti e scontri tra i due Steve soprattutto su una creazione della Apple non proprio amata da Jobs.

A completare il cast troviamo Jeff Daniels che interpreta John Sculley: Steve Jobs ha portato via Sculley dal suo posto di C.E.O. della Pepsi-Cola per guidare la Apple nel 1983, circa otto mesi prima del famoso spot pubblicitario “1984” e del lancio del Macintosh al meeting con gli azionisti.
Sotto molti aspetti, John divenne una figura paterna per Steve, il tipo di padre che un piccolo genio cresciuto nel nord della California avrebbe immaginato per sé: intelligente, sofisticato, stimato, abile, benestante” afferma Daniels.

C’è l’ironia, e poi c’è Jeff Daniels. Lui ha l’umorismo più caustico che io conosca. Quello che ha portato con sé è stata questa sua incredibile intelligenza” dice Fassbender del suo collega.

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La pellicola ha un taglio alquanto teatrale e gioca a suo favore l’idea di raccontare il dietro le quinte del personaggio di Jobs per far sbirciare gli spettatori al di là del sipario e scoprire i lati più privati della sua vita. Il punto di forza del film risiede proprio nel fatto che venga mostrata la parte più intima del protagonista, quella che conoscevano le persone a lui più vicine. Jobs ha indubbiamente avuto la capacità di vedere lontano ma, stupisce sapere che nella vita privata era un disastro: cinico e a tratti egoista.
Fassbender lo interpreta magistralmente e ben si merita la nomination all’Oscar, poiché, riesce a mostrare le varie sfaccettature del suo personaggio: a tratti è piacevole e disponibile, a tratti anafettivo e anche crudele.

Il film scardina l’idea di Jobs che ha il pubblico, ma non per questo lo demolisce del tutto e gira intorno ai suoi rapporti con la Hoffman, Sculley e Wozniak, per non parlare del suo rapporto conflittuale con la figlia e la madre di quest’ultima. I rapporti con queste persone portano allo scoperto la meschinità del personaggio eppure gli spettatori non possono fare a meno di ammirarlo e tifare per lui e proprio come un direttore d’orchestra conduce gli altri e li plasma. Questo è l’aspetto di Steve Jobs che emerge dal film ma la versione realistica che ne vien fuori non intacca comunque l’idea generale che si aveva e si avrà del genio che ci ha lasciato troppo presto.

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