Terzetto italiano al Festival di Cannes 2015 con Moretti, Garrone e Sorrentino

Antonella Cabras-

Orgoglio tutto italiano quello dei tre registi che si contenderanno la Palma d’oro al prestigioso festival cinematografico dal 13 al 25 maggio

Un immagine tratta da "Il racconto dei racconti" di Matteo Garrone
Un immagine tratta da “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone

C’è già aria di festa nell’ambiente cinematografico italiano. Vuoi perché tre punte di diamante del cinema italiano tornano nelle sale con dei film alquanto originali, ma anche perché il nostro Paese sarà rappresentato al Festival di Cannes con ben tre pellicole.

Ormai è ufficiale: Nanni Moretti, Matteo Garrone e Paolo Sorrentino saranno tra i protagonisti della Croisette con, rispettivamente, “Mia madre”, “Tale of Tales – Il racconto dei racconti” e “Youth – La giovinezza” e faranno parte della rosa dei sedici titoli fin’ora annunciati. A giudicarli una giuria decisamente d’eccezione presieduta dai Fratelli Coen. I componenti sono l’attore statunitense Jake Gyllenhaal, l’attrice spagnola Rossy de Palma, la francese Sophie Marceau, l’inglese Sienna Miller, la cantante maliana Rokia Traorè, il regista messicano Guillermo del Toro e il regista canadese Xavier Dolan.
Un palcoscenico, quello di Cannes, ben noto ai registi:  Moretti nel 2001 e Garrone nel 2008 conquistarono la Palma d’oro rispettivamente con “La stanza del figlio” e “Gomorra” mentre Sorrentino, nel 2008, conquistò il premio della giuria per “Il Divo”.
Per la cronaca, in concorso c’è anche l’italo-americano Robert Minervini con il film “Other Side”, scelto per partecipare alla sezione “Un Certain Régard” presieduta quest’anno da Isabella Rossellini.

Ma scopriamo qualcosa in più delle tre pellicole italiane in concorso.

locandina-mia-madre-lowDopo quattro anni dall’uscita di “Habemus Papam”, vi è grande attesa per il nuovo film di Moretti (in veste di regista e sceneggiatore), in sala dal 16 aprile “Mia Madre” è distribuito dalla 01 Distribution. Un film quasi autobiografico, con riferimenti alla madre del regista e al suo percorso artistico nel cinema.

La pellicola narra di Margherita, una regista di successo che sta girando un film con protagonista un famoso attore americano. Sul piano personale, però, le cose non vanno come dovrebbero, tra divorzio dal marito, problemi adolescenziali della figlia e la grave malattia della madre.

2Nel personaggio di Margherita ritroviamo Moretti, scisso tra l’essere regista e l’essere semplicemente un uomo e soprattutto un figlio. Margherita è interpretata dalla sempre brava Margherita Buy, mentre Moretti si riserva il ruolo del fratello Giovanni. Si capisce che nel film sia presente un’introspezione sul rapporto madre-figlia (figlio) già dal titolo stesso. Perché “mia” e non “nostra” madre? D’altronde, Margherita ha un fratello col quale accudisce la madre (che ha il volto della grande Giulia Lazzarini). La risposta forse sta nell’elaborazione personale del lutto, tema che colpisce praticamente tutti e Moretti in prima persona, avendo perso sua madre poco dopo la fine delle riprese di “Habemus Papam”.

Non è la prima volta che il regista affida se stesso ad un alter ego cinematografico, forse poiché è più facile elaborare le proprie emozioni grazie ad un diverso punto di vista. Importante la scelta di una protagonista femminile, la quale unisce la sua impotenza mentre assiste la madre alla sua inadeguatezza sul piano lavorativo.

22Il tema del lavoro è ben presente nella pellicola di Moretti: La protagonista non ha un lavoro appagante poiché è costretta a stare dietro ad un attore indisciplinato e sbruffone (interpretato da John Turturro), rappresentazione di ciò che il regista odia dello star system cinematografico. Il film di Margherita parla di lavoro, soffermandosi sull’occupazione di una fabbrica appena acquistata da un imprenditore straniero. E infine si parla di lavoro anche dal punto di vista di Giovanni, ingegnere, che ha dovuto prendere un’aspettativa.

Shots from "Mia Madre"Un film a più letture dove niente è lasciato al caso. Il dolore, sentimento di per sé privato, viene qui tradotto in un qualcosa di pubblico, da mostrare sullo schermo. Il cinema nel cinema, dove la linea tra finzione e realtà è molto sottile: quanto siamo di fronte a Margherita e quanto al vero Moretti?

1L’ultima fatica di Matteo Garrone si intitola “Tale of tales – Il racconto dei racconti” (anch’esso distribuito dalla 01 Distribution e in sala dal 14 maggio) e trae la sua origine da una racconta secentesca di fiabe in lingua napoletana dal titolo “Lo Cunto de li cunti”.

3Respiro internazionale per il film del giovane regista che presenta una pellicola a episodi, girata in lingua inglese (ma con set tutti italiani) e con un cast hollywwodiano. Tra i protagonisti, infatti, troviamo Vincent Cassel, Salma Hayek, Toby Jones e John C. Reilly, senza contare alcuni attori italiani tra cui Alba Rorwarcher.
Un film decisamente atipico per l’attuale panorama cinematografico italiano, infatti, siamo di fronte ad un fantasy barocco ambientato nel Seicento.

La trama vede l’intrecciarsi di tre storie e svariati personaggi partoriti dalla mente di Giambattista Basile, di fatto il precursore delle letteratura fiabesca mondiale, tra castelli, giardini segreti e intrighi, principi e principesse e poi orchi, animali straordinari, draghi, streghe, vecchie lavandaie e artisti di circo. Le tre storie sono ispirate a tre diversi episodi liberamente tratti dalla raccolta di fiabe: “La regina”, “La pulce” e “Le due vecchie”.

7Ho scelto di avvicinarmi al mondo di Basile”,  afferma Garrone,  “perché ho ritrovato nelle sue fiabe quella commistione fra reale e fantastico che ha sempre caratterizzato la mia ricerca artistica. Le storie raccontate ne “Il Racconto dei Racconti”, descrivono un mondo in cui sono riassunti gli opposti della vita: l’ordinario e lo straordinario, il magico e il quotidiano, il regale e lo scurrile, il terribile e il soave”.
L’atmosfera particolarmente magica del film è sapientemente sottolineata dalla colonna sonora dell’ormai celebre Alexandre Desplat e dalla fotografia di Peter Suschitzky, storico collaboratore di David Cronenberg.
Buone premesse per un film che narrerà del mondo sorprendente delle fiabe arcaiche, arricchendo il panorama cinematografico italiano con uno sguardo molto originale.

Arriviamo dunque a Sorrentino, a poco più di un anno dall’Oscar per “La grande bellezza” e ora alle prese con “Youth – la giovinezza”, scritto dallo stesso regista e girato in inglese come “This Must Be The Place”. La pellicola uscirà nelle sale italiane il 21 maggio, distribuita dalla Medusa Film.
Il regista napoletano mette insieme un cast di grandi attori: troviamo infatti Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda.

In un elegante albergo ai piedi delle Alpi Fred (Caine) e Mick (Keitel), due vecchi amici alla soglia degli ottant’anni, trascorrono insieme una vacanza primaverile. Fred è un compositore e direttore d’orchestra in pensione, Mick un regista ancora in attività. Sanno che il loro futuro si va velocemente esaurendo e decidono di affrontarlo insieme. Guardano con curiosità e tenerezza alla vita confusa dei propri figli, all’entusiasmo dei giovani collaboratori di Mick, agli altri ospiti dell’albergo, a quanti sembrano poter disporre di un tempo che a loro non è dato. E mentre Mick si affanna nel tentativo di concludere la sceneggiatura di quello che pensa sarà il suo ultimo e più significativo film, Fred, che da tempo ha rinunciato alla musica, non intende assolutamente tornare sui propri passi. Ma c’è chi vuole a tutti i costi vederlo dirigere ancora una volta e ascoltare le sue composizioni.
Tempo che passa, tempo perduto, futuro che si avvicina troppo velocemente e sta per esaurirsi: ecco le tematiche centrali nella nuova pellicola di Sorrentino, subito visibili nel trailer e sottolineate sapientemente dal brano “Just (After the song of songs)” del Trio Mediaeval.

Una bella occasione per tre registi molto amati sia in patria che all’estero. Auguriamo loro un buon Festival e un buon successo di pubblico e critica con le loro nuove sfide cinematografiche.

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