Tiziano Terzani: il ricordo di un cronista dei nostri tempi a dieci anni dalla scomparsa

Paola Boni – 

A dieci anni dalla scomparsa del celebre scrittore di viaggi, Longanesi ricorda la sua vita attraverso la forza delle sue parole

Terzani-Unidea-di-destino

Ormai mi incuriosisce di più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne.”

(Tiziano Terzani – Anam il senzanome. L’ultima intervista a Tiziano Terzani.)

Così parlava nella sua ultima intervista, l’uomo che ha fatto del viaggio la sua vita e della scrittura il suo modo di raccontare la verità incontrata in esso, il giornalista e scrittore Tiziano Terzani.

Scomparso il 28 Luglio di 10 anni fa dopo una lunga malattia, Terzani visse per oltre trent’anni in Estremo Oriente con la sua famiglia, raccontando la Storia con la stessa intensità e forza con cui i suoi occhi l’avevano vista. Non fu molto conosciuto in Italia durante la sua attività giornalistica, ma oggi viene sicuramente annoverato come uno dei massimi scrittori di viaggi del XX secolo.

Chi era dunque Tiziano Terzani?

La sua storia di scrittore ebbe inizio nel 65, quando il suo lavoro per la Olivetti lo portò a mettere piede per la prima volta in Giappone. Durante questo viaggio arrivò a mettere piede in Cina dove rimase affascinato dalla bellezza di Honk Kong. Fu allora che il suo amore per l’Asia emerse in tutta la sua intensità. In seguito venne mandato in Sud Africa dal quale inviò i suoi primi crudi reportage sul paese straziato dall’apartheid al settimanale “L’Astrolabio”.

Da allora il suo desiderio di tornare in Asia lo portò, nel 71, a scrivere come freelance per il tedesco “Der Spiegel” per il quale aprì il primo di tanti uffici in Estremo Oriente. Cominciò così a viaggiare ininterrottamente per il Sud-est asiatico e poi in Vietnam, durante la guerra, dove venne arrestato come sospetta spia degli americani, rischiando la fucilazione. Finalmente nell’80 i suoi viaggi lo condussero alla desiderata Cina, tanto meravigliosa per il suo passato quanto affamata e distrutta dal Maoismo. Il suo coraggio e la verità delle sue parole lo portarono nell’84 a venire prima arrestato per “crimini controrivoluzionari” e poi espulso dal paese e quindi a una profonda depressione dalla quale riemerse solo dopo tanti anni.

E poi ancora la delusione del Giappone occidentalizzato, i viaggi nell’U.R.S.S. per assistere al crollo dell’Impero Comunista e il lungo viaggio del 93 fatto senza prendere aerei per rispettare la nefasta profezia di un indovino, viaggio che lo porterà a descrivere l’Asia in quello che è sicuramente il suo libro più famoso e più tradotto: Un indovino mi disse .

Scelse di ritirarsi nel ’96, ma nonostante questo e la diagnosi di cancro nell’anno successivo, Terzani non perse mai quel coraggio e quella forza vitale che lo avevano sempre spinto a viaggiare. Lo scoppio della guerra in Afghanistan l’11 settembre 2001, infatti, scosse a tal punto il suo animo da portarlo a mettersi in viaggio come agli inizi e a raccogliere una serie di articoli e riflessioni nel volume Lettere contro la guerra(2002)

La sua vita però era animata da un viaggio prima di tutto spirituale. La sua ultima opera, (Un altro giro di giostra – 2004) raccontava proprio l’ultimo atto di quel viaggio, quello intenso oltre la malattia, un’analisi sull’uomo contemporaneo portato ad affrontare l’inevitabile.

Ma anche a dieci anni dall’arrivo di quell’inevitabile, Terzani lascia ancora un segno di sé. Grazie al contributo della moglie Angela Terzani Staude, infatti, Longanesi ha di recente pubblicato “Un’idea di destino”, una raccolta dei diari e lettere che mostrano il Terzani uomo, marito e padre attraverso la forza riflessiva delle sue parole. Un modo per celebrare e ricordare un appassionato cronista dei nostri tempi e un’entusiasta ricercatore della verità immersa in una vita di viaggi non solo fisici, ma anche spirituali.

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