Una visione fugace e tutto cambia: mistero e ambiguità in “La ragazza del treno”

Antonella Cabras –

Tratto dal libro acclamato in tutto il mondo, il 3 novembre la 01 Distribution porterà sugli schermi italiani una storia avvincente e dal finale assolutamente sorprendente

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In “La ragazza del treno” niente è come sembra: la protagonista Rachel ha ragione o mente? Vede davvero certe cose o sono frutto della sua immaginazione? Fin dall’inizio lo spettatore si pone queste domande perché è da subito proiettato in un mondo ambiguo e inquietante.

Il tutto parte dal libro di Paula Hawkins, ex giornalista che nel 2015 ha pubblicato “La ragazza del treno” e ha subito fatto centro, tant’è che il suo Thriller ha riscosso molto successo sia dalla critica che dal pubblico, diventando, in poco tempo un best seller. L’atmosfera cupa e il confine tra realtà e finzione sono trasposti fedelmente nel film, tuttavia ci sono alcune differenze con l’opera originale: la vicenda non è ambientata a Londra, bensì a New York e tutto viene visto solo dal punto di vista di Rachel, mentre nel libro alcuni capitoli raccontavano gli avvenimenti anche con gli occhi di Anna e Megan.

Ma andiamo con calma. La storia parte da uno spunto semplice ma originale nella sua banalità: una ragazza vede qualcosa di strano dal finestrino del treno sul quale viaggia e tutto ciò porterà ad una serie di vicende decisamente imprevedibili.
Devastata dal recente divorzio e incapace di accettare la fine del matrimonio e il tradimento dell’ex marito, Rachel comincia ad osservare dal treno che la porta al lavoro, una coppia (apparentemente perfetta), che vive in una casa vicino alla ferrovia, trasformandola in una vera e propria ossessione. Fino a quando, una mattina, scorge dal finestrino una scena che la sconvolge e si trova improvvisamente coinvolta in un caso misterioso e sconcertante.

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Alla regia Tate Taylor, che già con il bellissimo “The Help” si era cimentato in una trasposizione di un romanzo di successo. “Quando ho visto un altro libro che raccontava una storia dal punto di vista di tre donne sono stato immediatamente interessato”, afferma il regista. “Mi eccitava l’idea di cimentarmi con un thriller. E poi i temi universali della solitudine, della disperazione e della lotta contro la dipendenza mi toccano molto. Era importante affrontarli e ritrarli in modo sincero”.

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Risulta sicuramente fondamentale il ruolo di Rachel, la protagonista del film. Fisicamente l’attrice Emily Blount è lontana dal personaggio descritto nel libro ma riesce comunque a ritrarre una donna distrutta, chiusa nel suo isolamento forzato e allo stesso volontario, ossessionata dalla vita degli altri e decisa a far finire la sua nel vortice dell’alcool. Rachel è una donna ferita che non riesce a riprendersi e cerca di proiettare negli altri la felicità che ha perso e che non riesce più a ottenere.

Le altre due donne, molto importanti ai fini della vicenda, sono Anna e Megan. Anna è la nuova moglie dell’ex marito di Rachel e una presenza alquanto scomoda per la protagonista: la scelta per interpretare Anna è ricaduta sull’attrice svedese Rebecca Ferguson. Megan è invece la donna dalla quale Rachel è ossessionata perché la protagonista vede in lei bellezza e sicurezza, cose che lei stessa ha perso. A Haley Bennett è toccato il ruolo di questa donna tanto bella quanto infelice e inquieta: la perfezione che Rachel pensa di scorgere è una maschera all’infelicità.

Non dimentichiamo ovviamente i due ruoli maschili principali della vicenda. Da una parte abbiamo Tom, l’ex marito di Rachel e attuale consorte di Anna, il quale si ritrova a dover sostenere un equilibrio molto fragile tra le due donne che non possono fare altro che odiarsi. Per questo delicato ruolo è stato scelto Justin Theroux, che abbiamo avuto modo di vedere nell’attuale serie televisiva di grande successo “The Leftovers”.
L’altro protagonista maschile è Scott, interpretato dal talentuoso Luke Evans, un uomo apparentemente facile da capire ma che in realtà ha diverse sfumature difficili da cogliere al primo sguardo.

Il fatto che tutti i personaggi della vicenda non siano poi così sinceri e non mostrino subito le loro personalità rende “La ragazza del treno” un film completamente giocato sulle apparenze, su ciò che sembra reale e non lo è e viceversa: è proprio questo il punto di forza del thriller. Non si tratta solo di scoprire cosa sia effettivamente successo e se la mente di Rachel non stia giocando brutti scherzi, bensì si tratta di capire il labile confine tra Bene e Male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato e arrivare a sbrogliare il bandolo della matassa sarà tanto avvincente quanto difficile. Allo spettatore l’arduo compito!

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