Uno sguardo sul movimento per i diritti degli omosessuali in “Stonewall”

Antonella Cabras 

Dal 5 maggio nelle sale italiane, distribuito da Adler Entertainment il nuovo film di Roland Emmerich su un’importante tematica 

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Come prima cosa, è sicuramente necessario affermare di dover guardare questo film se non si è a conoscenza dei cosiddetti moti di Stonewall del 1969, che a New York diedero il via al movimento per i diritti degli omosessuali. All’epoca vi erano degli attivisti gay che cercavano di proclamare i loro diritti a fronte delle varie leggi discriminatorie che impedivano cose basilari quali l’essere assunti per un lavoro se gay. Il movimento era pacifico ma nel 1969, all’improvviso, dopo una retata della polizia in un locale frequentato da omosessuali, qualcuno prese una bottiglia e la lanciò contro i poliziotti all’urlo di “Gay power” e ciò scatenò una serie di eventi a catena che portarono alla fondazione di numerosi gruppi per il riconoscimento dei diritti civili. Non fu solo una lotta per i diritti dei gay ma contro le imposizioni di ogni genere e si legò soprattutto al movimento anti-Vietnamn di quegli anni.

La vicenda è raccontata dal punto di vista di Danny, un ragazzo che è stato cacciato di casa dal padre dopo essere stato sorpreso con un amico e che approda a New York per frequentare il college. Nella Grande Mela, Danny incontra Ray e il suo gruppo di “ragazze”: gay, trans e drag queen che vivono per lo più di espedienti e prostituzione ma incontra anche Trevor, un attivista che vuole dare peso politico ai diritti civili per gli omosessuali.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Fu la prima volta in cui i gay dissero basta”, spiega EmmerichNon lo fecero attraverso pamphlet o incontri; presero invece delle bottiglie di birra e le tirarono ai poliziotti. Sono convinto del fatto che i cambiamenti politici di maggiore rilevanza comportino sempre degli atti di violenza; sono fatti collegati. Se guardiamo ai movimenti per i diritti civili, a Selma e ad altri eventi di questo genere, è sempre la stessa storia. La società cambia solamente se qualcuno usa violenza. Stonewall è stata la prima volta in cui i gay si opposero, e lo fecero alla loro maniera”. Emmerich ha cercato di attirare l’attenzione sul tema degli omosessuali perché nonostante nella nostra società siano cambiate molte cose in modo positivo vi è ancora tanta strada da percorrere per arrivare ad una piena consapevolezza per l’uguaglianza dei diritti.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Il regista afferma: “Mi è venuta in mente una storia completamente inventata. Volevo, però, che fossero presenti anche personaggi realmente esistiti”. Importante il ruolo di Danny, qui affidato al giovane attore britannico Jeremy Irvine (già visto in War Horse) e proprio Danny è il personaggio inventato, anche se realistico: è il classico ragazzo ingenuo che si sente sperduto e solo ma capisce di poter e dover reagire per migliorare le cose. “Quando ho finito di leggere la sceneggiatura, avevo i brividi. Non riuscivo a togliermela dalla testa”, spiega Irvine. “Non ho avuto dubbi in merito: si trattava dell’opportunità unica di interpretare un ruolo al servizio di un regista che ammiro profondamente, potendo fare affidamento su una sceneggiatura divertente e commovente allo stesso tempo, scritta in modo ineccepibile e diversa da qualsiasi altra proposta avessi mai ricevuto”.
Il personaggio di Danny è funzionale alla storia perché riesce a far evitare la retorica che spesso connota i film che trattano importanti tematiche ed è un personaggio nel quale ci si riesce facilmente ad identificare, con la sua aria pulita e la sua disperazione nel non riuscire a trovare un posto nella società.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Importante al fianco di Danny è Ray/Ramona interpretato da Jonny Beauchamp: quanto Danny è sobrio è timido, tanto Ray è estroverso e appariscente ma Danny riesce a scorgere il vero Ray sotto la corazza da ragazzo vissuto della strada. Ray si prostituisce, adora Judy Garland (all’epoca icona venerata dai gay) e sogna di trasferirsi e cambiare vita, ma sa che i suoi sono solo sogni destinati a rimanere tali. L’incontro con Danny cambierà il suo modo di vedere le cose e prenderà consapevolezza dei suoi diritti in modo graduale.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Beauchamp riesce a ricreare il personaggio più intenso della vicenda ed è grazie a lui che nella pellicola si assiste a diversi momenti commoventi e profondi, come quando Ray farà un discorso sulle sue illusioni e i suoi sogni spezzati che non lo porteranno mai via dalla strada e dal suo squallore. Beauchamp confessa che la scena più difficile da girare è stata quella in cui Ray deve fare i conti con la sua solitudine: “La seconda scena nell’hotel, in cui sono appena stato preso a botte, violentato e usato, è il momento in cui Ray viene annichilito”.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Importante ricordare sicuramente il personaggio di Trevor Nichols intepretato da Jonathan Rhys Meyers, un gay maturo con cui Danny ha una relazione e a cui si affeziona. “Non è il tipo di gay la cui omosessualità è evidente”, afferma Rhye Meyers. “Non è particolarmente fedele: gli piace andare a letto con altri uomini, senza essere effemminato. Rappresenta l’altra faccia della medaglia dei gay americani, quelli a cui avresti dovuto chiedere delucidazioni riguardo alla loro sessualità”. Jonathan Rhye Meyers coonosceva già i disordini di Stonewall prima di leggere la sceneggiatura: “Avevo girato Velvet Goldmine con Christine Vachon, che aveva già realizzato un film su Stonewall. Sapevo già di questa storia e avevo degli amici che avevano partecipato alla sommossa”.
Trevor punta molto sul suo apparire nella norma, non appariscente perché pensa che solo così i gay verranno meglio accettati dalla società ma Danny non ci sta e preferisce che ognuno sia libero di esprimersi e vestirsi come meglio crede e che la società bigotta e ipocrita (visto che molti uomini sposati approfittano dei ragazzi che si vendono per strada), debba accettare tutti in modo incondizionato.

" STONEWALL " Photo by Philippe Bosse
” STONEWALL “
Photo by Philippe Bosse

Film come “Stonewall” sono importanti poiché possono aiutare ad aprire gli occhi su una realtà purtroppo ancora retrograda. Certo, sono stati fatti dei passi avanti nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili ma la strada da percorrere è ancora lunga in una società dove la mentalità è ancora legata a molti pregiudizi e stereotipi e dove il termine “gay” è ancora indice di insulto. Poche persone sanno che il movimento LGBT è nato da Stonewall e che quello che celebrano durante il gay pride sono questi disordini quindi ben venga il film di Emmerich e siamo certi che gli spettatori non rimarranno delusi.

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