Viaggio nella storia del Carnevale Italiano

Federica Spagone – 

Viaggio tra le immagini e le tradizioni dei Carnevali storici d’Italia alla scoperta delle origini della festa 

Il carnevale di Putignano nel 1957
Il carnevale di Putignano nel 1957. Un carro allegorico

Carri allegorici, maschere, feste, balli e buon cibo, queste sono le immagini che caratterizzano il Carnevale, ma quali sono le origini di una festa così sentita in tutta Italia?
Secondo il cattolicesimo il periodo del Carnevale precede la Quaresima: il martedì Grasso ( a cui segue il mercoledì delle Ceneri), rappresenterebbe l’ultimo giorno di grandi bagordi prima della penitenza, in vista delle festività pasquali. Tuttavia, il Carnevale, ha origini ben più antiche e affonda le sue radici nell’antica Roma. Proprio in questo periodo, infatti, veniva celebrata la fecondità della terra che avrebbe dovuto risvegliarsi dopo il sonno invernale. Grandi riti propiziatori volti alla fertilità della natura e degli uomini, erano conditi già da risa e danze. Proprio al riso, veniva attributo il potere di sconfiggere la morte e il lutto poiché, in questo periodo si celebravano anche i riti funebri per le divinità del mondo sotterraneo e il passaggio dall’inverno alla primavera si credeva premettesse il contatto con l’aldilà. Anche i balli avevano, ovviamente, un risvolto sacro ed erano dedicati alle divinità della terra. In sostanza, la danza, il riso e l’amore santificavano l’eterno ritorno della primavera. Durante i Saturnali (che si svolgevano a dicembre e a febbraio), era anche usuale lo scambio dei ruoli, indossando maschere e abiti inusuali. Con l’avvento del cristianesimo il Canevale continuò a essere celebrato, mantenne molte delle sue tradizioni, ne sviluppò di nuove, ma perse il suo contenuto magico e rituale.

In Italia i carnevali storici sono numerosi e tutti caratterizzati da celebrazioni legate al territorio e maschere allegoriche legate alle tradizioni. Ogni carnevale ha la sua storia e la sua leggenda, scopriamo insieme alcuni dei più caratteristici.

Il carnevale di Putignano nel 1954
Il carnevale di Putignano nel 1954

Uno dei carnevali più antichi d’Europa e il più lungo, è il Carnevale di Putignano in Puglia. La storia vuole che le celebrazioni ebbero origine nel 1394, quando a Putignano giunsero le reliquie di Santo Stefano. Alcuni contadini per celebrarne l’arrivo si unirono al corteo con danze, balli e rime baciate brandendo le loro zappe. Nacquero così le celebrazioni delle Propaggini che ancora oggi caratterizzano questo carnevale e ne decretano l’inizio.

la maschera di Farinella, negli anni ha subito un'evoluzione del suo costume
la maschera di Farinella, negli anni ha subito un’evoluzione del suo costume

La maschera tipica del Carnevale di Putignano è Farinella, un giullare che prende il nome dall’omonimo piatto tipico (uno sfarinato di ceci e orzo tostati con l’aggiunta di sale). Anticamente presentava un costume blu e rosso (i colori dello stemma della città), con un cappello a tre punte ricordando i tre colli su cui sorge la città. Ogni anno la sfilata dei carri allegorici ha un tema portante che caratterizza tutti gli allestimenti e quest’anno sfileranno “i sette vizi capitali”.

Una maschera del Carnevale di Venezia
Una maschera del Carnevale di Venezia

Impossibile non citare il Carnevale di Venezia, sicuramente uno dei più famosi a livello internazionale e uno dei più antichi. La sua prima testimonianza risale al 1094, quando, in un documento del Doge Vitale Falier riguardante i divertimenti pubblici, il vocabolo “Carnevale” venne citato per la prima volta. Nel 1296, venne pubblicato un editto del Senato della Repubblica, in cui il Carnevale di Venezia fu dichiarato una festa pubblica. Durante la Repubblica della Serenissima, l’istituzione del Carnevale, concesse alla popolazione un periodo dedicato interamente al divertimento e ai festeggiamenti (riprendendo il concetto dell’antica Roma di “Panem et Circenses”). In questo periodo, grazie alle maschere che garantivano l’anonimato, le divisioni sociali venivano livellate ed era tollerata anche la pubblica derisione delle autorità e dell’aristocrazia. Molte sono le maschere tradizionali veneziane ed alcune hanno origini antichissime come La BàutaLa Moretta e il Mattacino. Grazie al teatro di Goldoni, le maschere più popolari della Commedia dell’Arte entrarono di diritto a far parte delle figure tradizionali del Carnevale non solo veneziano ma italiano: Pantalone, Arlecchino, Colombina Arlecchino e Pulcinella. Nel corso degli anni le maschere veneziane si sono arricchite di dettagli e sono diventate sempre più maestose e pompose e tutt’oggi rappresentano il simbolo della fastosità della Serenissima.

Immagine storica del Bacanàl del Gnoco
Immagine storica del Bacanàl del Gnoco

Tuttavia, in Veneto, il Carnevale di Venezia non è il solo ad essere storicamente rilevante. Il Carnevale di Verona, detto “Bacanàl del Gnoco”, è tutt’ora uno dei più legati alla tradizione e la sua istituzione ufficiale risale al 1531. Secondo la leggenda, il fondatore fu Tommaso Da Vico, un facoltoso medico veronese che durante una grande carestia, placò i tumulti del quartiere San Zeno, facendo in modo che venissero distribuiti pane, vino, burro, farina e formaggio (alla base della ricetta degli gnocchi, semplice piatto dell’alimentazione popolana). Si dice che, addirittura, nel suo testamento, Da Vico lasciò un’ingente somma di denaro affinché, ogni anno, nel venerdì grasso, in dialetto “Venardì Gnocolar”, venissero distribuiti agli abitanti di San Zeno, gnocchi e vino in quantità.

Immagine storica del Bacanàl del Gnoco. Il Papà de' Gnoco
Immagine storica del Bacanàl del Gnoco. Il Papà de’ Gnoco

In ricordo dell’episodio nacque la maschera di Papà de’ Gnoco (la più antica maschera d’Italia e d’Europa di cui si abbiano dei documenti certi). Rappresentato come un uomo anziano con una lunga barba bianca, vestito di broccato nocciola e mantello, con una tuba rossa a cui sono attaccati dei sonagli, ha come scettro una grande forchetta dorata, in cui è infilzato uno gnocco di patata. La figura, ancora oggi, guida la sfilata delle maschere cittadine distribuendo gnocchi alla popolazione e interpretarlo è un privilegio. La prima domenica del mese che precede la sfilata, infatti, in piazza San Zeno, si tengono le pubbliche elezioni per decidere il cittadino prescelto. Nella sfilata, il seguito del Papà de’ Gnoco è costituito dai Macaroni, i suoi sostenitori nella campagna per la sua elezione. Questo Carnevale, sentitissimo localmente, è decisamente caratteristico da vedere.

Immagine storica del Carnevale di Ivrea e della Battaglia delle Arance
Immagine storica del Carnevale di Ivrea e della Battaglia delle Arance

Spostandoci in Piemonte, un Carnevale storico decisamente particolare, è quello di Ivrea, in cui viene celebrata una vera e propria rievocazione storica che culmina in una grande battaglia. La leggenda narra che intorno al 1200 un barone, responsabile della povertà della città, venne sconfitto grazie alla ribellione della figlia di un mugnaio (Violetta). La giovane appena sposata (con Toniotto), non volle sottostare allo “jus primae noctis” imposto dal tiranno. Salita al castello decapitò il Barone e accese la rivolta popolare che si concluse con la distruzione dell’edificio, che non fu mai più ricostruito, e con la l’istituzione del libero Comune.

Immagine storica del Carnevale di Ivrea, la maschera Abbà interpetata da bambini che assumevano idealmente il controllo del libero comune durante il periodo festoso.
Immagine storica del Carnevale di Ivrea, la maschera Abbà interpetata da bambini che assumevano idealmente il controllo del libero comune durante il periodo festoso.

La Battaglia delle Arance è il momento topico del carnevale e rievoca questa ribellione. In questo scontro, il popolo è rappresentato da nove squadre a piedi, gli aranceri (Picche, Morte, Tuchini, Scacchi, Arduini, Pantere, Diavoli, Mercenari e Credendari), che combattono contro le armate del Feudatario, i tiratori sui carri trainati da cavalli. L’utilizzo delle arance risale all’Ottocento, mentre nel Medioevo, venivano utilizzati i fagioli (si dice che il feudatario fosse solito donare una pignatta di fagioli alle famiglie povere e che quest’ultime, per disprezzo, li gettassero per le strade).

Immagine storica del Carnevale di Ivrea. La Mugnaia
Immagine storica del Carnevale di Ivrea. La Mugnaia

Il personaggio più importante dello Storico Carnevale di Ivrea è la Mugnaia, interpretata ogni anno, da una diversa cittadina eporediese (deve essere sposata proprio come Violetta) ed è tradizionalmente vestita di bianco e adornata col tricolore italiano, in riferimento alle rivoluzioni risorgimentali. In segno di partecipazione alla festa tutti i cittadini ed i visitatori, a partire dal Giovedì Grasso, indossano il Berretto Frigio, un cappello rosso che rappresenta l’adesione ideale alla rivolta. Il Carnevale di Ivrea è un evento decisamente eccezionale che porta tutti gli anni migliaia di curiosi ad assistere alla battaglia.

Immagine storica del Carnevale di Mamoiada. Mamuthones
Immagine storica del Carnevale di Mamoiada. Mamuthones

Tra i tanti Carnevali storici italiani è d’obbligo ricordare anche il Carnevale di Mamoiada in Sardegna, detto “La Danza dei Mamuthones“, una delle manifestazioni folcloristiche più antiche e importanti dell’Isola. Le sue origini sono oscure ma riconducibili all’età nuragica e le maschere principali sono i Mamuthones:  vestiti di pelli ovine e con il volto coperto da una maschera nera dai rozzi lineamenti, portano sulla schiena i “sa carriga”, dei grossi campanacci dal peso di circa 30 kg, legati con cinghie di cuoio, mentre al collo portano delle campanelle più piccole. I loro guardiani sono gli Issohadores, vestiti con una blusa rossa, una maschera bianca, un copricapo detto “Sa Berritta”, dei pantaloni bianchi detti “carzas” e un piccolo scialle chiamato “s’issalletto”.

le maschere sono immutate nel tempo e mantengono il loro aspetto preistorico
le maschere sono immutate nel tempo e mantengono il loro aspetto originario

A queste maschere si riconosceva il potere di influire sulle sorti dei raccolti e sulla sopravvivenza, per questo motivo, nonostante l’aspetto spaventoso, la loro visita era gradita e per ottenere il loro aiuto, venivano offerti cibi e bevande. Questa manifestazione è vista come una vera e propria cerimonia solenne, ed è ordinata come una processione. Prima della sfilata avviene il rito della vestizione in cui l’uomo si trasforma di fatto in bestia. Successivamente ha inizio la vera e propria danza, in cui  i Mamuthones, disposti in due file parallele, fiancheggiati dagli Issohadores, si muovono molto lentamente curvi sotto il peso dei campanacci, il tutto è scandito da un ritmo ben preciso. Gli Issohadores all’improvviso lanciano la loro fune, detta “sa soha”, per catturare qualcuno dei presenti e questi ultimi, per liberarsi, offrono loro da bere. Questo evento ha decisamente un fascino antico e ha mantenuto immutato negli anni il suo significato più arcaico, per questo attira tutti gli anni migliaia di turisti.

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