Wilbur Smith torna nell’antico Egitto con “Il Dio del Deserto”

Paola Boni –

Wilbur Smith torna in libreria con un nuovo volume del suo ciclo di romanzi egizi

Il-dio-del-deserto300dpi-675x1024Era il 1993 quando il celebre scrittore zambiano Wilbur Smith pubblicò “Il Dio del Fiume“, primo volume del suo celebre ciclo di romanzi,  a cui sono seguiti “Il Settimo Papiro” (1995), “Figli del Nilo” (2001) e “Alle fonti del Nilo” (2007). Con oltre 122 milioni di copie vendute al mondo (di cui 23 milioni solo in Italia), e libri pubblicati in 36 diversi paesi, Wilbur Smith è sicuramente uno degli scrittori più conosciuti al mondo e i suoi “romanzi egizi” formano senza ombra di dubbio una delle sue saghe più amate e apprezzate. Un viaggio che ha accompagnato milioni di lettori lungo le rive del grande Nilo, un’avventura ripartita nel 2014 con la pubblicazione da parte di Longanesi Editore de “Il Dio del Deserto”.

Con questo nuovo romanzo torna anche uno dei personaggi più affascinanti creati da Smith: Taita il mago. Il medico. Il poeta, il consigliere intimo del faraone Mamose e poi del figlio, Tamose. Taita, l’uomo che regge nell’ombra le sorti dell’Egitto. Non c’è pace per lui, tanto più ora che ha avuto anche l’arduo compito di occuparsi, come tutore e mentore, delle due vivaci figlie dell’amata regina Lostris. Tehuti e Bakatha, così intelligenti, passionali e così uguali alla madre, di cui Taita è stato amante spirituale e di cui ha raccolto le ultime parole sul letto di morte. A complicare la non facile situazione si aggiungono gli affari di stato e la minaccia degli Hyksos. Che hanno ormai invaso il delta del Nilo. Costringendo il faraone a ritirarsi nel sud del paese. Per tentare di scacciarli Taita dovrà chiedere l’appoggio del re di Creta, il potente Minosse. Ma ogni alleanza vuole un pegno in cambio. E il pegno è un sacrificio estremo per Taita. A malincuore parte su una flotta diretta a Creta, che porta in dono a Minosse due vergini, Tehuti e Bakatha. Ma le due giovani, più inclini alle regole del cuore che alla ragion di stato, si innamorano del luogotenente di Taita e di un soldato della flotta e il sacerdote teme che le trattative con Minosse possano saltare. Tra mille peripezie, avventure e visite a luoghi esotici e pieni di meraviglie, come Babilonia e Sidone, Taita riesce finalmente a sbarcare a Creta. Ma minacce ancora più imponenti incombono sul suo destino…

Come sempre, Smith riesce a trascinare i lettori indietro nel tempo con una ricostruzione estremamente vivida dell’Antico Egitto, dei suoi luoghi e degli usi e costumi di quel regno fatto di tradizioni, storia e cultura. Le sue descrizioni sono precise, ma allo stesso tempo così realistiche e ben fatte da dare l’impressione di poter sentire il torrido calore del deserto ed essere parte del mondo in cui si muovono gli straordinari personaggi da lui creati. Essi infatti sembrano quasi prendere vita all’interno della storia, in un caleidoscopio di personalità ben delineate descritte attraverso gli occhi di Taita.

Proprio Taita però, voce narrante della vicenda, a volte risulta essere un po’ troppo autoelogiativo, eccessivo nella sua sicurezza tanto da risultare quasi irritante. Questo suo “eccesso di perfezione” rischia a tratti di spezzare l’empatia che si crea col personaggio durante la lettura se non fosse che, proprio questa sua sicurezza, mette in qualche modo in risalto gli errori e le insicurezze che si trova ad affrontare, imperfezioni che lo rendono molto più umano e molto più vicino al lettore.

A delle magistrali descrizioni e a personaggi di forte impatto, si unisce una trama dal ritmo serrato, ben costruita e capace di coinvolgere il lettore impedendogli di staccare gli occhi dal libro. Proprio uno dei punti chiave della storia (sebbene non influente nella trama principale) è la scoperta di Taita della propria natura semidivina attraverso l’incontro con una misteriosa e affascinante Dea. O almeno così fa credere Wilbur Smith. L’autore infatti descrive l’incontro tra Taita e la Dea come una sorta di viaggio onirico della cui veridicità nemmeno lo stesso Taita è sicuro e che lascia il lettore nell’incertezza e nel dubbio. Sebbene brevi apparizioni successive lascino pensare che l’incontro tra i due sia avvenuto realmente, il lettore rimane inevitabilmente con un piccolo tarlo, un dubbio che lo porta a chiedersi se ci saranno ulteriori rivelazioni sulle origini di Taita in un romanzo successivo.

Un libro che apre le porte di un mondo antico, consigliato vivamente a tutti gli appassionati dei romanzi di ambientazione storica e a agli amanti delle avventure dal ritmo intenso.

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