Woody Allen e la filosofia in “Irrational Man”

Antonella Cabras –

Il 16 dicembre arriva nelle sale cinematografiche italiane la nuova fatica del geniale Woody Allen, film distribuito dalla Warner Bros. Pictures con un cast stellare

locandina

Conoscitori di Woody Allen, sappiate che in questa nuova pellicola del regista americano più europeo della settima arte (presentata all’ultimo Festival di Cannes), ci sono ancora più ragionamenti filosofici ed elucubrazioni che non nei suoi film precedenti e giustamente è così, visto che il protagonista è un docente di filosofia all’università.

Già da quando ero molto giovane e per chissà quale motivo, sono sempre stato attratto da ciò che la gente chiama le grandi domande” dice il regista “Nel mio lavoro sono diventate soggetto sul quale scherzare nel caso di commedie, oppure motivo di confronto nel caso di film drammatici”.

Il profondo interesse di Allen verso la filosofia è risultato essenziale per il suo lavoro, ispirandolo a usare numerosi libri seri sull’argomento nei suoi film. “Non credo di aver scritto o portato in scena alcunché di originale dal punto di vista filosofico, sono soltanto il semplice prodotto dei filosofi che ho avuto modo di leggere. Penso che la maggior parte della gente possa affermare che ci siano temi filosofici coerenti in quasi tutti i film che ho realizzato nel corso degli anni. Ma queste sono solo frutto delle mie ossessioni, incentrate su problemi a cui la maggior parte degli uomini pensa da sempre. Provo interesse per realtà depresse che si annidano in me. In realtà si annidano in ogni artista o pensatore in tutti i sensi, ma io le affronto dal mio personale punto di vista”.

Vediamo la trama.

Abe Lucas (Joaquin Phoenix), è un professore di filosofia, depresso e con spiccate tendenze autodistruttive; dopo la recente separazione dalla moglie, accetta una cattedra presso l’università di un piccolo centro, pur cosciente che il cambiamento di vita non sarà sufficiente a ridare un senso alle sue giornate. Abe ha perso il gusto per tutte quelle piccole gioie che rendono la vita degna di essere vissuta: viaggiare, sorridere, fare l’amore, e né l’incontro con l’intraprendente Rita (Parker Posey), collega frustrata da un matrimonio al capolinea, né l’amicizia con la bellissima ed infatuata studentessa modello Jill (Emma Stone), riescono a far scattare nell’uomo la molla per ritrovare la voglia di vivere. Ulteriormente demoralizzato dalla consapevolezza della futilità delle stesse teorie alle quali ha dedicato l’esistenza, Abe sente il disperato bisogno di un progetto che gli restituisca motivazione, come far qualcosa per migliorare la vita degli altri. Quando, origliando casualmente una conversazione, viene a sapere di un giudice in città corrotto e responsabile di tremende ingiustizie, la decisione è già presa: ucciderà quell’uomo per migliorare il mondo liberandolo da una piccola ma significativa percentuale di male, ritrovando in questa rivoluzione personale il senso della propria esistenza.

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Torna la nuova musa di Woody Allen, ossia la talentuosa Emma Stone. “Emma irradia intelligenza” dice Allen. “Ha una gamma di interpretazioni incredibile, molto divertente alla bisogna e intensamente drammatica quando serve”.

Dal canto suo, l’attrice afferma: “Quando ho letto il copione, mi ha suscitato numerose domande riguardo la moralità. Abe non vive seguendo le regole del mondo e Jill prova a capire quanto in là pu spingersi. Mi è piaciuto anche il fatto che la sceneggiatura esplori i temi della casualità e del fato, presenti anche in Magic in the Moonlight ed in molti altri suoi film”. Grazie ad Abe, Jill si scuote, riscopre i piccoli piaceri della vita, anche se tentando di aiutare l’uomo forse non si accorge di incappare lei stessa in un buco nero dal quale difficilmente farà ritorno.

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Per quanto riguarda il personaggio maschile, interpretato perfettamente da Joaquin Phoenix, lo spettatore assiste alla svolta inaspettata della vita di quest’uomo. Abe è un po’ l’alter ego del regista: tormentato, inquieto, sempre alla ricerca di risposte. Allen afferma in merito: “Ciò che succede ad Abe è che la bruttezza e il dolore dell’esistenza e le debolezze della gente lo hanno logorato. Crede di essere un totale fallimento perché non è mai stato capace di lasciare il segno. Ha scritto numerose pagine erudite stimolando gli altri professori e gli studenti alla discussione. Ma ha raggiunto un punto in cui di tutto ci non gliene importa più nulla”. Se da un lato Abe vive con la reputazione di uomo carismatico ed eccentrico, l’intensità della sua tristezza è inaspettata. Sorprende la classe informandola che molta della filosofia non è altro che un vuoto sproloquio che non risponde alle domande della vita reale (e qui probabilmente c’è tutto Allen). Basti citare una frase detta dal protagonista: La filosofia è soprattutto una serie di masturbazioni verbali.

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Parker Posey dà vita a Rita, professoressa di scienze che vive un matrimonio infelice. “Rita è una donna che si sente soffocata e in trappola” dice la Posey. “L’insegnamento non le procura soddisfazioni; beve troppo, fuma spinelli e sogna ad occhi aperti una vita diversa, buna vita più soddisfacente ed appassionata”.

Così come per molti dei suoi film drammatici più intimi, Allen ha girato in cinemascope: “Molto spesso ritengo che le piccole storie rendono meglio se proiettate in cinemascope, contrariamente a quanto sostenuto da molti che sono convinti sarebbe meglio utilizzarlo per film come i Western o film di guerra”.

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Il nuovo film di Woody Allen è molto elegante e quasi retrò con dialoghi brillanti e con tanta, tantissima ironia che ovviamente condisce il tutto. Come al solito, i personaggi arrivano a soluzioni estreme per cercare di ritrovare loro stessi per poi perdersi in ingranaggi più grandi di loro. Ma dopotutto, così sono gli uomini, sempre in cerca di risposte fallaci, dimenticando che spesso fanno le domande sbagliate. Alla fin fine, la cosa migliore è apprezzare le piccole cose e Allen lo spiega nel suo solito modo irriverente e malinconico che da sempre caratterizza il suo personalissimo cinema.

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