Un inedito sguardo sull’Olocausto con “Il viaggio di Fanny”

Antonella Cabras –

In uscita nelle sale italiane solo il 26 e 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, distribuita dalla Lucky Red, un’intensa storia vera ambientata al tempo dell’occupazione nazista in Francia

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Un tema delicato come quello dell’Olocausto è legato a tantissime storie, alcune più conosciute di altre e il cinema dà una mano a scoprire le piccole e grandi vicende che non sono note alla grande Storia ma che contribuiscono a sollevare continuamente il velo su una delle pagine più tristi dell’umanità.

Il viaggio di Fanny si inserisce nella lunga schiera di tristi storie ambientate negli anni ’40 in Europa e questo film lo fa mostrandoci il tutto attraverso gli occhi dei bambini ebrei francesi. “Volevo raccontare la storia di chi è costretto a crescere velocemente“, confida la regista Lola Doillon. “E il cuore del film è costituito proprio dal passaggio dall’infanzia all’adolescenza e dalle esperienze emotive di questi giovani eroi: l’angoscia derivante dalla separazione, la paura”.

Il Viaggio di Fanny è la storia vera della tredicenne Fanny Ben-Ami e delle sue sorelle, lasciate dai genitori in una delle colonie francesi destinate a proteggere i minori dai rischi della guerra. Lì conoscono altri coetanei e con loro, quando i rastrellamenti nazisti si intensificano e inaspriscono, sono costrette alla fuga. Questi bambini dovranno fare appello a tutta la loro forza interiore e al loro coraggio per affrontare pericoli e peripezie nel tentativo di raggiungere il confine svizzero e salvarsi. Dovranno fare i conti con la fame, con il freddo, con l’odio dei nemici, ma incontreranno talvolta persone disposte a proteggerli anche a rischio della propria vita. Anche nelle difficoltà più ardue e nella paura riusciranno però a conservare il loro essere bambini, imparando ad essere indipendenti e scoprendo il valore della solidarietà e dell’amicizia.

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La vera Fanny ha raccontato la sua storia in un libro autobiografico e quando l’autrice e la regista Doillon si sono incontrate è nata l’esigenza di raccontare questo capitolo sconosciuto ai più.
Il progetto è servito a Lola Doillon anche per raccontare un periodo difficile della nostra Storia ai ragazzi più giovani. “Molti di loro“, afferma, “ancora non conoscono o, secondo la loro età, sanno poco di questo periodo e intanto gli ultimi testimoni stanno invecchiando e spariscono un po’ alla volta“.

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I piccoli attori che compongono il cast formano il nucleo portante della pellicola: i ragazzi, infatti, riescono a dar vita a dei personaggi realistici e lo fanno con grande delicatezza nonostante il tema trattato sia molto cruentoLéonie Souchaud interpreta Fanny e prima di questo film non aveva alcuna esperienza come attrice.”È stato fantastico constatare come questa ragazzina avesse la stessa forza, la stessa intelligenza e lo stesso coraggio del personaggio che avrebbe interpretato“, afferma la regista.

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Il viaggio di Fanny non ha bisogno di mostrare grandi scene di combattimenti o bombardamenti per far captare allo spettatore l’orrore della guerra. La violenza sta tutta negli sguardi dei bambini in fuga costretti da una realtà che forse non capiscono del tutto e dalla quale si ritrovano mossi come se fossero dei burattini, costretti a compiere delle scelte estreme. Il film serve per tenere sempre viva la memoria e per scoprire un ulteriore evento da salvare all’oblio.

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